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I° maggio, Festa del Lavoro * di Bruna Mozzi

lavoro lavoratori Quarto_Stato_Pelizza_da_Volpedo1° maggio Festa del lavoro: ma è domenica dice la mia amica G*,sarebbe festa comunque – Vabbé che importa – la correggo io.

Siamo alle solite: un week end in montagna e piove, il cielo è buio e non lascia sperare nemmeno se guardo a sud dove di solito tra le vette spunte qualche raggio di sole; oggi nubi basse persistono sulla vallata e le cime sembrano essere scomparse.

– Vuoi vedere che, per la pioggia che continua a cadere, mi tocca stare chiusa in casa e lavorare? Sai che ho sempre quelle carte da sbrigare –

Dico alla mia amica mentre mi sta preparando in cucina un buon caffè.

– Ma certo non sarà uno scandalo! –

La battuta di G* mi fa pensare a quanta gente anche tra i conoscenti lavora pure oggi. L’infermiera che abita al piano di sotto che è partita già alle sei per l’ospedale di Belluno, la commessa di un negozio di articoli sportivi che tiene aperto anche oggi, approfittando dei turisti che passano in paese nel fine settimana (in tempo di crisi forse si può capire), il barista della piazza dove anche oggi gli avventori habitués non mancano di bersi un caffè o un buon bicchiere di rosso, il gestore della baita su a F* che da quando lo conosco, non ha mai chiuso un giorno…l’elenco sarebbe lungo.

Mentre rifletto e scrivo di questo, arriva M* il marito della mia amica che ha sempre da dire qualcosa, curiosa su quanto scrivo e comincia a bofonchiare che così non va, che in montagna o al mare o in città, la gente deve fare il suo benedetto giorno di festa e che se è festa dei Lavoratori lo deve essere per tutti: sembrano i soliti luoghi comuni. Cominciamo ad intavolare una discussione che si fa subito animata e coinvolgente.

G* pontifica e mi dice che il 1° maggio è festa perché nel 1886, un corteo operaio svoltosi a Chicago era stato represso nel sangue. A metà del 1800, infatti, i lavoratori non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul luogo di lavoro. Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di Haymarket: una vera e propria battaglia in cui morirono 11 persone. Nel 1890 la Seconda internazionale socialista decise di promuovere in tutto il mondo la festa dei lavoratori, il primo maggio.

– Questa mi mancava! – esclamo per dargli la giusta soddisfazione.

E in effetti le informazioni di G*, come sempre, sono accurate e precise. Ma decido poi di far pure io la parte della dotta e dico che in Italia la festa dei lavoratori fu poi soppressa dal fascismo e spostata al 21 aprile, genetliaco di Roma per essere infine ripristinata nel 1945.

Aggiungo poi, con fare ancora più da saputella, che il primo maggio del 1947 duemila persone – soprattutto contadini – manifestarono contro il latifondismo a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo. Il tentativo di rivolta dei contadini causò la morte di 11 persone e il ferimento di altre 27. Il bandito Salvatore Giuliano fu identificato come il capo degli autori della strage, ma chissà chi davvero lo aiutò? Chi lo sostenne?

Nel frattempo ritorna L* dal bar e dice che è appena partito un pullman dalla piazza per la manifestazione in città a Belluno, dove son previsti gli interventi dei segretari generali dei sindacati nazionali.

– Ma il lavoro che faccio io, nessuno lo considera? – esclama la mia amica mentre passa con una pila di panni da stendere.

– E la mia festa del lavoro: sarebbe questa? – insiste sempre lei mentre ritorna in cucina e controllando il sugo sul fuoco, con l’altra mano fa partire la lavastoviglie e intanto richiama il più piccolo che ha fatto cadere il barattolo del caffè…

Rifletto anche su questo e mi pare che forse per le lavoratrici donne forse ci dovrebbe essere una festa in più o comunque che per loro il lavoro non termina nemmeno quando rientrano a casa dove spesso le aspetta una caterva di cose da fare, di faccende da sbrigare, di impegni da assolvere come mogli, madri, figlie.

Nel frattempo fuori continua a piovere, il cielo persiste coperto e si prospetta anche un pomeriggio di conversazione sul 1° maggio, su questa festa che – dico io, mentre la conversazione si sospende davanti alla tavola imbandita – ha un senso profondo e da rispettare. Ma prima che arrivi in tavola lo spezzatino di capriolo con funghi che G* sa fare benissimo, penso a chi il lavoro ancora non ce l’ha o l’ha perso o ce l’ha precario: chissà che anche costoro possano trovare a breve un impiego che li soddisfi.

Bruna Mozzi

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