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martedì, Luglio 7, 2020
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Caso Sappada tra favole e realtà. Raffaela Bellot: “Lacrime di coccodrillo e risvegli di belle addormentate. Si specula sulla pazienza dei bellunesi”

Raffaela Bellot, senatrice
Raffaela Bellot, senatrice

La senatrice Raffaela Bellot apre con amara ironia alle dichiarazioni che continuano ad accavallarsi sulle sorti di Sappada.

“È vero che viviamo una vita frenetica, ma sono certa che i vari rappresentanti regionali, che in questi giorni si affannano per avere il loro nome legato alla vicenda sappadina, non avranno certo dimenticato gli emendamenti che ho ripresentato l’ultima volta lo scorso settembre in Senato. Perché non si sono uniti per dare risalto e sostegno mediatico all’iniziativa allora?”
L’appunto della senatrice tosiana si riferisce alla serie di emendamenti che ha presentato in Senato nell’ambito della riforma costituzionale, con la richiesta specifica di modifica dell’articolo 116 della Costituzione, così da veder finalmente riconosciuta Belluno provincia autonoma, al pari delle altre regioni e province autonome confinanti. Azione che aveva pubblicamente resa nota già lo scorso settembre, ma che ha promosso fortemente durante tutto l’iter di discussione delle proposte di riforma costituzionale.
“Non serve che intervenga qualcuno da fuori a dirci quanto il Veneto perderebbe se perdesse la provincia di Belluno. La richiesta di negare le proprie origini e di essere integrati in un sistema confinante non è mai una richiesta che nasce a cuor leggero. Chi esce con queste affermazioni ha idea del livello di esasperazione che si cela dietro un’azione come quella intrapresa dai Comuni referendari del bellunese? E sentirsi dire oggi -Se restate saprete che noi ci siamo-? La montagna bellunese ha sempre saputo che esiste il resto del Veneto ma da tempo chiede che sia vero anche il contrario.
Nessuno è felice di vedere pezzi di territorio che chiedono di migrare altrove ma, in coscienza, vedendo l’immobilità con cui la regione Veneto continua a rispondere, non mi sento certo né di giudicare, né di osteggiare la scelta di chi chiede di andarsene.
Nè sì può pensare di continuare ad ignorare la situazione di quei Comuni, in cui la volontà popolare si è espressa tramite referendum e che sono ancora in attesa di risposta. Cito un caso su tutti, quello del comune di Lamon, che ormai aspetta da più di dieci anni di ricevere un sì o un no.
Bene che voci da tutti i cori parlino finalmente di articolo 116, magari riuscissimo davvero a mettere in piedi il famoso tavolo di dialogo, dove l’unico interesse da perseguire fosse quello delle specificità montane.
Ma non posso trattenere una vena ironica nel rispondere a queste voci che ora si alzano, piangendo il loro dispiacere e dicendo di impegnarsi per le tutele. Dove sono stati fin ora? Di cosa si stavano occupando?”
La tosiana Bellot chiude con una riflessione sulla previsione di una fuga di massa fatta dal collega parlamentare del PD “De Menech profila un futuro in cui via, via, i Comuni di confine spingeranno per andarsene. Come lui mi auguro di non vedere scomparire la nostra Provincia. Ma rilancio ricordando a tutti i tempi lunghissimi che hanno portato oggi il caso sappadino a quello che è un punto di svolta: Sappada ha cominciato a chieder di andarsene nel 2008, siamo nel 2016. Quanto siamo disposti a fare assieme perché i Comuni bellunesi si sentano tutelati e non si trovino a voler chiedere di cambiare Regione?”

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