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Caccia americani sulle valli alpine. Bellot: “Il ministero riferisce sui fatti dello scorso 11 maggio, ma tace sul rispetto dei regolamenti di volo”

Apr 21st, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Accordi internazionali individuano parametri chiari per sorvoli delle valli alpine, che spesso vengono infranti. C’era una interrogazione a carattere urgente, e la risposta, parziale, arriva dopo un anno. Bisogna tutelare le popolazioni residenti e il patrimonio naturale e faunistico che custodiscono.”

Raffaela Bellot, senatrice

Raffaela Bellot, senatrice

Dopo un anno finalmente il ministero della Difesa rende conto in aula dei boati che squarciarono i cieli bellunesi lo scorso 11 maggio, rispondendo ad una interrogazione della senatrice Raffaela Bellot del 13 maggio 2015.

Il sottosegretario di Stato alla Difesa, Domenico Rossi, conferma che i boati che allarmarono la popolazione, al punto di indurre alcuni istituti scolastici ad avviare le operazione di evacuazione per paura si trattasse di terremoto, furono causati da un F16 della base statunitense di Aviano che “ha – parole del Sottosegretario – inavvertitamente superato la soglia così detta MACH 1.0”.

Nonostante il resoconto dettagliato sullo svolgimento dei fatti dell’11 maggio 2015 la senatrice Bellot ha risposto al portavoce del Ministero della Difesa dicendosi soddisfatta solo in parte.

“L’interrogazione aveva carattere di urgenza e la risposta arriva dopo un anno dagli episodi in questione, ed è anche parziale. Il Sottosegretario – continua Bellot da Roma- non ha dato conto di quali siano le misure adottate nei casi come questi, in cui gli accordi per l’utilizzo degli spazi aerei non vengono rispettati.

Il sottosegretario Rossi ha confermato infatti che i regolamenti dello Strato Maggiore dell’Aeronautica, cui anche gli accordi internazionali fanno riferimento, impongono l’obbligo di evitare il sorvolo dei centri abitati (salvo casi gravi legati alla difesa nazionale o a esigenze di soccorso), e obbligano le attività a velocità superiore a quella del suono in specifiche aree e ad una quota non inferiore a circa 11.000 metri sul livello del mare e, comunque, non nell’area alpina.

La mia domanda quindi resta: cosa fa lo Stato Italiano nei casi in cui queste regole vengono ignorate? A questo non ho avuto risposta.

Così come è ancora senza risposta la mia interrogazione del 23 luglio 2014, che già allora segnalava i disagi causati dall’intensificarsi delle attività militari nei cieli bellunesi, con passaggi a bassa quota e manovre che, purtroppo, si sono già rivelate pericolose e fatali in un passato piuttosto recente.”

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