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Il complotto per uccidere Hitler e Mussolini a Villa Gaggia nel 1943 secondo Kolosov

Feb 9th, 2016 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

hitlermussolini-villagaggiaChe il 19 luglio del 1943 per l’incontro di Villa Gaggia (Belluno) tra Hitler e Mussolini esistesse un piano preciso per sopprimere i due dittatori, non vi sono dubbi.
A raccontarne i retroscena in un’intervista del 2003 (contenuta nel libro Belluno ieri e oggi, cronache del passato) è stato il compianto Armando Bettiol all’epoca 19enne studente alla Facoltà di giurisprudenza a Padova con Ernesto Tattoni, entrambi esponenti del Partito d’Azione e protagonisti del progetto del blitz. I contatti con l’antifascismo bellunese avvennero tramite il maggiore Cesare Del Vecchio, comandante del ricostituito Battaglione Val Cismon del III° Reggimento Alpini che era stato decimato durante le Campagne di Grecia e di Russia. E dunque si può ragionevolmente ritenere che tramite l’ufficiale degli alpini vi fosse l’azione dello Stato maggiore dell’Esercito. Bettiol, infatti, racconta che una delle riunioni organizzative si tenne proprio nella villa di Badoglio.
Il piano prevedeva che un centinaio di Alpini del Btg Val Cismon designati per il picchetto d’onore a Villa Gaggia, avrebbero lanciato le bombe a mano eliminando Hitler e Mussolini. I tre ingredienti fondamentali per il successo dell’operazione c’erano tutti: motivazione, addestramento ed effetto sorpresa. E anche l’organizzazione del blitz poteva contare sulle due organizzazioni antifasciste, il Comitato d’azione antifascista che faceva capo al Partito d’Azione e la rete del Partito Comunista.

Ma all’ultimo momento c’è un cambio di programma. Il picchetto d’onore degli Alpini viene cancellato. E dunque, il blitz sarebbe stato più difficile e dall’esito incerto, perché gli Alpini avrebbero dovuto penetrare dal bosco superandola barriera di fuoco delle mitragliatrici delle SS piazzate nei fossati intorno alla villa. Quindi, sotto il profilo militare, il blitz avrebbe avuto scarse possibilità di successo. L’attentato però viene sospeso per lo più per ragioni politiche su ordine delle direzioni nazionali del Pci e del PdA, rappresentate da Concetto Marchesi e da Ugo La Malfa. L’improvviso cambio di programma, secondo l’ipotesi di Bettiol, non è dovuto alla diffidenza di Berlino, che cancella il picchetto armato, ma da ragioni di opportunità politica maturate a Roma. Su questo punto, come vedremo, la ricostruzione non collima con quella che andremo a raccontare. Il Vaticano, secondo l’ipotesi di Bettiol, aveva buoni motivi per fermare il blitz, perché temeva l’avanzata del Comunismo. E quindi si preferisce attendere l’intervento degli anglo-americani, piuttosto che correre il rischio di consegnare il Paese nelle mani dell’antifascismo rosso, che con l’eliminazione dei due dittatori avrebbe rivendicato l’assoluta paternità dell’azione.
mussolini-e-hitler-incontro-villa-gaggiaA tutto questo si aggiunge la testimonianza del giornalista sovietico Kolosov che nel 1943 era corrispondente da Roma dell’Izvestija, il secondo giornale dopo la Pravda. Da non confondere con il suo omonimo Leonid Kolosov (nato nel 1926), agente sovietico, colonnello vicecapo del KGB a Roma, anche quest’ultimo con l’incarico di corrispondente della Izvestija dal 1952 al 1972 divenuto celebre per il caso Mitrokhin.
Ebbene, in una dichiarazione da Mosca del 13 novembre del 1967 riportata il giorno dopo dal Corriere della Sera, Kolosov (il primo corrispondente) conferma che al maggiore degli alpini Cesare Del Vecchio, che faceva parte del movimento clandestino antifascista di Belluno insieme al comunista professor Concetto Marchesi, venne affidato l’incarico di formare la scorta.  Già dal giugno del ’43, infatti, – riferisce sempre Kolosov – circolava la voce dell’incontro a Villa Gaggia. Circostanza quest’ultima confermata dall’ordine di servizio della Questura di Belluno datato 24 giugno ’43, conservato all’Archivio di Stato di Belluno, dove in previsione dell’incontro, si dispongono le misure di sicurezza. Nel documento, sono precisati gli obiettivi strategici da sorvegliare, la dislocazione di poliziotti, carabinieri, camicie nere, militi della strada ed anche delle due squadre speciali di Hitler e Mussolini di 200 uomini ciascuna.
Secondo Kolosov, il piano prevedeva che le prime file di 40 uomini schierati del Battaglione Val Cismon avrebbero dovuto sparare su Hitler e Mussolini mentre le seconde file avrebbero lanciato le bombe sui due dittatori. Anche il giornalista sovietico riferisce di un cambio di programma. La scorta – così la chiama Kolosov, ma è più verosimile a questo punto ritenere che si trattasse di un picchetto d’onore – doveva essere disarmata. Una precauzione che la dice lunga sulla fiducia che Berlino oramai aveva nell’alleato italiano. Inoltre, al maggiore Del Vecchio viene dato l’ordine di effettuare un’esercitazione, un campo estivo, con il suo battaglione, e in questo modo viene allontanato dal luogo dell’incontro di Hitler e Mussolini. La scorta – riferisce Kolosov – di conseguenza, viene affidata ai reparti delle SS. Tutti provvedimenti cautelativi che evidentemente pretesero i tedeschi per questioni di sicurezza. L’imprevisto dell’allontanamento del maggiore Del Vecchio, costringe ad una modifica del piano. Secondo Kolosov “i cospiratori a quel punto decidono di tentare il tutto per tutto”. Quindici alpini comandati dal sergente Nino Piazza, avrebbero dovuto raggiungere in bicicletta Villa Gaggia, e poi a piedi percorrere circa un chilometro tra i prati e i boschi per cogliere alle spalle il corteo di auto e colpire con il lancio delle bombe a mano. Ma il piano va in fumo, perché i soldati del sergente Piazza, quando vengono avvisati che Hitler e Mussolini sono arrivati da 3 ore a Villa Gaggia, è già troppo tardi. Infatti quando arrivano in prossimità della villa in bicicletta è già tutto finito e tutti se ne sono andati. 

Kolosov racconta anche alcuni particolari dell’incontro, che evidentemente gli furono riferiti. Da un “ristorante alla moda” di Milano (così lo definisce il corrispondente dell’Izvestija), arriva il cuoco personale di Mussolini con 8 camerieri. Hitler e Mussolini si incontrano nella sala da biliardo della Villa. Il Duce rimane silenzioso nonostante le pressioni del capo di stato maggiore Ambrosio che vorrebbe da Mussolini che dichiarasse all’alleato che l’Italia non è più nelle condizioni di proseguire la guerra. Mussolini non tocca cibo, ma prende solo un caffè, mentre Hitler si complimenta con il cuoco.

Precedente articolo: http://www.bellunopress.it/2009/07/21/quel-19-luglio-di-66-anni-fa-lo-storico-incontro-a-villa-gaggia-tra-hitler-e-mussolini/

Roberto De Nart

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