Wednesday, 22 November 2017 - 16:33

Compie 100 anni il Maestro Massimo Facchin, noto scultore ed ex ufficiale reduce di Russia

Apr 24th, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Massimo Facchin

Massimo Facchin

E sono 100. Gli auguri di buon compleanno al Maestro Massimo Facchin, noto scultore originario di Lamon, ex ufficiale reduce di Russia, dal Gruppo alpini di Salce “Gen.P.Zaglio” presieduto da Cesare Colbertaldo, per i cento anni compiuti il 25 aprile.Suoi i monumenti dedicati ai Caduti in Russia collocati nel tempio-ossario di Mussoi e al Parco Città di Bologna. Autore di vari scritti, riportiamo la sua importante esperienza di vita militare. Il 4 gennaio 1940, dopo un primo rinvio che gli consente di completare gli studi e ottenere il diploma di maestro, Massimo Facchin è assegnato al Distretto Militare di Belluno con mansioni di scrivano. Un’esperienza che lascia un pessimo ricordo nella memoria del soldato Facchin, dalla vecchia divisa esausta con scarpe maleodoranti che gli vengono date all’arrivo in caserma, allo sconcertante metodo di igiene e pulizia dei locali in uso: con la stessa ramazza venivano passate indifferentemente le latrine e i tavoli della sala da pranzo! Una situazione aberrante di continue umiliazioni, nonnismo, mobbing, dal quale vuole assolutamente uscirne fuori, anche a costo di finire in prima linea al fronte. La sua ernia inguinale diventa allora provvidenziale, perché gli consente di chiedere ed ottenere di essere inviato all’Ospedale militare di Padova dove viene operato. Dopodiché è assegnato al 64mo di Fanteria di Vittorio Veneto. Qui l’ambiente è completamente diverso, si respira aria nuova, gli viene data finalmente una divisa degna di questo nome ed un paio di scarpe nuove. Partecipa al corso Allievi ufficiali di complemento che porta a termine alla Scuola militare di Fano ed esce con il grado di sottotenente, con destinazione Ivrea. Di lì a poco, arriva l’ordine di partire per il fronte russo. La tradotta sosta nei pressi di Varsavia, dove Facchin vede le prime isbe, ed è anche testimone indiretto di un episodio raccapricciante. “Splendeva un bel sole – racconta Facchin – e un gruppo di colleghi ne approfitta per fare una passeggiata. Io non partecipo, perché avevo promesso di fare i cucchiai per tutti, ricavandoli dalla lamiera delle scatolette di carne. Quando ritornano, mi accorgo che hanno tutti delle facce cupe e allora chiedo loro cosa fosse successo. In una radura oltre il bosco di betulle, avevano visto un giovane in divisa da Hitlerjugend che con l’accetta colpiva alla nuca uomini di tutte le età che stavano lì in fila e poi finivano in una fossa appena scavata. L’episodio decretò la fine delle nostre illusioni. Gli orrori della guerra, infatti, ci colpirono molto prima che raggiungessimo il fronte – prosegue Facchin – qualcuno in nome della Patria aveva stretto un patto con i nuovi barbari!” Facchin cammina per più di duemila chilometri tra le colline e i valloni dove il vento gelido accumula metri di neve farinosa. Conosce la generosità della popolazione russa “che ho sentito il dovere di ricordare nei bronzi di Belluno e di Udine, sottolinea Facchin.” Ricorda ancora la puzza che si respirava all’interno delle isbe e topi dappertutto che divoravano il pane dello zaino chiuso. E quei lunghissimi tramonti con le sagome delle persone controluce che apparivano ingigantite. E ancora il vento siberiano, che in un attimo trasformava il cappotto bagnato di fango in una campana rigida. Ricordi di una stagione all’inferno. “Ma come definireste quelle persone degli alti comandi italiani che ci mandarono all’assalto sulla neve di giorno con la divisa leggera e scura, armati con vecchi fucili ’91 contro soldati che si confondevano nella neve nelle loro tute imbottite e con armi automatiche?” Si chiede ancor oggi Facchin. Scampato alla morsa di ghiaccio della Russia, sopravvive alla pioggia di bombe alleate che rade al suolo la Pirelli a Milano. E dopo l’8 settembre del ’43 scende alla stazione di Busche in abiti borghesi, raggiunge Pedavena e fa ritorno a casa.

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2 comments
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  1. Sentiti auguri, Massimo.

  2. Perchè l’Amministrazione Comunale non premia il maestro con il premio San Martino?

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