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lunedì, Maggio 25, 2020
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Se il business prevale sul servizio pubblico: Poste Italiane chiude il 2015 con un utile di 552 milioni, il governo ne incassa 287. Bellot: “Ma il servizio al cittadino è inqualificabile, soprattutto in montagna”

Raffaela Bellot, senatrice
Raffaela Bellot, senatrice

“È morale che un servizio pubblico punti più ai dividendi che alla soddisfazione dei bisogni del cittadino, ragione per cui in realtà si trova ad esistere?”  A porre l’interrogativo da Roma, è la senatrice Raffaela Bellot, che commenta i dati diffusi ieri relativi alla chiusura di Bilancio di Poste Italiane.

“Siamo di certo felici che almeno una delle attività statali chiuda con un bilancio positivo, ma di certo non manca una nota di rabbia nell’apprendere il significativo disavanzo in positivo nelle casse sia di Poste Italiane che del Governo, soprattutto alla luce dei gravi disagi che sta subendo il territorio Bellunese, e con esso anche molte altre zone d’Italia.

È bene che il servizio pubblico venga efficientato per eliminare ogni inutile spreco, ma se la logica delle aziende a carattere pubblico deve essere unicamente la mera logica del guadagno, qualcuno mi spiega quale sia a questo punto la differenza con le realtà private?”

La senatrice tosiana continua commentando le parole dell’ad di Poste Italiane Francesco Cairo, il quale ha reso noto che  “anche per il 2016 è confermato un dividendo nella misura dell’80% del nostro utile netto”. E’ indignato e duro il tono della Bellot mentre continua dicendo ” Mi ripeto, siamo felici che Poste Italiane goda di buona salute, e che si prepari, con il coltello tra i denti, allo stop del monopolio decretato per il 2017, ma sta facendo pagare ai cittadini italiani il suo apprestarsi  ad entrare nel mercato della libera concorrenza. E qui la colpa più grave sta ancora al Governo, che legittima le scelte per niente garantiste del diritto dei cittadini che Poste Italiane sta da tempo attuando.

I cittadini stanno pagando il servizio e stanno pagando anche, subendo ritardi, disservizi e aumenti dei prezzi, le manovre di avvicinamento dell’azienda Poste Italiane alla futura nuova situazione di mercato. Manovre che di tutto si occupano tranne che di garantire efficienza e soddisfazione. E il Governo guarda e avvalla.

A volte sembra di essere nuovamente sul finire del XVIII° secolo.”

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