Wednesday, 26 September 2018 - 15:46

Progresso, profitto, ambiente. Dalle montagne alle trivelle, e il quorum che non c’è

Apr 18th, 2016 | By | Category: Prima Pagina

Baita invernale leggeraIeri non sono salita sulle solite vette che mi vedono faticare piacevolmente e sudare sette camicie ogni week end. Né ho rivisto gli amici che abitano nella valle di G* e mi invitano caramente a scarpinare e soprattutto a gozzovigliare in baita tra zuppa di farro, canederli e strudel di mele.
Questo w-e ho fatto digiuno e mi son riposata…riposata? Che dico? Ero di servizio al seggio del referendum cosiddetto sulle trivelle. Sono ormai circa dieci anni che presiedo il seggio in tutte le tornate di voto.
Sabato pomeriggio di preparazione, allestimento del seggio, vidimazione e timbratura delle schede e poi domenica di apertura dalle 7 alle 23. Poi via di scrutinio…nonostante il quorum non sia stato raggiunto (nemmeno nel mio seggio).
Qui in montagna alcuni – i soliti detrattori – mi dicono gli amici, hanno sabotato il referendum dicendo: “ma tanto che ci importa qui in montagna se trivellano il mare? siamo a km e km …” “ottusi…” li ha invece definiti la mia amica che è un’ambientalista convinta e ha spinto tutti i suoi familiari ad andare a votare. Da tempo è iscritta a molte associazioni, alcune a diffusione nazionale altre a carattere locale. Partecipa a manifestazioni anche in giro per la penisola. Talvolta e ne sta fuori casa per più giorni per poi doversi sorbire i rimproveri del marito che le rinfaccia di pensare più al bene comune che al proprio e dei suoi familiari. Ogni volta tra loro due son litigi e, quando va bene, scambi accesi di idee.
Con me invece M* – la mia amica ambientalista – parla sempre in libertà di ambiente e sulle trivelle pensa che non si debbano mantenere, che non si debba consentire che proroghino la loro attività se già la fanno che siano bloccate le perforazioni e estrazioni il prima possibile. Dice che sono proprio quelle che causano bradisismi e chissà magari anche i terremoti che talvolta si abbattono sul nostro bellissimo Paese. Io non le credo. Ma temiamo entrambe che queste benedette e maledette trivelle possano recar danno se manutenute come sappiamo far noi in Italia su molti campi: male e a casaccio. Risparmiare sui materiale e sui controlli e far svolgere turni massacranti a tecnici e operai, pagandoli magari pochi quattrini.
Le montagne allora che cosa c’entrano? Se potessero parlare, direbbero certamente che si doveva andare a votare per il loro “fratello” mare. “se sta male lui, stiamo male anche noi!”.
E mentre ero al seggio a consegnare le schede ai pochi votanti che si sono presentati, pensavo alle mie amate vette. Alla energia che da tempo ci forniscono, quella idroelettrica, che purtroppo ha comportato spesso la creazione di bacini artificiali, di dighe anche di grosso impatto ambientale e brutali conseguenze. Pare non possa esserci progresso senza uno scotto da pagare! Sarà così anche in futuro? Spero di no.
Mie care cime, tornerete a sorridermi il prossimo w-e a cavallo del santo più amato dai Veneti, San Marco (25 aprile) e in occasione del 71° anniversario della liberazione dall’abominio nazifascista.
E per il quorum mancato? Care montagne, si tratta dell’ennesima grave conferma di come siano gli italiani.

Bruna Mozzi

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