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Calalzo, futura stazione bike fiendly, lasciata senza i treni per il trasporto bici. D’Incà: “Un servizio insufficiente considerando inoltre che non ci sono più treni diretti da Padova e Venezia a Calalzo”

Set 29th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Federico D'Incà, deputato Movimento 5 Stelle

Federico D’Incà, deputato Movimento 5 Stelle

“Stazioni più accessibili per la bici” è questo il protocollo d’intesa stipulato tra FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per rendere più accessibili le stazioni ai viaggiatori con bici al seguito. Gli interventi previsti in circa 180 hub in varie regioni italiane mettono in cantiere interventi volti alla creazione di stalli pavimentati e coperti, scivoli per accedere ai binari, aree bike sharing, locali per noleggio e manutenzione, segnaletica dedicata ed anche un decalogo di buoni comportamenti in ambiente ferroviario per viaggiare con la bicicletta al seguito

“Un’ottima iniziativa che però va a scontrarsi con delle allarmanti contraddizioni proprio nella Provincia di Belluno dove, tra le stazioni del Veneto prescelte per questo intervento, c’è anche quella di Calalzo” spiega Federico D’Incà del MoVimento 5 Stelle. La stazione di Calalzo è il punto di partenza della ciclabile ex-Ferrovia Dolomiti che porta a Cortina e Dobbiaco e punto di arrivo dell’itinerario cicloturistico che sale da Belluno, lungo il quale lo scorso maggio sono state inaugurate due ciclabili grazie alle quali tutto il tragitto da Dobbiaco a Belluno e lago di S. Croce ora si può fare in sicurezza.

“Ma è qui che la buona notizia si scontra con l’incoerenza, come denuncia anche la Fiab Belluno Amici della Bicicletta” sottolinea D’Incà. Dall’estate 2014 Trenitalia Veneto ha abolito il servizio di trasporto bici tra Belluno e Calalzo ed in compenso è stato attivato un treno speciale porta bici tra Venezia e Calalzo “ma solo per alcune giornate festive da fine luglio ai primi di settembre – spiega il deputato bellunese. Un servizio insufficiente considerando inoltre che non ci sono più treni diretti da Padova e Venezia a Calalzo e quindi il cicloturista si trova a cambiare diversi mezzi. Da Belluno a Conegliano poi i posti bici sono solo due mentre numero più consistente di bici è possibile caricare solo sulla linea Padova-Belluno”.

Se per la realizzazione di piste ciclabili si spendono milioni di euro, decisioni come questa di Trenitalia Veneto boicottano e danneggiano pesantemente questo sforzo, anche finanziario, per lo sviluppo del cicloturismo nel nostro territorio, e anzi ne costituiscono una pubblicità negativa!
Di pochi giorni fa, il 18 settembre 2015, un’emblematica situazione riportata da Fiab dove, nella Stazione di Ponte nelle Alpi due cicloturisti provano a caricare le biciclette sul treno in partenza per Calalzo ma vengono lasciati a piedi.

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2 comments
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  1. Ma non c’era il sindaco di Calalzo che gongolante andava di link in link (facebook, twiter, ecc. ecc.) a dire che era tutto ok, che …. evviva il bike sharing, che si dovevano fare stazioni ad hoc e che il privato sicuramente avrebbe attinto a questa grande possibilità (non si capisce quale sia questa possibilità visto che non penso che continuare a dare soldi agli amcici, siano progettisti o costruttori, possa sfociare in un progetto di turismo a lungo termine). Non è che forse prima di sputtanare soldi alla cazzo, e i famosi pannelli sbagliati, approvati dai dirigenti della area vasta di belluno, ne sono una riprova, sarebbe opportuno fermarsi e ragionare.

  2. E poi perchè ci ostiniamo a chiamare “pista cilcabile” una vecchia sede ferroviaria, peraltro adibita per il buon 60% anche alla circolazione di mezzi motorizzati, quali autovetture e motoveicoli che dir si voglia, assente di ogni infrastruttura logistica, sia essa ….. alimentare o meccanica. E’ un progetto raffazzonato alla meglio, ben pagato e remunerato (1500000 euro solo ultimo tratto) e nulla più.