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Lavoro. Roffarè: “Secondo i dati Inps relativi ai certificati di malattia, il dato bellunese è il migliore in assoluto del panorama nazionale, sia nel privato che nella pubblica amministrazione

Rudy Roffarè
Rudy Roffarè

“Al convegno organizzato a Trichiana dalla Diocesi di Vittorio Veneto in occasione del 1° maggio, il dibattito e, in particolare, la testimonianza dei giovani bellunesi del progetto “bellunoradici.net”, che lavorano all’estero, ha emozionato tutta la platea”.

Lo riferisce Rudi Roffarè, segretario della Cisl Belluno e Treviso.
“Il lavoro che cambia, questo il titolo del convegno,  – prosegue Roffarè – è un dato di fatto di cui dobbiamo tenere conto: prima riusciremo a capirlo, prima potremo trovare delle proposte concrete e sostenibili per offrire alla nostra gente una idea di sviluppo economico del territorio.
Da anni aziende e lavoratori affrontano le sfide della globalizzazione e della concorrenza mondiale. Da anni facciamo i conti con un mercato che guarda al massimo profitto, a scapito di salari e orari di lavoro, e con il ricorso spropositato al lavoro precario, a partire dai voucher. I giovani faticano a trovare una sana occupazione che permetta loro di avviare un progetto di vita, utile anche da un punto di vista demografico e di tenuta ambientale ed economica delle nostre vallate.
Chi ha più di 50 anni, una volta espulso dal mercato del lavoro, riesce a fatica a trovare un posto dignitoso. Lo stesso problema di chi, in particolare in alcune settori, ha 40 anni. Molte aziende industriali hanno chiuso, e in questo momento anche i settori come l’edilizia, il commercio e il turismo sono in difficoltà. I giovani vanno all’estero in cerca di opportunità migliori, in Paesi in cui la meritocrazia è un dato di fatto e non una parola vuota.
Tuttavia gli elementi che mi fanno ben sperare riguardo al futuro del nostro territorio non mancano. Innanzitutto, dal punto di vista economico, ci sono i primi segnali di risveglio. Nel 2015 si è ridotto l’utilizzo della cassa integrazione e nei primi mesi del 2016, anche a Belluno, i livelli di occupazione sono aumentati. Molte aziende sono riuscite a ripensarsi, innovando nel prodotto con idee, contenuti e proposte di alto valore qualitativo e tecnologico. Si tratta di piccole aziende manifatturiere, ma anche di servizio o legate alle nuove tecnologie. E spesso, dietro questo successo ci sono i nostri giovani: imprenditori, tecnici, impiegati e operai. Abbiamo una platea di giovani dal valore umano immenso, preparati, dinamici e con molte idee. Vanno solo supportati e per farlo occorre ripartire da una logica di rete; dobbiamo mettere da parte le divisioni e i campanilismi ed iniziare a decidere del nostro futuro facendo sistema per camminare tutti insieme nella stessa direzione. Stabiliamo obbiettivi e strumenti condivisi, decidiamo insieme cosa e come lo vogliamo fare, e cosa mettere in campo per farlo.
Inoltre, occorre far emergere tutti i lati positivi del nostro essere uomini e donne di montagna. L’Inps ha diffuso i dati sui certificati di malattia presentati e il dato bellunese è il migliore in assoluto del panorama nazionale, sia nel privato che nella pubblica amministrazione.

Tempo fa un amministratore delegato di una importante multinazionale presente in Valbelluna spiegò: “Voi bellunesi avete un ottimo ambiente, un basso conflitto sociale e persone che lavorano e sanno lavorare!” In definitiva, competenza e produttività, mescolata ad un sano senso della fatica e al sapere che le cose facili non sono le soluzioni migliori. Se riusciamo a tenere a mente le cose positive che abbiamo e le inseriamo in una idea di sviluppo, sono convinto che i temi e i progetti su cui ragionare non mancheranno. A partire dal tema della sostenibilità ambientale del territorio (cura e manutenzione, prodotti locali, turismo intelligente, energie rinnovabili, ecc.), per arrivare alla sfida dell’industria 4.0 (manifatturiero e innovation technology).
Per stare un passo avanti rispetto a chi ragiona solo sul costo del lavoro e sulla standardizzazione del prodotto, occorrono in definitiva sviluppo, innovazione, qualità e fantasia: molte realtà stanno già crescendo e gli attori protagonisti sono i nostri giovani.

Ora – conclude Roffarè – sta a noi supportare e accompagnare il cambiamento economico della nostra provincia. Sta alla politica indirizzare le risorse per progetti, sostenibili dal punto di vista economico e ambientale, per le infrastrutture, la formazione, le politiche attive e il sistema creditizio. E sta alla classe dirigente semplificare la burocrazia”.

 

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