Friday, 23 February 2018 - 00:30

Pregiudizi come neve al sole * di Bruna Mozzi

Ott 26th, 2015 | By | Category: Dicono di voi, Prima Pagina

moka caffèL’altro giorno passeggio per il mio caro paesino di montagna dove trascorro il fine settimana e mi capita di vedere un gruppo di turisti; dalla parlata deduco che non sono del nordest, nemmeno del centro. Presumo che siano campani, anche perché guardando bene, vedo che una delle signore sulla borsa ha l’immagine di San Gennaro che si staglia vicino ad un’ampolla di sangue. Supero il primo momento di stupore e restando un po’ sulle mie, lontano a sufficienza per non esser vista, ma anche vicina a abbastanza per vedere e sentire, confesso, mi metto ad ascoltare. Ma Peppì – dice la signora dalla borsa originale – a cà non ci stà u caffè come da noi!?
No, cara – le risponde il marito in lingua italiana – nei piccoli paesini di montagna fanno ancora il caffè con la moka…bisogna che ci si adatti, che vuoi che ci faccia! Qui sono ancora ai tempi dei nostri nonni…
Nel frattempo passa accanto a me il proprietario del bar del centro, il signor Μ. Non resisto a raccontargli il fatto e appena ho finito di riferirgli quanto ho sentito, mi dice che gli capitano spesso avventori del genere, che credono che nei paesini di montagna si sia fermi all’Ottocento e che non vi arrivi la civiltà: dicono così di noi, ma li perdòno, non sanno davvero ciò che dicono. Poi, quando entrano nelle nostre pasticcerie, nei ristoranti e nei bar attrezzati, si stupiscono e ne escono sempre soddisfatti.
Son duri a morire i luoghi comuni – aggiungo io, mentre seguo con la coda dell’occhio gli avventori partenopei. Son scesi da un fuoristrada metalizzato ultimo modello, di quelli adatti alle spedizioni in Patagonia o nel deserto del Sahara e che per l’asfalto delle strade provinciali sono un’iperbole, un’esagerazione. Nel frattempo mi godo il sole di mezzo autunno e l’aria fresca di fine ottobre. Il panorama è splendido e la vetta del Civetta domina imperiosa.
Un’altra signora del gruppo, mentre si infila la pelliccia striata il cui effluvio di naftalina arriva fino alle mie narici, esclama: ma sapranno fare il sugo come lo facciamo noi…che io la pasta non la mangio se non hanno ‘a pummarola bbona!
La consola il solito signore che crede di saperla lunga e le dice che se la deve mettere via con la pummarola e che al massimo qui può trovare un po’ di polenta, poi, se è stagione, qualche fungo e stop, la cucina di montagna è povera e non offre nulla – aggiunge. Eppure io lo so, si mangia bene qui, roba genuina e a kmZero: canederli, gnocchi di patate. gnocchi di polenta, stufati, pasta di farina di castagne, carne di tutti i tipi, persino il cinghiale…per non parlar dei dolci, delle torte rustiche, del pane casereccio…impossibile resistervi. Ce n’è per tutti i gusti. E poi i vini, da vigne coltivate in stretti fazzoletti di terra con amore e passione della gente di qui. Sono spesso i vecchi che fanno questi lavori, ma li continuano finché possono e li tramandano a figli e nipoti. E forse proprio a motivo della crisi, i giovani bellunesi si riscoprono agricoltori e vignaioli…Tra me e me penso che appena vado in pensione mi trasferisco qui e mi coltivo un piccolo vigneto.
Le mie fantasticherie sono interrotte bruscamente dal solito SUV che sgomma via dalla piazza in direzione della più vicina funivia: i turisti non fanno un passo in più di quanto devono e non sia mai che arrivino a piedi alla seggiovia o ai sentieri fuori paese. L’auto lascia una scia densa e scura che mi ricorda la pianura e la città: le rivedrò lunedì, ma nel frattempo mi godo l’aria pura della montagna.
Un gruppo di turisti tedeschi, credo bavaresi, si avvicina chiacchierando ad alta voce; loro fanno sul serio. Hanno tutta l’attrezzatura perfetta ad hoc per la montagna: zaino, bastoncini, pedule semileggere, borraccia. Sono tutti sulla sessantina, in forma e arzilli. Hanno tutto l’occorrente con loro e non comperano nulla. Men che meno il vino: vanno giù di birra che portano dalle loro zone. Eppure qui persino nei rifugi ne ho sempre trovata, di quella buona, alla spina o in bottiglia. Altro luogo comune da dissipare.
Uno dei napoletani è rimasto giù in piazza e sta sbraitando come un forsennato al cellulare: non trova la linea e maledice la montagna. Dopo poco si accorge che il motivo della mancata telefonata è la batteria a Zero e quatto quatto, buono buono si siede sull’ultima panchina del parco.
Nel frattempo mi rinfranco con l’ultimo spiraglio di sole che fa capolino tra gli alberi, prima di scendere del tutto oltre la montagna. E’ dura sfatare i luoghi comuni, ma non mollo e il “dicono di voi” continua.

Bruna Mozzi

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2 comments
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  1. Leggendo il racconto, mi pare che i pregiudizi siano reciproci.

  2. Infatti. Da Cadorino posso dire che non ho mai pagato, al sud, un piatto con mezzo pomodoro, mezza zucchina, mezza cipolla ad 8 euro come a San Vito. Più o meno è sempre la solita italianità; il bue che da del cornuto all’asino. Nel frattempo che noi ci azzuffiamo come i polli di Renzo di manzoniana memoria, tutti ci superano in …. tutto.

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