Tuesday, 11 December 2018 - 08:49

Frana Cadore. Federico D’Incà: “Basta miliardi al vento come per il tunnel Tav Torino-Lione! I soldi vanno tolti alla politica in favore della protezione dei cittadini”

Ago 6th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore
Federico D'Incà, deputato Movimento 5 Stelle

Federico D’Incà, deputato Movimento 5 Stelle

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti e Simone Scarabel, assieme al parlamentare bellunese del M5S Federico D’Incà, si sono recati stamani a San Vito di Cadore per verificare la situazione e per raccogliere le istanze di un territorio che vive nel terrore delle frane da troppo tempo.
Gli esponenti del Movimento hanno incontrato il sindaco, Franco De Bon, che li ha guidati nella zona colpita dalla frana:
“Con il sindaco di San Vito abbiamo deciso di fare qualcosa concretamente e tempestivamente – spiega Berti – bisogna intervenire subito per sbloccare fondi e per fare tutto il necessario perché la situazione torni nella normalità”. “Queste montagne – continua il capogruppo, che ha un legame forte con le montagne del Cadore – fanno parte del mio retaggio culturale e di quello della mia famiglia, per me è una questione morale fare il massimo per aiutare queste zone”.
“Abbiamo cercato di capire una prima valutazione dei danni al centro del paese e alle strutture turistiche – sottolinea Scarabel – e abbiamo incontrato il presidente Zaia, a cui abbiamo fatto presente ancora una volta le fragilità del territorio bellunese. Lavoreremo fin da subito, sia in Parlamento che in Regione, senza guardare alle bandiere politiche, ma solo per il bene dei cittadini”.
“Ancora una volta il territorio bellunese è colpito con violenza dalla forza delle bombe d acqua , è giunta l’ora che la politica romana si accorga dell importanza delle misure contro il dissesto idrogeologico – conclude D’Incà – a questo Paese servono opere immediatamente cantierabili per proteggere i cittadini. Non servono di certo i miliardi gettati al vento, come nel caso del tunnel per la TAV Torino Lione. Dobbiamo inoltre puntare alla tecnologia per informare al più presto i cittadini del verificarsi di eventi di così grave portata”.
“Il territorio di Belluno, così come la riviera de Brenta, vanno salvaguardati nella bellezza e nel valore turistico – commenta il parlamentare – i soldi vanno tolti alla politica e messi a disposizione della protezione dei cittadini”.

Share

10 comments
Leave a comment »

  1. Tutto condivisibile, peccato che i soldi sono stati stanziati e sono serviti a fare progetti, progettini, impianti che, dopo ben sei anni per quel che riguarda Cancia, non funzionano, scavi e protezioni varie senza nessun costrutto, a parte il guadagno stratosferico delle ditte interessate. E’ vero, i soldi vanno tolti alla politica, peccato che vengano dati per la protezione dei cittadini attraverso i dirigenti degli enti locali che, guarda caso, sono proprio nominati direttamente dai politici, e allora? Che si fa?

  2. Ho visto le foto della casa sventrata a San Vito di Cadore e posizionata su u torrente tombinato.
    Solo per restare a questo episodio, mi domando:
    1) Come ha fatto il Comune a rilasciare la licenza per costruire?
    2) Come ha fatto un professionista a progettare un’abitazione in quel luogo?
    3) C’era o no la competenza del magistrato alle acque?
    4) Come ha fatto un privato cittadino a decidere di costruire in un sito che doveva essere considerato ad alto rischio idrogeologico?
    5) Di conseguenza: è giusto rimborsare chi è causa del suo male?
    6) Tra tutti questi sopraelencati, si riuscirà a trovare un responsabile?

  3. LA MONTAGNA
    SI SPOPOLA
    E VIENE GIÙ
    il commento
    di TONI SIRENA La tragedia del Cadore è l’ultima conferma che la montagna è un territorio fragile. Le montagne sono sempre franate. Basterà ricordare la frana dell’Antelao sopra Cancia nel 1868 (12 morti) e quella più recente di sei anni fa nella stessa località (due morti), o quella di Taolen e Marceana (1814) con 269 vittime. O ancora quella di Prà e Lagunaz (Taibon) del 1908 (28 morti). Più indietro nel tempo, quella del monte Piz di Alleghe, che nel 1771 fece 49 morti e diede origine al lago. Ci sono enormi frane preistoriche, inattive ma che possono essere rimesse in movimento da interventi sconsiderati. La frana del Toc è una di queste, ma il disastro del Vajont con i suoi duemila morti fu un delitto, non una catastrofe naturale. Se certi torrenti si chiamano Ru Secco o Grava Secca, deve pur esistere qualche motivo per cui quei greti apparentemente tranquilli sono proprio lì, aridi e sassosi. Vuol dire che attraverso quei solchi ghiaiosi si scaricano le acque di improvvisi temporali di montagna, trascinando con sé sassi e fango. La gente di montagna ha sempre dovuto convivere, purtroppo, con questi fenomeni e, di solito ma non sempre, stava ben attenta dove costruire case e strade, senza accusare la montagna di essere una “montagna assassina”, mito di origine urbana. Le opere di protezione e di prevenzione sono indispensabili, ma la loro efficacia non sarà risolutiva. La verità è che la montagna ha bisogno di continua manutenzione, altrimenti frana a valle. La frana più allarmante è perciò quella della popolazione. Gli abitanti delle terre alte anno dopo anno se ne vanno perché in montagna è sempre più difficile e faticoso vivere, il reddito non è sufficiente, i servizi chiudono. Insieme alla popolazione, frana sempre di più anche il territorio, che rimane senza presidio e senza cura. Senza agricoltura non si mantiene il territorio, ma è un’agricoltura che non può reggere il confronto con quella industriale e intensiva delle pianure. Non, quanto meno, restando all’interno delle logiche di mercato, se non altro perché la montagna ha pochi abitanti e dunque pochi consumatori (e anche pochi affari e pochi voti). Non è un problema soltanto della montagna, che pure è il 20% del territorio del Veneto. Il dissesto della montagna si ripercuote pesantemente anche in pianura, ma non è mai stato considerato davvero un problema regionale, nemmeno in occasione di gravi alluvioni. Il fatto è che la montagna continua a essere vista come un territorio marginale e di rapina di risorse (l’acqua), al massimo un parco di divertimenti. Uno studio della fine degli anni ’90 calcolava in 300 miliardi di lire dell’epoca l’investimento necessario per la difesa idrogeologica della provincia di Belluno. Oggi quanti saranno? E diventano sempre più frequenti gli eventi estremi. Non tutti ne sembrano consapevoli, nemmeno in montagna. Un solo esempio: il Ptpc (Piano territoriale provinciale di coordinamento) prevedeva che i Comuni dovessero individuare le frane attive e vietare di costruire in quelle zone. Quaranta sindaci fecero ricorso al Tar.

  4. Bravo Toni, analisi cruda che “dovrebbe” far pensare chi dovrebbe farlo.
    Purtroppo nel tuo commento sono già presenti i motivi per cui non lo faranno.

    Da parte loro i Bellunesi avrebbero mille motivi per capire quali sono le differenze con la pianura.
    Ma si accontentano ancora di una certa agiatezza creata negli ultimi decenni.
    Il risveglio sarà duro.

  5. purtroppo l’incoscienza fa parte del DNA degli uomini. Tanto vale per chi progetta, rilascia le licenze edilizie, chi costruisce in zone ad alto rischio idrogeologico. Al pari di chi va sulle montagne ad arrampicare quando le previsioni meteo sono sfavorevoli mettendo a rischio la propria incolumità e quella dei soccorritori, come chi si tuffa in mare in presenza di bandiera rossa.
    Poi il degrado e l’abbandono in cui versa il territorio. Il bosco sempre più invadente, gli alvei dei fiumi ricolmi di massi, ghiaia, ceppaie e trovanti di ogni genere con tracimazioni e formazioni di dighe che poi creano il putiferio. Però guai prelevare un sasso o un vimine, furto ai danni dello Stato. Si fa di tutto per fare il peggio e per spillare denaro ai cittadini per interventi inutili. E gli Ambientalisti dove sono e cosa suggeriscono?

  6. 40 mm di acqua in un’ora in montagna son azzi per tutti quelli che si trovano in vicinanza dei displuvi. Purtroppo sono cose che sono accadute, accadono ed accadranno ancora. Anche i nostri vicini svizzeri ed austriaci si trovano sovente nelle stesse condizioni.
    Lasciamo stare i soldi destinati alla tav che una qualche utilità la produrranno sicuramente diversamente da quelli corrisposti ai parlamentari e consiglieri del M5S.

  7. rectius: compluvi NON displuvi

  8. Paolo Perin sta ancora rosicando da quando gli è naufragata fortunatamente la candidatura col Movimento, fino a quel giorno era utile dopo quel giorno inutile ma guarda1po che casualtia propio il giorno dopo ma pensa 1po.

  9. Mellere: sei Giovanni Tessarolo che non ha preso le medicine neanche oggi ? (LOL)

  10. gianni mellere alias giovanni tessarolo. 🙂 non basta spacciarsi per un’altro, lo stile e le farneticazioni hanno un timbro inconfondibile. Ah, mi pare di capire che usi anche un’altro alias. Confermi?
    P.s: e prendile le pastiglie 😀