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sabato, Maggio 30, 2020
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W l’aria pulita…pensando a Parigi

Seduta al solito tavolino del bar della piazza, mi godo il bellissimo panorama alpino. Poi sfoglio il quotidiano che oggi riporta dei titoli a caratteri cubitali sull’inquinamento, l’ambiente, la conferenza internazionale sul clima di Parigi. 

conferenza sul clima parigiIn un primo momento ho l’impressione che parlare di tutela dell’ambiente sia inutile: la sensazione mi nasce a vedere le splendide vette, un paradiso baciato dal sole. Contribuiscono anche i meravigliosi profumi degli aghi di pino, delle cortecce, delle foglie del sottobosco che arrivano fino alla piazza e si fondono con l’aroma del caffè.

Sposto lo sguardo alla TV sempre accesa del bar: passano le immagini del Brasile, è immortalata la macchia rossa che continua dal 5 novembre scorso a compromettere la fauna e la flora del fiume Rio Doce e delle coste dell’Oceano Atlantico. Ritorno al quotidiano che riporta tanti approfondimenti sul tema.
Quando arriva il mio ospite – in profondo ritardo, come al solito – si siede e commenta quanto sto leggendo. G* dice col suo piglio critico: “Non risolveranno nulla a Parigi. Sono lì solo per ‘pro forma’, un’altra bella presa in giro. L’inquinamento continua, la situazione si aggrava, penso non solo alla macchia del Brasile del mese scorso, ma ad esempio ai fiumi indiani, alle miniere in Zambia, le discariche di rifiuti elettronici in Ghana. E Pechino? Quasi ogni giorno oramai la popolazione è invitata a non uscire di casa per l’inquinamento dell’aria.
“Almeno qui in montagna state bene!” aggiungo tra la provocazione e l’ingenuità.
“Stai scherzando? Il Veneto è una delle regioni più inquinate, se giù in città il 92% delle centraline ha superato quest’anno il limite dei 35 giorni consentiti, qui in montagna forse non hai notato che le temperature sono troppo alte, che non nevica quasi più, che invece è aumentato il traffico? E poi i laghi alpini? Altro che acqua cristallina: hanno più DDT che i laghi a livello del mare”
Non so cosa rispondere e faccio un cenno di consenso. “Sì è vero quello che dici, ma vedrai che a Parigi qualcosa di buono faranno! Intanto è positivo che i 150 grandi paesi del mondo si ritrovino allo stesso tavolo. Io voglio essere ottimista”. Mi rendo conto della gaffe appena ho pronunciato la parola “ottimista”: non è da me. Di solito vedo nero e sono pessimista. Ma sarà l’atmosfera da week end prolungato per il ponte dell’Immacolata, sarà il sole che in montagna mette allegria, sarà l’aria certo migliore della periferia in cui abito di solito, non me la sento di gufare e voglio davvero credere alle strette di mano dei capi di stato: ne vedo alcune proprio nella pagina degli “esteri”.
G* ordina il suo solito cappuccino e si china a digitare sul tablet che ha sempre con sé: forse scrive un articolo contro le conferenze sul clima? Oppure – chissà – una lettera disperata a Babbo Natale che ci renda più buoni e più attenti all’ambiente? Lo spero anch’io, ma non basta sperare. Staremo a vedere se anche questa volta la montagna partorirà il solito topolino.

Bruna Mozzi

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