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venerdì, Luglio 3, 2020
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Istat: avanza la secolarizzazione. In diminuzione gli italiani che frequentano i luoghi di culto

chiesa pieve di cadoreIn dieci anni, dal 2006 al 2016, la percentuale di italiani che dichiarava di frequentare un luogo di culto scende dal 33,4% al 29%.

Lo dice un recente studio pubblicato dall’Istat sulla pratica religiosa in Italia.

Se a ciò si aggiunge che a spingere un po’ più su il calcolo statistico entra anche un 51,9% di ragazzini dai 6 ai 13 anni, che difficilmente possono sottrarsi “all’obbligo della Chiesa”,  allora è del tutto evidente che il nostro Paese va verso la secolarizzazione.

Del resto la condotta, i costumi, i vizi e i lussi, per non parlare dei reati penali di certi rappresentanti della Chiesa non avvicina certamente il popolo ai luoghi di culto.

La perdita consistente della della fede avviene nella fascia dai 20 ai 24 anni. Poi c’è una ripresa fino ad arrivare alla fascia d’età in assoloto più allergica alle chiese, che l’Istat identifica tra i 55 e i 59 anni, che nell’ultimo decennio è scesa del 30% . Uno su cinque non entra mai in un luogo di culto.

Tra gli adolescenti, dai 14 ai 17 anni il calo registrato nei luoghi di culto è del 17,6%. E anche tra coloro che non hanno mai frequentato una chiesa la percentuale sale al 57% tra i bambini e al 33% tra gli adolescenti.

Nell’associazionismo cattolico, a tenere sono i 18enni e 19enni, con un 15% di partecipazione.

Per quanto riguarda la dislocazione geografica, è la Sicilia risulta la regione più religiosa con un 37% di popolazione che almeno una volta la settimana frequenta un luogo di culto. Al polo opposto la Liguria dove solo il 18,6% frequenta con assiduità la chiesa.

Nelle professioni sono gli impiegati le casalinghe e pensionati i più religiosi, mentre dirigenti, imprenditori, liberi professionisti, operai e studenti quelli meno.

 

 

 

 

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