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Il 70% dei giovani italiani all’estero non conosce l’Aire

Dic 25th, 2015 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

convegnoQuanti sono gli italiani recentemente emigrati? Chi sono? Torneranno? Perché sono partiti? Che impatto ha la loro partenza sul profilo della società che “resta”? Che politiche attuano le istituzioni per incentivare il rientro dei talenti e il coinvolgimento dei cittadini espatriati? Come si organizza la società civile italiana dal basso, dall’Italia e dal mondo?

Per rispondere a tutte queste domande l’associazione Italents e la rete Exbo si sono unite per organizzare un appuntamento che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali provenienti da Sardegna, Umbria, Puglia, e di referenti delle istituzioni locali: il neopresidente della Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo Gian Luigi Molinari, la consigliera regionale Roberta Mori (autrice della riforma della Consulta) e l’assessore del Comune di Bologna Nadia Monti, che ha avviato numerosi progetti in collaborazione con la rete di Bolognesi nel Mondo Exbo.

I lavori si sono svolti sabato 19 dicembre presso l’Urban Center di Bologna. Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi, dell’associazione Italents, hanno presentato per la prima volta la ricerca svolta in collaborazione tra Italents, la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo, la regione Emilia-Romagna e con il contributo dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.

«Nel nostro Paese vi è un impoverimento sia in uscita che in entrata – la riflessione di           Rosina nel suo intervento, che ha sottolineato come – i giovani che emigrano non tornano per portare sviluppo al sistema Italia». Una situazione drammatica che, se non cambierà rotta, porterà la nostra nazione ad un vero arretramento. I presupposti ci sono per impostare la marcia che ci porterà verso il futuro, ma per innestarla è importante che la politica faccia la sua parte, mettendo in relazione la community degli expat e proponendo loro delle opportunità affinché possano rientrare in Italia.

Paolo Balduzzi ha riportato un estratto della ricerca messa in atto da italents: «Abbiamo intervistato, attraverso un questionario, un bacino di utenza pari a 300 persone residenti all’estero. I risultati mettono in luce che il 70% dei nuovi emigranti non si iscrive all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero, ndr) perché non ne conoscono nemmeno l’esistenza». Dalla relazione di Balduzzi, inoltre, è emerso che fino ai primi tre anni vi è ancora qualche possibilità che l’expat possa rientrare in Italia. Passato questo periodo è assai difficile il ritorno. «Dobbiamo quindi puntare su questa prima fase triennale».

E’ seguito un ampio panel di istituzioni italiane che hanno presentato le loro politiche per il rientro dei talenti e per il coinvolgimento attivo dei cittadini espatriati.

Nel pomeriggio l’accento è stato portato invece, sotto forma di workshops, sul terreno di incontro tra le associazioni che operano su un territorio vasto come il mondo e quelle amministrazioni locali che sono interessate a sviluppare un rapporto di collaborazioni dirette con i propri cittadini all’estero.

Maria Chiara Prodi, di Exbo, ha ben evidenziato le problematiche attuali che vivono gli expat: «L’Aire deve subire un profondo cambiamento perché così come è impostata non permette allo Stato italiano di avere un chiaro quadro del fenomeno migratorio. Inoltre stiamo ancora aspettando i risultati del censimento dell’Istat in merito agli italiani residenti all’estero. E’ poi doveroso – ha continuato la Prodi – creare un punto di informazione e consulenza per le migliaia di giovani che decidono di partire».

Se infatti molti non si registrano all’Aire per ignoranza questo comporta anche un costo per le Regioni italiane. La Regione Emilia Romagna ha citato anche una cifra: ogni italiano residente all’estero che non si iscrive all’Aire (l’iscrizione è obbligatoria dopo 12 mesi di permanenza all’estero, ndr) equivale ad una spesa annua di 3.000 euro.

Sempre Maria Chiara Prodi ha portato un’interessante riflessione: «Il nostro Paese si è sviluppato grazie alle rimesse dei nostri nonni. Coloro che sono partiti un secolo fa e con grandi sacrifici hanno mandato i soldi guadagnati in Italia. Adesso c’è un’altro tipo di rimessa, che possiamo definire “rimessa 2.0”: sono i nostri giovani che all’estero si sono maggiormente formati e che vogliono portare alla propria nazione, per il suo sviluppo, quanto appreso».

Presente all’incontro anche l’ABM, con il direttore Marco Crepaz, il quale ha illustrato l’evoluzione dell’Associazione nei 50 anni di storia: «Il nostro socialnetwork Bellunoradici.net sta per essere aggiornato con una nuova sezione dedicata agli studenti – ha evidenziato Crepaz nel suo intervento – in modo da creare una sinergia tra chi vive a Belluno e chi si trova fuori provincia. Inoltre, non manca l’informazione attraverso la nostra rivista, il sito e l’aggiornamento costante dei social».

In conclusione, da questa edizione di Meetalents è emersa la volontà di cambiare in meglio la dinamica migratoria dei nostri expat, puntando su un confronto e un dialogo diretto con la politica nazionale, regionale e locale.

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