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Mattmark: 30 agosto 1965 – 30 agosto 2015. 50 anni dalla tragedia

Ago 30th, 2015 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

MattmarkAlle 17,15, 50 anni fa a Mattmark morivano 88 operai, tecnici e inservienti sotto il crollo del ghiacciaio.
56 di essi erano italiani, i bellunesi 17. Fu una tragedia che poteva essere prevenuta ma gli interessi economici svizzeri dovevano prevalere.
Molti furono i segnali premonitori ma questo non fu ritenuto minimamente utile, neppure ai giudici che successivamente furono chiamati a esprimersi sulle responsabilità di questa tragedia. Non ci furono responsabili, solo colpevoli. Erano i familiari che avevano intentato causa alla società svizzera. Ad essi arrivò la “beffa” delle spese per la causa che il tribunale decise di far pagare loro. Fu il ministero degli Esteri, con l’allora on. Moro, a onorare il pagamento.
Domenica sera alle 20,35 su Telebelluno, un bellissimo documentario, curato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo, con le testimonianze dei sopravvissuti e i familiari delle vittime. Mattmark 1965 – 2015
Morti nel ghiaccio, vivi nella memoria.

ABM associazione bellunesi nel mondoNel’alta valle di Saas, situata nelle Alpi del Vallese, vicino al paese di Saas Almagell si trovano Mattmark e il ghiacciaio Allalin. In quella zona, ad oltre 2000 metri di quota, era ubicato uno dei cantieri idroelettrici più grandi d’Europa. Si lavorava per la costruzione di una diga in terra battuta, necessaria a convogliare l’acqua per la produzione di energia elettrica. Il progetto e la direzione dei lavori facevano capo all’Elektrowatt di Zurigo per quanto riguardava la diga e la centrale di Zermeiggern, e alla Suiselectra di Basilea, relativamente alla centrale di Stalden. Le ditte impegnate nei lavori erano: la Schaffir & Muglin Ag, la Ag Conrad Zschokke, la Losinger & Co Ag, la Locher & Cie Ag, la Ag Heinrich Hatt Haller e la Bless & Co, riunite in un consorzio sotto la siglia A.S.M. Inoltre erano attive la Walo Bertschinger, la Schindler, la Schmalz, la Fux, la Baumann, la Theiler & Kalbermatten, l’Evêquoz e la Swissboring.In totale, tra operai, tecnici e dirigenti, lavoravano a Mattmark tra le 600 e le 800 persone circa.I lavori presero avvio a metà degli anni ’50 e la diga fu completata nel 1967.

Si tratta di un’opera imponente. Una diga fatta con il pietrame prelevato dalle morene del soprastante ghiacciaio Allalin, con una base di 370 metri, un’altezza di 115 e un volume totale di 10.000.000 di m3 di materiale.Il cantiere più importante, il cantiere base, era stato impiantato a metà strada tra Mattmark, dove appunto si stava innalzando la diga, e il paese di Saas Almagell, ma alcune baracche, per ufficio, mensa, officina, dormitorio, erano state posizionate a circa 700 metri dalla diga, sulla traiettoria del ghiacciaio.

Nel tardo pomeriggio del 30 agosto 1965, tra le 17 e le 17 e 15, una lingua di seicentomila metri cubi di ghiaccio franò sul sottostante campo di lavoro allestito per la costruzione della diga. Rimasero travolti e sepolti sotto una coltre di ghiaccio spessa più di 50 metri 88 operai. 56 italiani, 24 svizzeri, 3 spagnoli, 2 austriaci, 2 tedeschi e un apolide.Se la tragedia fosse capitata poco più tardi, i morti sarebbero stati molti di più, poiché il ghiaccio avrebbe trovato sulla sua strada i lavoratori proprio nel momento del cambio di turno, quando la zona raggiungeva il massimo affollamento di persone.Iniziarono subito le operazioni di soccorso, per cercare di trovare qualcuno che poteva essersi salvato. Ben presto, tuttavia, i presenti compresero che c’erano poche speranze, e i lavori di scavo si trasformarono in ricerca delle salme. Ricerca tragica e complicata, resa ancora più ardua dal pericolo di nuovi crolli che il ghiacciaio continuava a minacciare. L’ultima salma fu ritrovata solo 2 anni dopo la tragedia, nel mese di agosto. Si trattava di Renon Costante, di Sagron Mis, comune del Trentino.

Dopo la sciagura era necessario accertare le responsabilità di quanto accaduto.Il campo di lavoro travolto, infatti, era stato piazzato proprio sotto ad un ghiacciaio la cui instabilità era nota, tanto che la diga fu costruita più a monte, così da evitare che eventuali frane potessero danneggiarla. I lavori stessi inoltre, potevano aver aggravato il rischio. Per ottenere il materiale di costruzione furono infatti sottratti dieci milioni di metri cubi di materiale dalle due morene formate nel tempo dall’Allalin e fatte esplodere una grande quantità di mine. Era necessario verificare se fossero state adottate tutte le misure di sicurezza necessarie ed effettuati gli indispensabili controlli sul ghiacciaio e sulla posizione delle baracche, così da stabilire se la catastrofe poteva essere prevista ed evitata.

Il 12 novembre 1969 terminò l’inchiesta e il giudice istruttore Mario Ruppen alla fine dell’anno trasmise al procuratore del Vallese l’incartamento per la redazione dell’atto di accusa in vista dei dibattiti e della sentenzaIl 22 febbraio del 1972, a Visp, nel Canton Vallese, si aprì il processo. Gli imputati erano 17, tra impresari, funzionari federali e della cassa infortuni elvetica, tecnici delle imprese, ispettori dell’ufficio sulla sicurezza del lavoro, accusati di omicidio “per negligenza”. Il procuratore straordinario dell’Alto Vallese, Anton Lanwer, il pubblico accusatore, affermò la colpevolezza degli accusati chiedendo come pena un’ammenda tra i 1000 e i 2000 franchi. La difesa affermò invece l’«imprevedibilità» di quanto accaduto, sulla base della perizia d’ufficio prodotta dai professori Libourty di Grenoble, Baurst di Muenster, Muller di Monaco di Baviera e Hoinkes di Innsbruck. Il 25 febbraio si chiuse il dibattimento processuale e il 2 marzo fu pronunciata la sentenza che determinò l’assoluzione per tutti gli imputati. Gli avvocati di parte civile, rappresentanti i familiari delle vittime, ricorsero in appello, per cui il 27 settembre dello stesso anno, a Sion, fu aperto un nuovo processo. La sentenza arrivò il 5 ottobre e confermò quanto già espresso in prima istanza, con l’assoluzione completa di tutti gli imputati per l’ «imprevedibilità» di quanto accaduto. Oltre a questo, però, i familiari delle vittime furono costretti a pagare metà delle spese processuali.

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