Wednesday, 19 September 2018 - 07:32

Richiesta dello stato d’emergenza. La mozione modificata da De Menech, impegna l’esecutivo ad applicare per il Cadore il provvedimento previsto per i Comuni della Riviera del Brenta colpiti dal tornado dell’8 luglio

Ago 6th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Roger De Menech, deputato Pd

Roger De Menech, deputato Pd

Belluno, 6 Agosto 2015 _ Il governo è impegnato a estendere la dichiarazione dello stato di emergenza adottata dal Consiglio dei Ministri il 17 luglio anche ai comuni di Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore e Borca di Cadore. In attesa di una più approfondita quantificazione dei danni subiti è questo il provvedimento più utile per affrontare l’attuale situazione.

L’impegno del governo arriva grazie a una mozione approvata ieri pomeriggio dalla Camera dei deputati, dopo essere stata rivista ed emendata dal deputato bellunese Roger De Menech. Di fatto verrà esteso lo stato di emergenza previsto per i Comuni della Riviera del Brenta colpiti dal tornado l’8 luglio, ai Comuni del Cadore.

Inoltre, spiega De Menech, «chiediamo al governo di valutare la possibilità di allentare il Patto di stabilità anche per i comuni della provincia di Venezia e del Veneto che hanno dichiarato la loro disponibilità a impegnare risorse economiche a favore della ricostruzione, anche in riferimento agli spazi del Patto di stabilità del 2014».

Sempre ieri, De Menech ha rafforzato la propria richiesta di estensione dello stato di emergenza ai comuni del Cadore attraverso un’interrogazione urgente al ministro dell’ambiente. Nell’atto, il deputato chiede anche lo stanziamento di risorse economiche da recuperare nel fondo nazionale per le emergenze.

 

INTERROGAZIONE URGENTE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

– Al Ministro dell’ambiente–
PREMESSO CHE:

Nella sera tra il 04 e il 05 Agosto 2015, un violento temporale, che ha scaricato al suolo quantità di acqua decisamente sopra la media, ha coinvolto i comuni di Vodo di Cadore, Borca di Cadore, San Vito di Cadore, Cortina d’Ampezzo e Auronzo di Cadore in Provincia di Belluno;

La bomba d’acqua causata dal temporale ha provocato rapide, frane e smottamenti;

Tre le vittime accertate: due uomini, di cui un turista polacco, e una ragazzina;

Una grossa frana si è staccata dal costone dell’Antelao, montagna sopra San Vito di Cadore e ha portato alla chiusura della statale 51 di Alemagna, provocando ancora una volta l’isolamento di Cortina, raggiungibile solo da Misurina.

La colata di fango e detriti ha invaso la piazza principale di San Vito di Cadore provocando danni ingenti ad abitazioni e negozi, e l’assenza della corrente elettrica. L’acqua mista a fango nei garage è arrivata a superare il metro di altezza e ha completamente sommerso alcune autovetture nei parcheggi privati sotterranei. La frana, scivolata in basso, ha distrutto la strada del rifugio Scotter, la pista da sci e l’impianto di risalita.

A Borca di Cadore, in località Cancia, già coinvolta da una grossa frana nel luglio del 2009, i cittadini sono stati fatti Salire ai piani superiori delle abitazioni.

A nord di Auronzo di Cadore sono stati segnalati cedimenti e frane e le forti piogge hanno causato il crollo di un ponte in località Val Grava Secca, dove il maltempo si è trascinato anche alcuni piloni della corrente elettrica

La statale 51 di Alemagna interrotta per alcune ore è stata riaperta solo verso le 22.
Bloccata anche la strada regionale 48 delle Dolomiti e da Auronzo a ieri sera era impossibile raggiungere Misurina.
La frana di Rio Gere, sempre sulla strada regionale 48 delle Dolomiti, ha bloccato il passaggio verso il passo Tre Croci.
Interrotta anche la Ss 346 del Passo San Pellegrino, riaperta solo questa mattina.
Un’altra frana, caduta a Landro, vicino a Dobbiaco, ha bloccando l’Alemagna in quel tratto.

Si è venuta a creare una situazione di rilevante emergenza che richiede l’impegno di volontari e risorse finanziarie e di mezzi, oltre alla necessità di istituire servizi di monitoraggio con volontari di protezione civile, anche notturni per tenere sotto controllo lo stato delle numerose frane che minacciano i centri abitati;

La situazione richiede interventi di supporto urgenti ed immediati, e disponibilità di risorse per affrontare l’urgenza.
PER SAPERE SE IL GOVERNO INTENDE:

estendere immediatamente la dichiarazione dello Stato di Emergenza adottata dal C.D.M del 17 luglio u.s. anche ai comuni di Vodo di Cadore, Borca di Cadore, San Vito di Cadore, Cortina d’Ampezzo e Auronzo di Cadore colpiti da una bomba d’acqua nel corso della notte tra il 4 e il 5 agosto u.s. in attesa di una più approfondita quantificazione dei danni.

Stanziare risorse attingendole dal fondo nazionale per le emergenze

DE MENECH

 

La Camera,
premesso che:

il Veneto ancora una volta, l’8 luglio 2015, è stato duramente colpito da un eccezionale evento meteorologico;
il violento tornado, catalogato di intensità F4, ha investito in particolare la provincia di Venezia, lungo la riviera del Brenta, provocando ingenti danni nei comuni di Dolo, Pianiga e Mira;
contestualmente una cella temporalesca di significativa rilevanza e violenza ha gravemente interessato anche i comuni dell’alto bellunese, Cortina d’Ampezzo in particolare;
la portata distruttiva dell’evento atmosferico si è manifestata con ingentissimi danni alle infrastrutture, al patrimonio pubblico nonché a quello privato;
il tornado ha fatto crollare e scoperchiato case, raso al suolo strutture di grande valore storico e culturale, come Villa Santorino-Toderini-Fini, danneggiato numerose altre ville venete nonché il patrimonio di molte attività economiche industriali ed anche agricole, distruggendo capannoni e mezzi, abbattendo alberi e piantagioni;
il bilancio di questa calamità atmosferica ha fatto, purtroppo, registrare anche un morto, circa 200 persone ferite ed oltre quattrocento di sfollati;
nei comuni di questo comprensorio si sono verificati prolungati black-out elettrici, disservizi nella fornitura del gas, dell’acqua, delle linee telefoniche, fisse e mobili, il blocco della circolazione ferroviaria e numerosi sono stati gli incidenti stradali sulla viabilità urbana e autostradale;
da subito si è attivato il sistema regionale di protezione civile, con il lavoro dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, dei volontari e di tantissimi cittadini a cui va rivolto un grandissimo ringraziamento, che hanno consentito di affrontare questa eccezionale emergenza;
le forze dell’ordine, in collaborazione con le polizie municipali, continuano a svolgere in questi territorio servizi «anti sciacallaggio»;
i sindaci e le istituzioni locali sono stati tra i protagonisti assoluti di questa straordinaria azione di aiuto e solidarietà;
la regione Veneto ha prontamente dichiarato lo «stato di crisi» con una prima stima di danni quantificata in 91.454.059,55 euro;
il Governo centrale ha immediatamente approvato la dichiarazione di «stato di emergenza» come primo e importante passo per dare concreta risposta nei confronti dei comuni di Dolo, Pianiga e Mira in provincia di Venezia e di Cortina D’Ampezzo, in quella di Belluno, stanziando per l’attuazione dei primi interventi 2.000.000,00 di euro;
il Senato della Repubblica ha altresì approvato, nella seduta del 28 luglio 2015, su proposta del Governo, un emendamento al decreto-legge n. 78, in materia di enti locali, finalizzato a consentire ai comuni della riviera del Brenta un allentamento del patto di stabilità 2015 per un importo complessivo di 7,5 milioni di euro, percorso che si è concluso con l’approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati;
con l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, acquisita l’intesa con la regione Veneto per la nomina del commissario, sono stati adottati i primi atti per gli interventi, i contributi e la ricognizione dei fabbisogni per il patrimonio pubblico e privato, nonché per le attività economiche e produttive e la sospensione dei mutui per i proprietari di edifici distrutti o inagibili;
numerosissime sono state le azioni concrete di solidarietà che si avute nei giorni successivi all’evento calamitoso, attraverso raccolte di fondi promosse da diverse istituzioni locali, associazioni sociali, economiche, culturali e singoli cittadini;
è necessario proseguire sulla strada di questa proficua collaborazione istituzionale e che la regione Veneto valuti l’opportunità di utilizzo del residuo del patto di stabilità verticale;
in riferimento a quanto esposto in premessa bisogna far presente che il territorio Veneto ed in particolare la provincia di Belluno, nell’ambito dei comprensori dei comuni di Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore e Borca di Cadore, sono stati nuovamente colpiti, nel corso della sera del 4 agosto u.s., da una devastante “bomba d’acqua” che ha determinato ingentissimi danni alle infrastrutture, al patrimonio pubblico nonché quello privato, e che al momento fa registrare purtroppo anche tre vittime.

impegna il Governo:
ad utilizzare parte del residuo rimasto del Fondo per le emergenze nazionali del 2015 ed eventualmente prevedere anche impegni del Fondo per il 2016 a favore dei beni pubblici e privati, di quelli delle attività economiche e produttive danneggiati o distrutti;

a verificare d’intesa con i sindaci dei comuni interessati forme particolari di sospensione e/o esenzione dei tributi;

ad assumere iniziative per prevedere, anche per il 2016, l’allentamento del Patto di stabilità per i comuni di Dolo, Mira e Pianiga nella legge di stabilità 2016;

ad estendere immediatamente la dichiarazione dello Stato di Emergenza adottata dal C.D.M del 17 luglio u.s. anche ai comuni di Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore e Borca di Cadore colpiti da una bomba d’acqua nel corso della notte tra il 4 e il 5 agosto u.s. in attesa di una più approfondita quantificazione dei danni.

a valutare l’opportunità di allentare il Patto di stabilità anche per i comuni della provincia di Venezia e del Veneto che hanno dichiarato la loro disponibilità a impegnare risorse economiche a favore della ricostruzione, anche in riferimento agli spazi del Patto di stabilità del 2014 e dei comuni veneti non ancora utilizzati;

ad adottare provvedimenti che consentano, con modalità già attuate in favore delle popolazioni dell’Emilia Romagna, colpite prima dal terremoto e dai successivi eventi alluvionali del 2014, il sostegno dei beni privati nonché delle attività economiche e produttive;

a considerare l’adozione di provvedimenti volti a stabilire criteri di automaticità nella distribuzione delle risorse da destinare ai comuni in caso degli ormai sempre più frequenti eventi calamitosi, al fine di accelerare i tempi per le ricostruzioni stabilendo così un rapporto efficace di semplificazione burocratica tra amministrazioni;

ad assumere celeri iniziative specifiche per il recupero del patrimonio architettonico e culturale costituito dalle ville venete, sia attraverso risorse economiche sia semplificando le procedure burocratiche;

a rafforzare le misure «anti sciacallaggio», prevedendo anche l’impiego di unità dell’Esercito;

a promuovere e sostenere, anche in occasione della prossima Conferenza di Parigi delle nazioni che hanno aderito alla convenzione sul clima, tutte quelle azioni volte a ridurre l’emissione di gas serra che aumentano la temperatura media globale e producono cambiamenti climatici all’origine di eventi meteorologici estremi.

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