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Esposto in Procura del M5S sui nuovi Pfas a catena corta: “I vecchi filtri non servono, questi composti si depositano direttamente negli organi vitali”

Mag 27th, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

5-stelle-beppe-grillo-130x130Il Movimento 5 Stelle ha depositato oggi in Procura a Venezia un nuovo esposto sull’emergenza legata alla presenza dei Pfas nelle acque venete. A Venezia sono giunti i parlamentari Marco Brugnerotto e Silvia Benedetti, il capogruppo M5S in consiglio regionale, Jacopo Berti, il consigliere regionale Manuel Brusco, il sindaco di Sarego, Roberto Castiglion e la consigliera comunale di Montecchio, Sonia Perenzoni. L’esposto è stato sottoscritto anche da Medicina Democratica e dall’associazione La Terra dei Pfas.

Il nuovo esposto è stato reso necessario dalle novità riguardanti le azioni intraprese per il contenimento delle sostanze perfluoroalchiliche: dalle perizie e dagli studi più recenti risulta infatti che i filtri a carboni attivi utilizzati oggi non trattengono i nuovi composti a 4, 5 e 6 atomi, che sono prodotti tuttora dalla Miteni in sostituzione dei vecchi composti a 8 atomi Pfoa e Pfos.

“Questa nuova produzione e l’impossibilità, con le attuali tecniche di bloccarli, cambieranno lo scenario futuro delle nostre acque – dicono i 5 Stelle – se non si investe oggi in ricerca e non facciamo oggi prevenzione, ci troveremo con l’aumento esponenziale dei nuovi composti a catena corta in particolare nelle acque potabili”.

Tali composti, come rilevato dai più recenti studi in materia, si accumulano direttamente negli organi vitali degli esseri viventi come fegato, polmoni, reni e cervello.

L’esposto è stato presentato a Venezia in quanto i Pfas sono arrivati a lambire il mare, le foci dei fiumi veneti e la laguna di Venezia. L’esposto, completo di perizie tecniche, fornisce vari elementi per poter procedere in modo certo nei confronti di chi ha inquinato e sta tutt’ora inquinando e di chi non ha controllato.

“La Miteni corre ai ripari adesso, dopo che noi abbiamo fatto scoppiare lo scandalo – spiega Berti – e lo stesso fa una Regione che, dopo anni di immobilismo, è arrivata a minacciare di denunciarci per procurato allarme”.

“Ci chiediamo – gli fa eco Brusco – quanti soldi stiano spendendo da anni i cittadini, tramite le bollette dell’acqua, per pagare dei filtri che in realtà non sono adatti a bloccare questi nuovi composti. Tanto alla fine paga sempre Pantalone”.

“I nuovi composti a catena corta – spiega Brugnerotto – si depositano direttamente negli organi vitali, come cervello, fegato, reni e polmoni, quindi sono potenzialmente più pericolosi dei Pfas a catena lunga. Spero che si voglia tenerne conto oggi che lo sappiamo, piuttosto che aspettare altri cinque anni per occuparsi del problema”.

“Cosa succederà fra 5 anni se non investiamo ora in ricerca – chiede il sindaco di Sarego, Castiglion – sia per quanto riguarda il filtraggio, sia per la produzione di composti diversi dagli attuali? Ci troveremo con le falde piene di Pfas a catena corta, che troviamo già adesso. E chissà quanti altri pozzi dovremo chiudere”.

“Chiedo come mai Montecchio non sia più inserita nella zona rossa nelle mappe diffuse dalla Regione – conclude Perenzoni – inoltre auspico, data la situazione, che la Miteni dia il via a una riconversione produttiva verso atri composti meno impattanti”.

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