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Nella Bibbia non c’è traccia di Dio. Le traduzioni errate spiegate da Mauro Biglino, martedì a Verona

Feb 15th, 2016 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina
Mauro Biglino

Mauro Biglino

I cristiani, compresi i testimoni di Geova, delle traduzioni letterali non ne vogliono sapere. E continuano a leggere l’Antico Testamento con le traduzioni false, dove “Yaweh” è tradotto con “il Signore”, “Elohim” diventa “Dio”, “Elyon” con “l’Altissimo”, “Kavod” con “Gloria” e così via.

A sostenerlo, nei suoi libri e nelle conferenze un po’ in tutta Italia, è Mauro Biglino, studioso, saggista e traduttore, collaboratore di spicco per le Edizioni San Paolo per circa dieci anni con 17 libri pubblicati. Finché l’editore ha rotto il rapporto di lavoro perché negli ultimi due volumi (non pubblicati) le verità di Biglino, diventavano imbarazzanti. Sarà a Verona al Centro Tommasoli martedì 16 febbraio alle 19.30 a presentare i suoi libri.
Secondo Biglino, nell’Antico Testamento non esiste un solo termine riconducibile a Dio così come interpretato dalla religione cristiana. Non esiste un verbo che indichi il “creare dal nulla” . Non esiste un temine che indichi “eternità”. Tutto sarebbe stato costruito attraverso delle errate traduzioni e libere interpretazioni della Bibbia.

Gli Elohim e gli Adam
Gli elohim, nel contesto biblico, erano un gruppo di individui, ben distinti dagli adam che noi consideriamo l’uomo. Gli elohim erano molto simili a noi, quindi antropomorfi e sessuati, maschi e femmine con le nostre stesse sembianze, ma disponevano di tecnologia e conoscenze tali da creare l’adam. La Bibbia non precisa la provenienza degli elohim, li descrive solo come uomini di carnagione bianchissima e privi di peli. Deuteronomio (32:8) dice inoltre che ai tempi di Peleg (personaggio biblico, figlio di Eber e padre di Reu nato 1755 anni dopo la creazione e morto 1994 anni dopo, all’età di 239 anni), gli elohim si spartirono la terra in base al numero dei figli.

I Nefilim
Nei resti della Bibbia che ci sono rimasti (che è il Codice Masoretico di Leningrado), si parla degli “Nefilim”, i cosiddetti giganti con 6 dita per ogni arto, mani e piedi. Questo termine plurale ha un termine al singolare “nephilà” che nell’aramaico significa una cosa sola, costellazione di Orione. Quindi questa è la possibile provenienza di qualcuno di quella razza. Sia gli elohim che i nefilim.

I Malahim o Malakh
In sumero-accadico i Malahim erano chiamati Mil.ku, e nella Bibbia Malakh. Sempre secondo La Bibbia, gli elohim sarebbero gli alti ufficiali, i comandanti militari, mentre i malahim, che sono stati tradotti artificiosamente come “angeli”, in realtà fatti anch’essi in carne ed ossa, erano gli esecutori, i portatori di ordini, i guardiani. In altri brani biblici appare evidente che alcune gravidanze hanno richiesto l’intervento concreto di alcuni malahim come la nascita di Sansone. “il malahim di Yahwèh apparve a questa donna e le disse: tu concepirai e partorirai un figlio …. la donna andò a dirlo al marito: un uomo di Yahwèh è venuto da me”.

Yahwèh (Dio)
Rispetto agli elohim, la Bibbia (il Vecchio Testamento) ci racconta la vicenda di un popolo che noi conosciamo come il popolo degli israeliti, e del “suo” rapporto con uno degli elohim che la Bibbia conosce con il nome di Yahwèh. Che viene trasformato in modo artificioso in Dio. Yahwèh nell’interno della gerarchia militare degli elohim, almeno dal punto di vista biblico era uno dei meno importanti in assoluto, uno dei più piccoli, uno al quale è stato assegnato un pezzo di famiglia, neanche un popolo, perché come si dice chiaramente gli è stata affidata la famiglia di Giosuè, di Giacobbe e dei suoi discendenti. Mentre tutto il resto della famiglia quella della appartenenza della famiglia di Abramo, ci dice la Bibbia che è stata affidata ad altri elohim di cui la Bibbia ci dice pure i nomi: Astarte, l’elohim di Sidone, Camos l’elohim di Moabili, e Milcom l’elohim degli Ammoniti (1Re 11:33). Tanto che Yahwèh mostrava gelosia verso di loro (Deuteroronomio 6:14,15). Quindi la Bibbia è un racconto storico del rapporto tra un elohim (Yahwèh) e quel pezzo di famiglia affidatogli da Elion, capo dei elohim.

L’uomo, un esperimento di ingegneria genetica
“Creato ad immagine e somiglianza”. Così la Genesi confeziona la formazione dell’uomo. E cos’è che contiene l’immagine e la somiglianza di qualcuno che può essere estratto se non il dna? La Bibbia chiama tselem, il dna degli elohim e afar il dna degli ominidi in cui è stato innestato il tselem degli elohim. Il termine tselem, viene tradotto dal dizionario di ebraico e aramaico biblici: “something cut out”, qualcosa di tagliato fuori. Biglino ci ricorda che i Sumeri molto prima dicevano che l’uomo era stato prodotto purificando il sangue di Anunnaki, giovani maschi, dai quali veniva estratto ciò che doveva essere poi inserito nell’ominide prescelto.

Adamo ed Eva
Per quanto riguarda gli Adam, va detto che il racconto di Adamo ed Eva non è il racconto della fabbricazione dell’uomo sapiens. Ma è un successivo intervento di ingegneria genetica degli elohim per creare una razza speciale che lavorasse per loro. Infatti la Bibbia dice che li hanno fatti in un posto, che era il loro posto sperimentale, e poi presi e messi in un altro posto.

La morte degli elohim (la morte di Dio)
La Bibbia dice che gli elohim (Dio) muoiono come gli adam. In un brano, infatti, si racconta di una assemblea degli elohim e del capo che li rimprovera perché non stanno governando come dovrebbero, avvertendoli che moriranno anche loro come gli adam, ovvero come gli uomini. E’ evidente che tale affermazione, se correttamente tradotta, determinerebbe il crollo della religione monoteista. E’ curioso, poi, che dopo aver affermato che elohim significa Dio, in questo passo il termine elohim viene tradotto con “giudici”. Non potendo ammettere che l’Antico Testamento dice che gli elohim sono tanti, vivono a lungo, ma muoiono come gli adam.
La Bibbia, insomma, non è un testo di religione e nemmeno un testo di teologia, ma è un normalissimo libro di storia che racconta del rapporto tra un popolo e un pezzo di famiglia e di un elohim chiamto Yhawèh.

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One comment
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  1. basta pensare che il racconto bibblico si svolge in una porzione minimale del globo terraqueo; senza parlare dell’imensità dell’universo; e non in tutti i popoli che vivevano sulla terra.
    Anche i personaggi raccontati erano un’infinitesima parte dell’umanità

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