Wednesday, 18 July 2018 - 03:17

Ferrovia. J’accuse dell’Unione comunale del Pd ai rappresentanti politici bellunesi: “Grave inerzia del sindaco di Belluno, della Provincia, dell’assessore regionale e del consigliere”

Ott 14th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

trenoLa ferrovia rappresenta per Belluno il mezzo di trasporto collettivo irrinunciabile per il collegamento con il resto del paese, e la spina dorsale del trasporto pubblico locale integrato con la modalità su gomma.

Per questo motivo, oltre che per una serie di altre considerazioni che seguono, l’Assemblea dell’Unione comunale del Pd di Belluno ha approvato ieri sera (martedì 13 ottobre) all’unanimità un ordine del giorno nel quale rileva la “grave inerzia del sindaco di Belluno, della Provincia e dei rappresentanti bellunesi in Regione (consigliere e assessore) su questo tema di vitale importanza per la nostra città e per l’intero territorio provinciale”.

Si alzano i toni della protesta dunque dell’Unione comunale del Pd guidata da Quinto Piol, ex assessore provinciale alla viabilità, che fissa in alcuni punti dell’ordine del giorno la necessità, divenuta oramai improrogabile, di un intervento di tutti i rappresentanti nelle istituzioni, Comune di Belluno, Provincia , Regione e Stato, nonché degli organismi del Partito democratico, a sostegno della ferrovia bellunese. Un’esigenza, da sempre sostenuta dal PD e condivisa dall’intero territorio bellunese, circa la necessità del collegamento con il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) a sud, l’elettrificazione e la realizzazione del collegamento Venezia-Cortina-Dobbiaco;
Tutto questo, alla luce dei recenti roboanti proclami di potenziamento ed ammodernamento (elettrificazione, treni nuovi, trasporto bici a fini turistici, ecc) fatti dal presidente della Regione Veneto, con riferimento anche al prolungamento a nord. Nonostante i fatti ci restituiscano una realtà di segno opposto, sia per quanto riguarda i tempi di percorrenza che per la qualità del servizio e della qualità dei mezzi utilizzati (materiale rotabile), rendendo sempre più marginale la ferrovia bellunese rispetto al resto del territorio regionale;
C’è inoltre la volontà di Trenitalia e della giunta regionale – sottolinea ancora l’ordine del giorno dell’assemblea comunale del Pd –  di eliminare tutti i treni diretti da e per Padova, con rottura a Montebelluna, a partire dal nuovo orario invernale. Tale decisione, se messa in atto, comporterebbe un sensibilmente aumento dei tempi di percorrenza, già alti, oltre che creare disagio agli utenti e incertezza sulle coincidenze. E dunque questo renderebbe sempre meno attraente il treno rispetto alla modalità su gomma (privata e collettiva), con conseguente ulteriore scadimento del servizio, in particolare per le coincidenze con i treni di lunga percorrenza, e quindi con ulteriori tagli che a catena potrebbero diventare mortali per il servizio ferroviario nel bellunese.

L’assemblea chiede quindi non solo di mantenere i treni diretti da e per Padova, ma di abbassarne i tempi di percorrenza con l’impiego di materiale rotabile adeguato, in forza del diritto del territorio bellunese ad avere un servizio di trasporto pubblico ferroviario adeguato con mezzi, corse, orari e tempi di percorrenza funzionali e idonei al collegamento con la rete ferroviaria nazionale ed internazionale e non residuale rispetto al resto del territorio veneto o piegato agli interessi di Trenitalia.

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  1. Sono consapevole che ripristinare l’imene politico è un’operazione “poco” diffusa tra chi, nuovo alla politica, anzi appena affacciatosi sulla scena, non ne comprende a fondo le dinamiche. Mi pare però – e lo dico con un misto di supponenza ed oggettività – che in questo caso il limite sia stato superato. Criticare (non per il diritto di critica in sé) la Provincia è aver passato questo limite, posta la componente del PD là rappresentata. Ma non solo questo.

    Spero, infatti, che la stessa veemenza sia rivolta anche a chi oggi (proprio oggi), alla faccia della “56”, sta togliendo a Belluno l’ultimo fiato, ovvero la somma di 5,136 mln prevista dalla legge di stabilità 2015 che impone alle province un taglio secco di un miliardo di Euro nel 2015, 2 miliardi nel 2016, e 3 miliardi nel 2017, risorse che entro il 2 novembre p.v. dovranno andare a Roma. Non ricordo per decenza la questione di Veneto Strade/Anas=Roma per altri 5 milioni di euro. Credo nell’eutanasia istituzionale e non già nella tortura commista al sadismo. Quindi, staccate a Roma la spina in modo definitivo, senza neppure guardarvi indietro. Altro che treno a Montebelluna…

    Il pudore richiama da sempre il rossore del viso. Non vedo né l’uno né altro. Mi spiace.

    Fabio Bristot