Thursday, 14 November 2019 - 03:24
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

In libreria. “Storia di Bortolo cavatore di pietre” di Tieri Fillipin

Dic 19th, 2015 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

storia di bortolo di tieri filippinChi passa oggi nelle montagne bellunesi dalle parti di Tisoi, Libano, Val d’Antre, Conch, Bez noterà grotte scavate nella parete rocciosa. Sono i resti delle “Buse mole”, le cave di arenaria che per tanti decenni hanno dato lavoro e sopravvivenza a migliaia di bellunesi.
Sono storie di vita aspre, con la “pussiera”, la micidiale polvere che si sprigionava dalla pietra e penetrava nei polmoni conducendo ad una fine precoce. Un mondo fatto di sacrifici, sofferenza, dolore e miseria.

Un bellunese nato in Belgio, ma tornato in patria, Tieri Filippin, ha voluto raccontare una di queste esistenze con il titolo “Storia di Bortolo cavatore di pietre” edito dal bravo e coraggioso editore trevigiano Sismondi di Salgareda. Dino Bridda ne ha fatto una sentita prefazione che rievoca la società bellunese tra Otto e Novecento.
Bortolo Loti era nato alla fine dell’Ottocento. Il suo futuro prevedeva o l’emigrazione o una vita di fatica vicino a casa, lavorando come “molàs”, cioè cavatore di arenaria. Un piccone, una serie di cunei e tanta forza erano gli elementi indispensabili per racimolare il denaro e far sopravvivere la famiglia.
Quella che ci racconta con sentimento commosso Filippin, con dovizia di termini tecnici, disegni degli attrezzi e pregevoli foto d’epoca è una società che pochi ricordano. E, tuttavia, è indispensabile non dimenticarla. Perché dal sacrificio di quelle persone (gli uomini in cava nei campi e le donne in casa) è nata la nostra società. Che, se non altro, ci risparmia la fatica grazie alla meccanizzazione.
Non mancano episodi dolorosi, tragici come quei contadini che per non perdere qualche taglio di fieno vengono sorpresi dal temporale con funeste conseguenze. La fatica era il pane quotidiano in queste misere case che soltanto la tenacia e la fede religiosa ha sorretto.
Bortolo è morto a 65 anni con la soddisfazione di essere stato il più longevo dei molàs e se ne è andato mentre nel campanile del suo paese risuonavano i rintocchi della nuova campana.
Filippin è riuscito a dipingere con i suoi ritratti letterari innumerevoli esistenze che altrimenti sarebbero state dimenticate. Gli dobbiamo un grazie per questo suo inizio di scrittore. Che è cominciato bene anche se, nella forma e nella cura linguistica, è ancora ai primi passi. Anche per scrivere occorrono pazienza e sacrificio.

Sante Rossetto

Share

One comment
Leave a comment »

  1. Veramente emozionante percorrere questo racconto che un mio amico mi ha offerto, mio nonno di Barp ha lavorato nelle buse mole e non l’ho mai conosciuto é morto come gli altri ben prima del tempo , mia nonna raccontava che vivevano di stenti e sopravvivevano grazie alla mucca, ai duri lavori nei campi, io che vivo da anni in Francia, per ricordo ho conservato il terreno che mia nonna usava per il fieno et per le patate, sopra Barp in località Pian di Fraina, lo chiamavano col de Cros. Ho visitato le grotte sotto Libano dove ha lavorato mio nonno, quelle sotto la grotta del formaggio, alcune sono ancora in uno stato di buona conservazione e ogni volta che le visito provo una grande emozione.
    Avrei qualche domanda sulla storia delle buse mole e avrei voluto ricostruire il percorso di mio nonno, chissà se rimane qualche persona con delle informazioni e dati personali.
    Complimenti e grazie a Tieri.