Wednesday, 22 November 2017 - 16:26

A spasso par al loc. Successo a Salce alla prima edizione della camminata notturna con rappresentazioni della vita di un tempo

Apr 27th, 2016 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Successo sabato scorso per l’iniziativa della comunità di Salce “A spasso par al loc”. Ce lo racconta Giorgia Segato, nel suo diario virtuale, che riportiamo qui di seguito.

salceUna camminata notturna nel passato, di come eravamo, racconti di fame, carestia, guerra, inondazioni, terremoti, Vajont. Ma anche storie di tutti i giorni del paese, con i fanciulli, i giovani sposi, i cori in festa, e di soldati che tornano alle loro case.
In 191, suddivisi in 4 gruppi distanziati di mezz’ora, hanno attraversato il percorso partendo dalle pertinenze di Villa Zaglio a Col di Salce, dove un tempo c’erano le stalle e i fienili con le case dei contadini. Un viaggio, come nella macchina del tempo, condotti dalle guide tra l’antico lavatoio dove i fanciulli si ritrovavano a giocare, e le poesie al balcone di Luigina Tavi. A pochi passi si erge in tutta la sua bellezza Villa Giamosa, la cui cinta muraria comprende anche la chiesetta della Beata Vergine Annunziata, aperta per l’occasione ai visitatori. La camminata prosegue verso la Chiesa di San Pietro che più volte, nel corso dei suoi 300 anni, si è alternata a quella di San Bartolomeo e che spesso è caduta vittima del tempo ma sempre ricostruita o restaurata nella volontà di tenerla come parte importante della storia del paese.
La sorpresa per i partecipanti è stato il coro di Salce, entrato a sorpresa a incantare con due melodie, una sacra e l’altra scritta da un autore bellunese per narrare le vicende di un uomo costretto a lasciare le sue montagne.
Il passaggio attraverso prati e boschi fitti, il rumore di ruscelli e cascate non troppo lontane, e la presenza di alcuni flautisti di Salce che abbracciati dalla natura hanno reso ancor più magico e misterioso il cammino dei presenti.

E’ sul letto del Piave che Salce fa i conti con la storia, con la guerra, con l’uomo.
Due alpini ci aspettano cantando Il Piave e difficile è stato trattenere le lacrime per chi un figlio o un marito non l’ha più visto tornare. Qui si celebra il sacrificio di alcuni e il ritorno di altri e si narra come Il Piave fu per un tempo l’inno nazionale della nostra Italia, prima che Mameli diventasse quello ufficiale.

La camminata su questo grande letto ha portato i partecipanti ai ruderi di una casa di una famiglia che ancora oggi vive a Salce. La storia di un uomo che edificò la sua casa con tanti sacrifici, in tempi in cui acqua e corrente elettrica era un lusso inesistente. Si narra del fiume dove le genti venivano a pescare i gamberi e le trote, un mercato a cielo aperto che dava cibo agli abitanti del paese.
Si narra del Vajont che nel 1963 non ha segnato solo la vita di chi viveva alle pendici del monte Toc, ma ha segnato anche chi ha visto il Piave gonfiarsi trascinando cadaveri e macerie. E in questa casa di Salce, il Piave gonfiato di morte entrò fino a segnarne i muri.

Compagnia del sorriso

Compagnia del sorriso

La gente del paese e i visitatori hanno proseguito il cammino fino ad una grande casa colonica. Ad attenderli La Compagnia del sorriso, il gruppo di teatro amatoriale di Salce che da anni si esibisce per raccogliere fondi per l’asilo “Carli”.
E quale miglior racconto se non una storia d’amore tra un contadino e una ragazza che forse spera in un futuro migliore?
I campi, le vacche, i porzei, la monta, al formai, la puina… e le donne dai campi passavano a casa, chi a filare, chi a pulire, chi a far da mangiare.
Gli uomini che al rientro si fermavano in osteria per un po’ di vino e “quattro raggi” e i giovani contadini che cercavano moglie sperando che ettari di terra e molto bestiame fosse una carta buona da giocare per sposarsi quanto prima.
Perché è questo che offriva la nostra gente, questo è ciò che potevamo permetterci in un passato non troppo lontano.
Nessuna promessa oltre lo stare insieme.

Ancora qualche chilometro tra le strade sterrate e la camminata ha visto protagonista l’ultima tappa, l’ultimo scorcio di paese, il luogo in cui ognuno torna dopo il viaggio della vita.
Il cimitero di Salce come ne L’Antologia di Spoon River racconta la vita delle persone sepolte qui e le personali riflessioni sul significato della propria esistenza si mescolano al canto di “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” l’album di Fabrizio De André che è un libero adattamento delle poesie di Edgar Lee Masters e che valse all’artista, insieme alla traduzione de L’antologia, una laurea Honoris Causa in Letteratura Straniera consegnata dall’università di Losanna negli anni ’70.

Ma la vita del paese non è completa se a fine giornata non ci si trova attorno al tavolo per un pasto caldo. L’asilo Carli ha chiuso “A spasso par al Loc” con una buona minestra di orzo e verdure, la polenta e un po’ di salsiccia in umido.
Un pasto semplice, caldo e di grande bontà.
Si dice che il cibo abbia il potere di evocare in noi ricordi di un tempo; siamo certi che condividere la tavola sia stato il modo più bello per concludere una passeggiata su cui ognuno dei quattro gruppi ha investito tre ore del proprio tempo. Tempo, che è vero li ha riportati al passato e che in maniera virtuale li ha messi di fronte alla vita modesta di un piccolo paesino bellunese, ma ha permesso loro di farlo in maniera concreta, camminando, schivando la pioggia, guardando con i propri occhi la bellezza delle natura e delle costruzioni dell’uomo, toccando con mano la fatica, gli sforzi e l’impegno di una intera comunità.
Se vi è piaciuta restiamo d’accordo così: voi andate a prendere il “cura recie” mentre noi organizziamo l’edizione 2017…

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One comment
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  1. una iniziativa che di sicuro sara’ da ripetere magari confidando nel bel tempo,e,perche’ no magari anche di giorno

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