Monday, 17 December 2018 - 14:26

Coltivazione e spaccio di cannabis e furto aggravato. Arrestato dai carabinieri a Pieve di Cadore 25enne albanese

Apr 11th, 2016 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

cannabis marijuanaPieve di Cadore.  Un 25enne albanese è stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Pieve di Cadore e condotto al carcere di Baldenich su disposizione dell’Autorità giudiziaria, con l’accusa di coltivazione illecita di sostanze stupefacenti, oltre al ripetuto furto aggravato alla piscina comunale di Pieve di Cadore.  A breve dovrà comparire davanti al G.I.P. per la convalida dell’arresto operato domenica dai carabinieri

Il giovane si era ricavato un locale segreto al piano terra dello stabile, con una tecnica simile ai nascondigli per ospitare latitanti, dove coltivava cannabis per il successivo spaccio di marijuana. Nel corso della perquisizione i carabinieri sono riusciti a penetrare all’interno e hanno scoperto una serra semi-professionale, dove il 25enne coltivava cannabis al fine di trarre illecito profitto dallo spaccio di marijuana.

Era da un po’ che i carabinieri della città del Tiziano erano sulle tracce dell’albanese già noto per diversi precedenti. Era infatti sospettato di essere l’autore dei due furti commessi durante l’estate scorsa all’interno della piscina comunale di Pieve di Cadore. Un bottino non particolarmente cospicuo, meno di un migliaio di euro in contanti e vari capi di abbigliamento sportivo trafugati nottetempo dalla struttura. Ma nonostante non vi fossero particolari elementi per identificare l’autore del furto, i militari non hanno mai interrotto le indagini, anche nella considerazione che il reato in sé aveva colpito una risorsa dell’intera comunità. Una volta composto un affidabile quadro accusatorio sul ragazzo, approfittando del fatto che lo stesso era da poco ricomparso nella zona dopo un periodo in cui non lo si vedeva più circolare in Cadore, d’intesa con la Procura di Belluno, domenica mattina i carabinieri hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione di residenza del giovane, avviando una minuziosa perquisizione finalizzata alla ricerca della refurtiva trafugata dalla piscina o, comunque, di elementi di prova in grado di inchiodare l’albanese alle proprie responsabilità.

L’attività si era dimostrata sin da subito remunerativa, infatti in varie camere all’interno dell’appartamento i militari non hanno avuto difficoltà a trovare felpe, gilet e borsoni sportivi con il logo della società che aveva subito i furti in piscina, la definitiva conferma che serviva per dare concretezza alle ipotesi investigative degli inquirenti.

L’atteggiamento eccessivamente arrendevole del giovane e la composizione dell’appartamento sito al primo piano dello stabile, che non sembrava perfettamente compatibile con la cubatura visibile dall’esterno, hanno indotto i carabinieri ad approfondire l’ispezione. Dietro uno specchio, infatti, era celata una strettissima apertura del muro che permetteva l’accesso ad un’intercapedine con una scala che conduceva in una stanza segreta del piano terra, adiacente al garage dell’abitazione.

Immediato l’intervento di personale del Nucleo Operativo della Compagnia di Cortina a dare man forte ai colleghi di Pieve, poiché nel locale segreto, dotato anche di una seconda apertura di emergenza realizzata con pareti mobili per garantire una via di fuga tramite il garage, i militari dell’Arma hanno rinvenuto una coltivazione di cannabis realizzata con elevata professionalità e chiaramente finalizzata ad un’attività di spaccio. In tutto una sessantina di piante circa, di dimensioni variabili dai cinque centimetri al metro e mezzo, separate da teli e raggruppate per stadio di maturazione in 4 aree diverse, da quelle appena sbocciate a quelle pronte per il “raccolto”. Il tutto perfettamente organizzato con impianto di irrigazione, fari alogeni, concimi dedicati e ogni altra accortezza utile a massimizzare la resa della pianta; nella fase più delicata della crescita le piantine erano addirittura coperte da un telo trasparente e collegate ad un dispositivo in grado di regolare la temperatura dell’ambiente e la percentuale di umidità, oltre che di misurare il ph del terreno. La produzione terminava in una quinta zona, dove era installato un dispositivo per l’essiccazione delle foglie, con vicino una bilancia elettronica e un termosigillatore per il definitivo confezionamento dello stupefacente.

Nessuna informazione utile fornita nelle immediatezze dal giovane, ma una coltivazione così scientificamente organizzata, in grado di produrre approssimativamente 2/3 chili di marijuana ogni ciclo produttivo (artificialmente portato a meno di 3 mesi), lascia presumere che l’albanese avesse come clienti alcuni spacciatori che poi si sarebbero occupati della vendita al dettaglio, probabilmente lontano dal territorio cadorino, ove una simile attività avrebbe troppo presto sollevato sospetti su di sé.

Share

Comments are closed.