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Colonia Italia. Fasanella: “Giulio Regeni mandato al macello per far recedere l’Eni dal contratto per lo sfruttamento del più grande giacimento di gas al mondo”?

Feb 21st, 2016 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Cronaca/Politica, Prima Pagina

fasanella liberalL’opinione pubblica italiana, sia in tempo di guerra che in tempo di pace, è sempre stata intossicata dai servizi segreti della Corona inglese attraverso la propaganda occulta. Giornali e editoria sono stati condizionati a partire dai tempi del Canale di Suez, quindi dalla seconda metà del 1800. E’ da allora che inizia il controllo delle élite delle nostre classi dirigenti.
Lo ha detto questa sera in sala Teatro del Centro Giovanni 23mo di Belluno, Giovanni , giornalista investigativo, saggista e autore con Mario J. Careghino del libro “”. L’incontro con l’autore, organizzato dall’Associazione presieduta da Rosalba Schenal, è stato moderato da Franco Tosolini, ricercatore storico.
Una storia tutta da riscrivere, quella raccontata da Fasanella attraverso i documenti desecretati conservati al National Archives di Kew Gardends di Londra nella contea del Surrey.
“I fascicoli che ho consultato sono rimasti sigillati dal 1910. Come mai gli storici italiani non sono mai andati a vederli? La verità a volte è pericolosa, destabilizzante”.
Giornalisti e giornali utilizzati ai servizi inglesi per influenzare la politica italiana. “Il Corriere della sera diretto da Albertini, conduce una campagna di stampa a favore dell’intervento dell’Italia nella I^ Guerra mondiale a fianco di Francia e Gran Bretagna. Giolitti, neutralista, viene bersagliato dal Corriere della Sera e costretto alle dimissioni. Quelli che verranno dopo di lui, Salandra e Sonnino, porteranno l’Italia in guerra, trattando in segreto a Londra senza consultare il Parlamento. Salvo poi alla Conferenza di pace di Parigi trattare da pezzente la delegazione italiana, tra l’altro anglofona, che preferì abbandonare l’aula. Il Corriere della sera era un giornale di partito, che condizionava i vertici della politica, dell’economia e della finanza. Anche il giornalista Benito Mussolini prima pagato dai francesi, dal 1917 riceve 100 sterline la settimana dai servizi segreti inglesi. Nel 1927 il premier inglese Churchill dipinge Mussolini come uno dei più grandi statisti della storia che ha salvato il mondo dal bolscevismo, ma soprattutto ha agevolato gli interessi inglesi. Tant’è che nega al presidente dell’Agip i finanziamenti per acquisire le azioni e prendere il controllo del petrolio dell’Iraq (di interesse britannico) e avvia la Campagna d’Africa per “il posto al sole” in Etiopia. I contatti Mussolini-Churchill si rompono con l’entrata in guerra dell’Italia a fianco a Hitler. Ed è rimasto ancora il dubbio che l’eliminazione di Mussolini sia avvenuta per mano di agenti inglesi piuttosto che dai partigiani”.
“Ci disprezzavano, ma ci temevano – sottolinea Fasanella. – Gli interessi britannici nel dopoguerra vengono tutelati piazzando tutti gli anglofoni, per lo più fascisti riciclati, nelle case editrici per creare una rete di informazione. Gli americani lo facevano per contrastare il comunismo, gli inglesi soprattutto per salvaguardare i loro interessi, le rotte commerciali e le fonti di approvvigionamento energetico. Gli inglesi consideravano l’Italia una nazione perdente, e come tale non avrebbe potuto avere una propria politica energetica avvicinandosi alle aree come Libia, Egitto, Iraq e Iran che sarebbero rimaste sotto l’influenza inglese. C’è di più. A De Gasperi viene chiesto di sciogliere l’Agip che aveva operato durante il Ventennio.
Ma De Gasperi, Mattei e dopo Moro, vogliono l’autonomia energetica dell’Italia, e per questo vengono fermati con una campagna mediatica di intossicazione.
Mattei viene chiamato per sciogliere l’Agip, solo che fonda l’Eni con l’appoggio di De Gasperi. Negli anni 1952/53 l’Italia viola l’embargo all’Iran di Mossadeq con l’acquisto di petrolio.
Interviene Churchill con i servizi segreti britannici e americani che, attraverso la Fratellanza musulmana (costruita dai servizi segreti inglesi per contrastare le tendenze nazionaliste ostili all’Inghilterra) nell’agosto del 1953 abbatte il governo guidato da Mossadeq con un colpo di stato militare e lo sostituisce con Fazlollah Zahedi, gradito agli inglesi.
Non basta. In Italia parte la macchina del fango scatenata dai servizi inglesi contro De Gasperi e Attilio Piccioni che usciranno di scena.
Alcide De Gasperi viene attaccato da Guareschi sul Candido, che monta lo scandalo delle lettere datate 1944 risultate poi false, nelle quali lo statista trentino avrebbe chiesto agli Alleati di bombardare Roma per far insorgere la popolazione contro i tedeschi. De Gasperi lascerà la politica e poco dopo morirà in circostanze poco chiare.
Il suo delfino, Attilio Piccioni, ministro degli esteri viene travolto dal caso Wilma Montesi, la ragazza romana trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica, per la quale viene accusato il figlio Piero Piccioni, compositore, che risulterà poi completamente estraneo al fatto.
E tuttavia Mattei non si lascia intimorire, anzi, anche dopo il colpo di stato in Iran, riesce a riaprire gli affari con lo Scià, rendendo inutili tutti gli sforzi inglesi.
Nel 1956 inglesi e francesi fanno la guerra a Nasser, presidente dell’Egitto, che aveva nazionalizzato la compagnia franco-britannica del canale di Suez. Ma l’Italia non partecipa, con l’assenso degli Stati Uniti che, nell’ottica anticomunista, aveva interesse a farla crescere economicamente, oltre che contrastare l’espansionismo francese e inglese. L’intervento americano e sovietico, per scongiurare una III Guerra mondiale, farà cessare il fuoco.
Nel 1962 i servizi britannici definiscono Mattei “un pericolo mortale per gli interessi inglesi”. Si scatena una campagna di stampa sul Corriere della Sera a firma di Indro Montanelli. Abbiamo confrontato i 5 articoli di Montanelli con le veline dei servizi segreti inglesi – racconta Fasanella – ed abbiamo visto che gli argomenti sviluppati da Montanelli coincidono perfettamente con quelli della propaganda occulta. Oggi possiamo dire che l’incidente aereo nel quale perse la vita Mattei, fu provocato da un sabotaggio.
Nel 1969 l’Italia arriva anche in Libia. E’ l’anno che il colonnello Gheddafi, che si era formato nelle accademie italiane, pianifica da un albergo di Abano Terme il colpo di stato e si insedia al potere. Nel controllo del petrolio, agli inglesi rimangono solo gli sceicchi sauditi.
E’ arrivato il momento di usare altri metodi, recita un messaggio impartito a Londra. Ed è curioso che una settimana prima della strage di Piazza Fontana, quella che avrebbe dovuto portare al potere i loro uomini, la stampa britannica fornisce già la spiegazione di cosa sia la strategia della tensione.
Ma quella – afferma Fasanella – non fu una strage di stato, come venne chiamata. Ma una strage contro lo stato. Un depistaggio.
Perché nessuno ha mai chiesto all’Inghilterrra di desecretare tutti i documenti?
Il caposcuola degli anti-complottisti, che cercano di delegittimare chi fa il proprio lavoro investigativo, è Paolo Mieli e il Corriere della Sera. Abbiamo trovato il nome del padre di Paolo Mieli che ricorre per 200 volte negli archivi inglesi”.
La conclusione di Fasanella è ancora più sconcertante, quando si riferisce all’assassinio di Giulio Regeni, il ragazzo sequestrato e sottoposto a torture. La storia puzza lontano un miglio, come quella dei due marò.
Perché la prevedibile (e del tutto comprensibile) ondata emotiva provocata dalla morte di Giulio Regeni, alimentata anche da una maniacale diffusione di macabri dettagli, è stata subito accompagnata da invocazioni del pugno duro contro il regime di Al Sisi annullando il contratto per lo sfruttamento del più grande giacimento di gas al mondo appena scoperto dall’Eni nel mare egiziano. Fiorenza Sarzanini, sul Corriere della sera scrive a proposito di Regeni:
«Per la sua capacità di approfondire era molto apprezzato nel mondo universitario, ma non solo. Da settembre 2013 aveva lavorato per un anno con una società di consulenza inglese, la «Oxford Analytica», specializzata in «analisi globale» per multinazionali, istituti finanziari e governi. L’azienda è stata fondata nel 1975 da David Young — ex assistente di Henry Kissinger ed ex membro del National Security Council statunitense — e nel suo board ha l’ex sottosegretario di Stato Usa John Negroponte e l’ex capo dei servizi segreti inglesi Colin McCole. I suoi responsabili non hanno però voluto rivelare le sue mansioni. In precedenza aveva avuto un’esperienza di tre mesi al Cairo, come esperto dell’Agenzia Onu per la cooperazione industriale. Quanto basta per comprendere quanto ampia fosse la sua sfera di relazioni e per quale motivo Regeni possa essere stato tradito da qualcuno che aveva accesso al suo lavoro e a sua insaputa abbia poi sfruttato e utilizzato il frutto dell’attività che svolgeva per «venderlo» a un apparato di intelligence».
Avendo a lungo studiato con Mario Josè Cereghino la macchina della propaganda occulta dell’intelligence britannica e le modalità delle sue grey e black operation non ne sono per niente stupito. Anzi. La domanda, piuttosto, è se Giulio Regeni fosse a conoscenza o meno della natura delle agenzie a cui passava i suoi report dall’Egitto. E’ possibile che non ne sapesse nulla e che sia stato semplicemente utilizzato a sua insaputa, facendo leva sui suoi genuini interessi di studioso del movimento operaio e sindacale. Se è davvero così, averlo mandato al macello o averlo addirittura in qualche modo “venduto” a qualche pezzo degli squadroni della morte egiziani, è stato un atto semplicemente ignobile. E sarebbe il caso, per una volta, che la stampa italiana incalzasse le autorità di Sua Maestà. Perché i giornali inglesi, sempre così attivi nella denuncia dei mali italiani, di sicuro non oseranno puntare il dito contro il proprio governo.

Il video: https://www.youtube.com/watch?v=VNxbxU5x308&feature=youtu.be

(rdn)

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One comment
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  1. La morte di Giulio Regeni, così come la vicenda dei due sottufficiali della marina militare sotto processo in India e, sembra incredibile, la bomba di Nassirya di molti anni fa, sono legate da un mandante comune:
    Gli interessi commerciali dei nostri cari alleati (Francia e UK) nell’area.

    E’ dal 1980 (ustica) che la Francia agisce in forma diretta per modificare gli equilibri nell’area.