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Tra mazaròl e anguane, mentre fuori piove

Mag 9th, 2016 | By | Category: Prima Pagina

pioggiaLo scorso w-e c’era un sole da spaccare le pietre, oggi pioggia e freddo. E’ strano questo mese di maggio, ma si sa che il tempo è bizzarro: “come le donne e…” un’altra cosa che sarebbe poco educato citare e che spesso ripetevano gli anziani di un tempo. E’ l’occasione per starsene in casa a scrivere, mentre fuori Giove Pluvio sembra prendersela con le vette, avvolgendole in dense e scure nubi da cui ogni tanto si stacca qualche brandello di cirri più chiari. Colgo l’occasione per fare un giro nella biblioteca del paese e vado diretta a cercare sotto fiabe, leggende e miti. Trovo un librone un po’ sgualcito, ma leggibile, pieno di disegni e che ha tutta l’aria di invirami ad aprirlo subito.
Vi trovo tante, anzi tantissime leggende che qui nel Bellunese si raccontavano nel tempo che fu, quando ancora i ragazzi portavano i calzoni corti e le femminucce legavano i capelli a treccia. Mi colpisce un disegno di una specie di gnomo, tipico di queste zone, detto Mazaròl che è un esserino piccolo e minuto, somigliante agli hobbit delle saghe nordiche. Cappello a punta rosso, folta barba, epa pronunciato e messo in evidenza ancor più dal cinturone con fibbia ben visibile. Un tipo simpatico come lo sono appunto gli hobbit. Ma appena leggo cosa è capace di fare se si adira o se qualcuno lo disturba, mi prende una specie di batticuore e chiudo in fretta il libro.

Lo riapro subito dopo spinata da forte curiosità. Secondo la leggenda, chi disgraziatamente calpesta le sue tracce è costretto poi a seguirlo per sempre. Si racconta che una sera di maggio un tizio di queste zone fosse uscito di casa per comprare le sigarette e fosse sparito per tre settimane a far bisboccia con gli amici. Al suo ritorno si giustificò con la moglie che si era infuriata con lui, dicendo che aveva inavvertitamente pestato le orme del subdolo nanetto.
Dicono infatti che il Mazaròl talvolta rapisca le persone per trasformarle in suoi schiavi, come il caso di quella ragazza di P*che si sarebbe ritrovata al cospetto del Mazaròl subito dopo averne calpestato le impronte. La creatura le alitò in viso e lei dimenticò tutta la sua vita passata, trascorrendo gli anni successivi al suo servizio. Il Mazaròl le insegnò a fare il burro, il formaggio e la tosèla e le aveva promesso che le avrebbe insegnato a ricavare la cera dal siero, ma non ne ebbe il tempo. Infatti, un giorno, un cacciatore riconobbe la ragazza e la riportò in paese. Peccato che questa non si ricordasse nulla: se non fosse stato per l’antidoto offertole da una vecchina che le diede del latte di una capretta bianca. Per la felicità, la ragazza insegnò a tutto il paese a fare il burro, il formaggio e la tosella.
Un’altra “versione” della storia o leggenda narra che alcuni giovani di paese si appostarono lungo i sentieri dove il Mazaròl era solito passare e, avvistatolo, lo seguirono di soppiatto. Sulle sue tracce arrivarono al gran covolo dove abitava e rimasero nascosti in silenzio a spiarlo per carpirne più segreti possibile e riferirli poi in paese. Ma li appresero solo a metà per la fretta di scappare via a dirli.
Mentre sono immersa nella lettura, all’improvviso vengo distratta da un rumore: uno scuro che sbatte nella casa di fronte. All’esterno ora il tempo è un po’ cambiato: qualche spiraglio di sole, un vento forte che spazza le nubi verso la vallata ad est, l’aria che pare più tepida. Torno di nuovo a capofitto nella mia lettura, mentre la bibliotecaria è indaffarata con forbici, pennarelli e cartoncini a preparare dei tazebao per avvisare dei prossimi incontri in biblioteca.
Ora vedo un’altra immagine interessante…stavolta è quella di una dolce ragazza: è l’anguana. Ma di questa vorrei parlare un’altra volta. Intanto, proprio mentre devo riprendere la strada del ritorno, si è rimesso a piovere. Maledico la pioggia e son tentata di farlo proprio con quel modo di dire veneto: Piove… e a seguire un improperio rivolto all’anonimo vertice della capitale con tanto di aggettivo furfantesco e predone!

Bruna Mozzi

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