Wednesday, 22 August 2018 - 03:25

Conferita la cittadinanza onoraria all’Associazione nazionale alpini dal Comune di Longarone. L’intervento di saluto del sindaco Padrin

Ott 3rd, 2015 | By | Category: Prima Pagina, Società, Istituzioni

cittadinanza onoraria all'anaSi è tenuta questa mattina, sabato 3 ottobre a Longarone, la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria all’Ana, Associazione nazionale alpini. Quello che segue è il testo del discorso tenuto dal sindaco Roberto Padrin nel corso della cerimonia.

“Grazie. Carissimi alpini, caro presidente nazionale, autorità civili, militari, religiose…cari concittadini è con emozione sincera che oggi porto questo indirizzo di saluto a tutti voi, in rappresentanza del nostro Comune e del nostro Consiglio comunale.

Oggi è veramente un giorno speciale.

Roberto Padrin

Roberto Padrin

Oggi tocca a noi ringraziare, formalmente, l’Associazione Nazionale Alpini rappresentante degli alpini e delle truppe di montagna, che, prima, hanno fatto l’Italia, poi l’hanno difesa, quindi l’hanno soccorsa…come accadde a Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso, all’indomani del 9 ottobre 1963.

Il nostro Consiglio comunale ha voluto sottolineare l’alto gesto solidale conferendo all’Associazione Nazionale Alpini la “cittadinanza onoraria di Longarone.

Così, a nome di tutta l’amministrazione comunale di Longarone, Vi ringrazio per essere presenti oggi, per condividere ancora una volta con noi dolorosi ricordi legati alla tragedia del Vajont, che riescono a generare, dopo 52 anni, momenti così tanto intensi.

E’ lo spirito di unità nazionale custodito nei nostri cuori avvolti dal tricolore che oggi ci anima e con il quale ci apprestiamo a conferire la cittadinanza onoraria a questa associazione, che ha issato il proprio vessillo, esprimendo valori sublimi, quali l’amicizia, la solidarietà, il senso del dovere, cementato durante la naja, intervenendo in drammatiche circostanze, nazionali e internazionali, in Friuli (1976/’77), in Irpinia (1980/81), in Valtellina (1987), in Armenia (1989), in Albania a favore dei kosovari (1999). E ancora in Valle d’Aosta (2000), in Molise (2002), nell’Abruzzo terremotato (2009-’10) con i propri volontari di Protezione civile, in Emilia Romagna (2013).

……e nel Vajont!

Oggi è anche l’occasione per ricordare coloro che hanno perso la vita in quel tragico 9 ottobre 1963. Tra le 1.910 vittime c’erano anche tanti alpini. Vite spezzate da una tragedia che ha avuto come unico responsabile l’uomo, portandoci via tre generazioni di alpini, quelli in congedo sopravvissuti a due guerre mondiali e ai campi di concentramento, quelli in armi e quelli che avrebbero indossato il cappello dalla “penna nera”. Mi angoscia, personalmente, il pensiero che con la soppressione del servizio di leva sia venuta meno la “scuola” alpina, ma mi consola il fatto che la forza del messaggio di questi commilitoni si rigenererà per testimonianza e fulgido esempio di sensibilità civile e di solidarietà estrema.

Se il Vajont, infatti, è stato uno straordinario momento di solidarietà collettiva lo si deve soprattutto agli ALPINI, giovani per lo più, i quali, ciascuno con i propri mezzi, le proprie competenze, hanno messo a disposizione tutto se stessi per aiutare i superstiti e sopravvissuti, alcuni dei quali non sarebbero stati tali, sfamandoli e curandoli con slancio amorevole e fraterno.

Quella notte la nostra comunità ha perso la propria identità, ma nella disperazione più totale, nella morte e nella desolazione ha trovato mani amiche che l’hanno aiutata a risollevarsi, ed è a queste persone che ci sentiamo sempre di dire GRAZIE. La nostra ricostruzione civile e morale è partita proprio da questo fondamento.
Ed erano in tanti, tra gli “Angeli”, come ho definito più volte i soccorritori del Vajont, quelli con la penna nera. Erano più di 5.000 i militari del IV Corpo d’Armata Alpino, specificatamente della Brigata “Cadore” con reparti del 7. reggimento Alpini, del 6. Artiglieria da montagna, e del Trasmissioni Alpine e Genio Pionieri, che oggi celebreremo in particolare nel 50. anniversario dei congedati, e insieme con i battaglioni “Belluno” e “Pieve”, il Gruppo Artiglieria da montagna “Lanzo”, il Battaglione “Feltre” e il Gruppo Artiglieria da montagna “Agordo”, che cito con la speranza di non dimenticare nessuno. E con loro i tantissimi gruppi dell’Associazione Nazionale Alpini.
Per settimane e settimane l’opera pietosa di aiuto vide le penne nere, guidate dal generale Carlo Ciglieri, ricomporre i corpi lacerati che nell’olocausto di quella indimenticabile notte trovarono la morte nell’innocenza della loro esistenza, lasciando nei superstiti il doloroso ricordo di un padre, di uno sposo, di un fratello, di un figlio.
Il legame che si venne a creare tra gli alpini soccorritori e i superstiti sono ancora intensamente presenti negli occhi, nella mente e nel cuore di chi quei fatti li visse sulla propria pelle. La riconoscenza nei loro confronti è diventata un “dono” da trasmettere alle nuove generazioni insieme a tutti quei valori di onestà, lealtà e solidarietà che fanno ancor oggi e per sempre degli alpini delle persone, veramente, speciali.
Un sentimento che, anche personalmente, mi anima, per essere cresciuto a “pane e piuma”, quotidianamente, accanto ad un papà alpino sino al midollo.
Così non potevo che amarvi sin dalla prima Adunata alla quale ho partecipato in rappresentanza del Comune di Longarone, a Torino nel 2011.
Mi piacerebbe citarvi uno a uno, perchè in questi anni da Sindaco ho avuto la fortuna di conoscere davvero tantissimi di voi. Ma permettetemi di citarne uno per tutti, l’amico Adriano (Zilio). In mezzo a tutti voi non lo vedo, ma so che c’è, lui c’è sempre e finché la salute lo sorreggerà sarà qui con i commilitoni a ricordare con le lacrime agli occhi un’esperienza che lo ha toccato nel profondo e lo ha segnato per tutto il resto della vita. Un dolore per Adriano, come per la nostra comunità, che non è mai riuscita ad elaborare e farsene una ragione.
Grazie, caro amico, e con la gratitudine che ti devo estendo il nostro GRAZIE a tutti gli Alpini, che mi hanno permesso di vivere momenti indimenticabili. I loro sguardi quando mi raccontano di quei giorni non si possono dimenticare e quando li incontro alle Adunate, mi fanno provare emozioni indescrivibili e vibranti, nell’ascoltarli.
L’Amministrazione comunale di Longarone ha conferito nel 1988 la cittadinanza onoraria alla Brigata Alpina Cadore e nel 2006 al 7. Reggimento Alpini in due cerimonie che hanno lasciato un segno indelebile in voi, ma oggi è arrivato il momento di esprimere un grazie collettivo all’associazione che vi riunisce e vi rappresenta, con questo atto che vuole significare l’abbraccio di una comunità orgogliosa di dirvi che d’ora in poi sarete legati per sempre a Longarone, tanto da potervi sentire a casa vostra. Tanto da potervi dire…
Cari concittadini…
“Oggi, poi, è una giornata oltremodo speciale. Venti mesi fa si chiudeva la “fusione” tra i Comuni di Castellavazzo e Longarone. Le due comunità, unite da una storia comune, hanno ritrovato una unità amministrativa e giuridica che ha conservato la denominazione di Longarone, sotto l’egida dello stemma di Castellavazzo, l’antica torre della Gardona.
Oggi esordisce pubblicamente, in tutta la sua ufficialità, il labaro della nuova Longarone.
Nel concludere, mi si consenta un pensiero rivolto alla fanfara della Brigata Alpina Cadore, il cui concerto in occasione del 50. anniversario del Vajont nel corso dell’Adunata di Piacenza resterà scolpito nella mente di chi era presente quella sera. Oggi ci onorano della loro presenza, in attesa di ascoltarli, nella loro bravura, stasera nel concerto che dedicheranno a questa giornata. Una giornata le cui immagini porremo nell’album dei ricordi più belli e intensi.
Chiudo, veramente, con dei doverosi ringraziamenti a chi ha permesso la concretizzazione di questo evento. I nostri alpini di Longarone e Castellavazzo, che in forze hanno contribuito con impegno e passione, gli amici alpini della sezione di Belluno, con in testa Angelo Dal Borgo, Arrigo Cadore, Lino De Prà e Giuliano Moretti, unico ed infaticabile. Poi Luigino Olivier, ex vicensindaco, la cui idea di conferire la cittadinanza onoraria è un po’ anche sua, i consiglieri comunali, Marco Campus in primis, e i colleghi di Giunta, gli uffici comunali, la Fondazione Vajont, i tanti volontari che si sono prodigati per rendere questo momento solenne e indimenticabile. Da ricordare!

A tutti voi, dunque, grazie, ma grazie soprattutto a tutti voi presenti. Forse oggi ho abusato della vocabolo GRAZIE, ma credetemi dire grazie a chi dedica la vita per gli altri non è mai abbastanza.

Grazie”.

Share

Comments are closed.