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Partigiani, Costituzione e Festa della Repubblica

Giu 9th, 2016 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

lettera 1Che la riscoperta della Resistenza in forma così celebrativa e pomposa, come avviene in questi tempi, nasconda e rappresenti una seria necessità dello Stato e dei suoi organi politici di “serrare le fila” e di individuare un collante per i mille frammenti ideologici che sconvolgono società e politica odierne, è un sospetto che mi attanaglia da tempo.

Mi convinco, sempre più, quindi, come questa sia l’ora peggiore per l’affermazione della verità storica. Quando, con toni troppo alti, si alza lo squillo dei tromboni, si intuisce come questi, aggrappati all’esaltazione di valori assai evanescenti, non abbiano più fiato per sostenere le proprie azioni. Le evidenziazioni, pesanti come non mai, su Resistenza, Partigiani, Bandiera e Costituzione ed il disinteresse generale in cui cadono tali forzature fanno capire quanto sia scarsa la saldatura tra il potere, che con le evocazioni rincorre il consenso ed il popolo che, invece, invoca concretezza. Rispolverare il vecchio e sgualcito cappotto dei partigiani, (con cui è stata impropriamente vestita sinora la Costituzione italiana), risulta, pertanto, essere un tentativo debole, quanto poco incisivo, di salvare il vapore. Come tentativo, però, è anche criticabile, perchè basato su un racconto storico rimaneggiato e parziale, (parziale, non solo in quanto di parte, ma anche perchè incompleto nel racconto di atti e misfatti).

Non è che io consideri in negativo ogni riferimento ai partigiani, o condanni qualsiasi aspetto della Resistenza; ci mancherebbe! Assegno alcuni meriti (pochi e datati) persino ai sindacati, specialisti nel sabotaggio economico; figurarsi, pertanto, se non possa concedere un “tot” di sincero lustro persino ai resistenti! Siccome, però, la memoria storica fa parte della verità, ciò che reputo scorretto ed ipocrita è il negare, anche solo nascondendole, le ingiustificate crudeltà commesse dai “combattenti per la libertà”, come se non fossero proprio mai state compiute. Se la resistenza fu rappresentata da eroi e da presunti tali, non nascondiamoci che ebbe, infatti, anche interpreti ladri ed assassini.

Oggi, questi secondi sono indistintamente celebrati e premiati assieme ai primi, da uno Stato afflitto da un imbarazzante (non per tutti) “mal desmentegon” (amnesia senile). Dimenticare che ci sia stato chi diede sfogo ai propri insani istinti e rancori, è la dimostrazione di come il negazionismo non sia albergante solo presso un’unica parte politica, ma sia un vizio insistente a 360° tra vinti e vincitori.

Condanne e sentenze improprie sono state eseguite non solo durante, ma anche a guerra conclusa, da pseudo tribunali improvvisati ed illegittimamente autoreferenziali, che mai hanno sanzionato invece: furti, rapine, razzie, stupri, uccisioni sommarie di uomini, donne, fanciulli e religiosi, commessi dai propri sodali e compari. Impuniti sono rimasti anche gli scontri tra partigiani e partigiani delle diverse fazioni, impegnati ad affermare la supremazia del proprio gruppo, piuttosto che a combattere il nemico vero. Questo è uno dei motivi per cui disapprovo la incondizionata assegnazione di medaglie a tutti i partigiani, o presunti tali. Questa va infatti a premiare tanto il valore, quanto lo squallore.

Perchè poi non assegnare una medaglia (costerebbe poco in termini finanziari, di più, forse, come ammissione di errore) anche ai discendenti delle vittime dirette ed indirette della resistenza, in un atto di misericordioso pentimento che impegni ed aiuti a dissolvere la pesante coltre di ipocrisia ed infamia che, a macchia di leopardo, ristagna da settant’anni sul richiamo alla Resistenza inserito nella Costituzione. Figurarsi! Ma, d’altronde, cosa aspettarsi, se non delusioni e bugie, da uno Stato nato sull’ inganno e sui tradimenti?

Paolo Bampo – Limana (BL)

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