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49mo Rapporto Censis 2015 sulla situazione del Paese: una società a bassa autopropulsione, che non ritrova il gusto del rischio

censisell’«Italia dello zero virgola», in cui le variazioni congiunturali degli indicatori economici sono ancora minime, continua a gonfiarsi la bolla del risparmio cautelativo e non si riaccende la propensione al rischio. Ma c’è una piattaforma di ripartenza del Paese: una geografia dei vincenti che gioca sul driver dell’ibridazione di settori e competenze tradizionali. Che così si trasformano: è il nuovo Italian style.

Lo rivela il 49mo Rapporto Censis 2015 sulla situazione del Paese.

Capitolo «Processi formativi» del 49° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2015
 Adolescenti e internet: consolidare il ruolo educativo della scuola. Secondo il 78,2% del panel di dirigenti scolastici consultati nell’ambito di una indagine del Censis, in collaborazione con la Polizia postale e delle comunicazioni, gli studenti sono esposti a pericoli virtuali come a pericoli reali, e solo per il 17,7% internet rappresenta il rischio più pericoloso. È a casa che il 90,2% dei rispondenti ritiene che sia più alta l’esposizione a un uso improprio di internet, cui si aggiungono gli altri luoghi e momenti del tempo libero (9,6%). La scuola, viceversa, è considerata dai dirigenti intervistati un luogo sicuro, controllato, e solo lo 0,2% del totale segnala il possibile rischio. Tra i pericoli del web, in una scala che da va da 1=minima probabilità a 10=massima probabilità, i dirigenti indicano in primo luogo le prepotenze online che, se reiterate, danno luogo a vere e proprie forme di cyberbullismo (7,0), ma segnalano anche le insidie insite nella diffusione dei giochi online (6,4). Minori ma non inesistenti sono ritenute le probabilità per uno studente di essere adescato online (5,4), di essere spinto verso qualche forma di disturbo alimentare (3,9) o di essere vittima di siti web che svolgono proselitismo religioso e/o terroristico (3,2). Il 54,9% dei dirigenti scolastici ha dovuto gestire negli anni casi di cyberbullismo, percentuale che sale ulteriormente tra i dirigenti delle scuole secondarie di II grado (59,3%). Rendere i genitori consapevoli della gravità dell’accaduto rappresenta la principale difficolta da loro incontrata nella gestione dei casi critici (58,5%). Le Forze di polizia risultano essere i principali attori di supporto (73,6%) al 56,6% di istituzioni scolastiche che hanno organizzato incontri con i genitori su internet e i nuovi media. Il 51,2% degli intervistati afferma che nell’offerta di formazione e aggiornamento loro destinata non sia dato uno spazio sufficiente alle tematiche dei rischi di internet per i minori. Ancora maggiore (69,4%) è il fabbisogno di formazione per il personale Ata.apitolo «Comunicazione e media»
I consumi mediatici degli italiani al 2015. Nel 2015 la televisione ha una quota di telespettatori vicina alla totalità della popolazione (il 96,7%). Ma aumenta l’abitudine a guardare la tv attraverso i nuovi device: +1,6% di utenza rispetto al 2013 per la web tv, +4,8% per la mobile tv, mentre le tv satellitari si attestano a una utenza complessiva del 42,4% e il 10% degli italiani usa la smart tv che si può connettere alla rete. Anche per la radio si conferma una larghissima diffusione di massa (l’utenza complessiva corrisponde all’83,9% degli italiani), con l’ascolto per mezzo dei telefoni cellulari (+2%) e via internet (+2%) ancora in ascesa. In effetti, gli utenti di internet continuano ad aumentare (+7,4%), raggiungendo una penetrazione del 70,9% della popolazione italiana. Le connessioni mobili mostrano una grande vitalità, con gli smartphone forti di una crescita a doppia cifra (+12,9%) che li porta oggi a essere impiegati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), e i tablet praticamente raddoppiano la loro diffusione e diventano di uso comune per un italiano su quattro (26,6%). Aumenta ancora la presenza degli italiani sui social network, che vedono primeggiare Facebook, frequentato dal 50,3% dell’intera popolazione e addirittura dal 77,4% dei giovani under 30, mentre Youtube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e il 10,1% degli italiani usa Twitter. Al tempo stesso, non si inverte il ciclo negativo per la carta stampata, che non riesce ad arginare le perdite di lettori: -1,6% per i quotidiani, -11,4% per la free press, stabili i settimanali e i mensili, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%). Non è favorevole l’andamento della lettura dei libri (-0,7%): gli italiani che ne hanno letto almeno uno nell’ultimo anno sono solo il 51,4% del totale, e gli e-book contano su una utenza ancora limitata all’8,9% (per quanto in crescita: +3,7%).

Abissali le distanze tra giovani e anziani. Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 91,9%, mentre è ferma al 27,8% tra gli anziani. L’85,7% dei primi usa telefoni smartphone, ma lo fa solo il 13,2% dei secondi. Il 77,4% degli under 30 è iscritto a Facebook, contro appena il 14,3% degli over 65. Il 72,5% dei giovani usa Youtube, come fa solo il 6,6% degli ultrasessantacinquenni. I giovani che guardano la web tv (il 40,7%) sono un multiplo significativo degli anziani che fanno altrettanto (il 7,1%). Il 40,3% dei primi ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, dieci volte di più dei secondi (4,1%). E mentre un giovane su tre (il 36,6%) ha già un tablet, solo il 6% degli anziani lo usa.

Vola la spesa per i consumi tecnologici: la disintermediazione digitale riscrive le regole dell’economia reale. Tra il 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi, e il 2014, la voce «telefonia» ha più che raddoppiato il suo peso nelle spese degli italiani (+145,8%), superando i 26,8 miliardi di euro nell’ultimo anno, mentre nello stesso arco di tempo i consumi complessivi flettevano del 7,5%, la spesa per l’acquisto dei libri crollava del 25,3%, le vendite giornaliere di quotidiani passavano da 5,4 a 3,7 milioni di copie (-31%).

 

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