Wednesday, 23 May 2018 - 08:41

52mo anniversario del disastro del Vajont. Intervento di commemorazione del sindaco di Longarone Roberto Padrin

Ott 9th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore, Società, Istituzioni
Roberto Padrin

Roberto Padrin

“Le nostre amministrazioni, i nostri cittadini, le iniziative poste in atto, strumenti avviati con questo scopo, quali la Fondazione Vajont e non solo, penso anche alle associazioni di cittadini, che saranno permeate da questo obiettivo quotidiano: perorare la memoria di quanti sono qui sepolti, quelli che riposano in altri cimiteri, quelli mai trovati e…quelli mai nati”.

Lo ha detto il sindaco di Longarone Roberto Padrin, nel suo discorso di commemorazione per il 52mo anniversario del disastro del Vajont.

“Siamo in tanti qui oggi – ha proseguito il sindaco – , come ogni anno, a riflettere sulla tragedia e a mettere un “mattoncino” sul quale costruire la “casa del ricordo”, perché nel ricordo cogliamo la consapevolezza della responsabilità, che ci aiuti a continuare in coerenza, lontano dalle superficialità, dalle aggressioni, dall’avidità, dalla spregiudicatezza. In trasparenza, in comunione fraterna. Tutti insieme per obiettivi comuni, sotto l’egida di un evento drammatico vissuto, che ci permetta di vivere con ancora più coraggio di quello che disponiamo, il futuro che ci aspetta.

Come quelle persone (lo ha richiamato il nostro parroco, don Gabriele consegnando ad ogni lavoratore – sono quasi 4.000 – della nostra zona industriale una cartolina), riferendosi a coloro che sono giunti, dopo la tragedia, a Longarone, che trovarono e trovano nel lavoro la risposta al proprio desiderio di solidarietà, di partecipare e rinascere ogni giorno. Proprio in quella cartolina è riportata la frase di quel papà che disse al proprio figlio: “Noi andremo ad abitare in un paese che ha bisogno di risorgere”. Ecco lo spirito che emerge in un patrimonio di valori inestimabile.

Con questo orientamento le innumerevoli attività di coinvolgimento da parte della Fondazione Vajont che ha, in questi anni, attratto una pluralità di attenzioni verso la nostra storia e fatto rimbalzare il monito in tutto il mondo, in particolare ne cinquantesimo anniversario. Il Vajont è, veramente, ora sotto occhi universali. Questo ci obbliga a non sbagliare nel dare esempio e a sostenere con gesti di solidarietà concreta quando altri popoli si troveranno a subire violenze e discriminazioni.

Ecco perché stiamo anche operando, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Belluno e l’Associazione Tina Merlin, con in testa la presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Vajont, l’arch. Irma Visalli, per candidare l’Archivio Diffuso del Vajont nell’apposito Registro Memory of the World – Unesco.

Ecco perchè portiamo la nostra storia fuori dai nostri limitati confini, come avvenuto a Venezia, in una straordinaria esposizione di valore internazionale, durata quasi tre mesi, visitata da oltre trentamila persone.

Come accaduto ieri, dove nella sala consiliare di Longarone abbiamo svolto le premiazioni del concorso nazionale riservato alle scuole di tutta Italia, dal titolo “Vajont50… + il mio Vajont”, organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Sono giunti a Longarone rappresentanti di scuole da molte parti del Paese, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Valtellina all’Umbria. Giovani che si sono emozionati nel corso delle visite alla diga, al museo e al cimitero monumentale dove ci troviamo oggi prendendo coscienza di cosa sia stato realmente il Vajont. Un’occasione straordinaria di riflessione che si porteranno a casa per non dimenticare MAI.

Ecco anche perché alimentiamo collaborazioni nazionali e internazionali, col mondo accademico e nel campo della cultura per strutturare iniziative da trasformare in strumenti a favore di una migliore qualità della vita.

Questo perché ogni anno accadono, con sempre troppa frequenza, tragedie che si possono e si devono evitare. Con genesi anche diverse dal Vajont, ma causate, troppo spesso da superficialità, irresponsabilità e poco rispetto della natura. Ma non solo, dato che l’uomo, purtroppo, ha spesso la tendenza a seguire i “percorsi più brevi” per realizzarsi e questa inclinazione porta, inevitabilmente, al compimento di atti non regolamentari, oserei dire illegali e colposi.
E’ evidente che il Vajont ha insegnato ancora, veramente, poco o nulla.

In questo luogo, il 9 ottobre, nella “giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali”, dobbiamo implorarlo ad alta voce, pur nella semplicità di questa occasione che ci unisce nel dolore, ma che permette al nostro grido di raggiungere distanze inimmaginabili. Non bastano più le parole, ma servono fatti concreti per evitare che questo Paese fragile sia ancora causa di morte e dolore.

Il ricordo si celebra, oggi a Longarone e nei suoi paesi, si evoca a Erto e Casso, a Ponte Nelle Alpi, a Vajont. Si celebra in molte altre parti d’Italia. Molte iniziative, estremamente sensibili, ci sono state comunicate, di altre non ne abbiamo notizia, ma sappiamo che il ricordo del Vajont è molto diffuso.

Desidero solo ricordarne una per tutte. Si svolge a Casal Palocco, una località del Municipio di Ostia, commissariato, da poco, per mafia, nel Comune di Roma.

L’iniziativa è di una giovane bellunese emigrata a Roma. Si chiama Stefania Bogo. La sua famiglia vive, infatti, a Belluno. Stefania, da Belluno si è “messa in valigia” il Vajont e lo porta con sé, ogni giorno. Questa sera alle 22.39 porterà in scena nel Teatro San Timotèo di Casal Palocco una lettura scenica a più voci, scritta sul tema “Vajont”, dove saremo presenti con la dott.ssa Alessandra Dardes, già consigliere comunale di Longarone, attualmente a Roma, occupata presso la Camera dei Deputati. A Stefania, che leggerà, questa sera, il mio intervento di oggi, e agli interpreti della loro opera, ad Alessandra e a quanti saranno presenti al San Timotèo, stasera, và il nostro “grazie” sincero per essersi fatti “apostoli” del messaggio universale che il Vajont porta con sé.

Voglio poi qui ricordare l’uomo che per partecipare, forse per la prima volta, ad una manifestazione sulla diga per il Vajont, ha perso la vita, domenica scorsa, in un incidente stradale, rientrando a casa dopo aver partecipato alla veglia organizzata dai “Cittadini per la memoria”: il suo nome era Yao Dello. Non era di questi posti, non era italiano, ma si è legato, per sempre, al Vajont.

Ma questo 52mo anniversario verrà anche ricordato per il conferimento delle cittadinanza onoraria del nostro Comune all’Associazione Nazionale Alpini e a loro voglio dedicare alcune parole. Essere riusciti a riunire 90 gagliardetti di gruppi alpini, sindaci, autorità civili e militari e sopratutto centinaia e centinaia di alpini in un abbraccio comune, mi ha riempito il cuore di gioia. Gioia per aver potuto esprimere attraverso questo gesto tutta la riconoscenza e gratitudine, da parte dei cittadini longaronesi, verso quanti, in questo caso gli alpini soccorritori, hanno aiutato la nostra comunità a rinascere.

Non basteranno mai i nostri grazie  – ha sottolineato Padrin –  a tutti gli alpini e a tutti coloro che intervennero all’indomani del disastro.

Vado a concludere segnalando le moltissime espressioni di solidarietà e di vicinanza che ci sono giunte. Tra queste desidero evidenziare, non per maggior valore, ma per doverosa comunicazione perché giuntaci dalle più importanti Istituzioni dell’Italia e della nostra Regione, i pensieri riservati dal Presidente del Senato, dalla Presidente della Camera dei Deputati, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Presidente della nostra Regione Veneto e dalla presidente di Anci Veneto, oltre dagli amici di Urussanga e dalle tante comunità a noi legate profondamente.

Chiudo, veramente, questo mio intervento con l’auspicio che, tutti noi, possiamo diventare testimoni di una società migliore, improntata su valori che ci possano distinguere per solidarietà e affermazione del “bene comune”. Solo così potremo vivere un Paese migliore”.

 

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One comment
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  1. le tregedie come quelle del vajont non devono piu’ succedere,sono costate delle vite umane. e distruto dei paesi interi