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Gli orti comunali ai Murazzi di Longarone

murazzi longaroneI Murazzi, maestose muraglie rimaste quasi indenni all’ondata devastatrice del 9 ottobre 1963, testimoni della Storia di Longarone, sono dal 2012 la sede degli orti comunali.
La costruzione dei Murazzi risale al quindicesimo secolo quando, a causa di una terribile carestia, gli abitanti del luogo chiesero ai Podestà veneziani, al tempo del doge Pasquale Colonna, degli appezzamenti di terra da coltivare per allentare i morsi della fame. Ai Podesta, fecero seguito i ricchi commercianti di legname tra cui la famiglia Sartori che acquistò i Murazzi e si occupò del loro completamento avvenuto tra la fine del 1600 e la prima metà del 1700.
L’attività fondamentale svoltasi nel tempo, quindi, è stata l’agricoltura che da alcuni anni è rifiorita con l’obiettivo di favorire l’utilizzo dei terrazzamenti per la coltivazione di ortaggi, piccoli frutti e fiori, a carattere ricreativo, ad uso dei concessionari, nel rispetto dell’apposito regolamento.
Il lavoro e la cura di appassionati coltivatori, aumentati di numero anno dopo anno fino ad arrivare ad una quindicina, hanno fatto rivivere i Murazzi la cui terra generosa continua a dare ottimi raccolti, liberi da diserbanti e fitofarmaci. Responsabile è stato nominato Maurizio Mazzucco, con il quale l’Amministrazione comunale si relaziona per la funzionalità, l’ordine, il rispetto del regolamento ed eventuali migliorie.
“E’ bello osservare dall’alto quei riquadri di terra ordinati e rigogliosi che, oltre a soddisfare il palato, favoriscono la socializzazione, la promozione di attività manuali a stretto contatto con l’ambiente, i giochi dei più piccoli all’aria aperta, sotto l’occhio vigile delle famiglie – sottolinea l’assessore all’ambiente, Piera De Biasi -. E’ piacevole scendere agli orti, nel tardo pomeriggio, lungo camminamenti ben tenuti per godere dell’atmosfera che vi regna, incontrare le persone che, alla fine di una giornata di lavoro, raccolgono il frutto delle loro fatiche, scambiare sommessamente poche parole quasi a non voler rompere il silenzio protetto da quelle muraglie ciclopiche”.

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