Wednesday, 19 September 2018 - 20:27

Frane in Valle del Boite. Piccoli: “Una tragedia annunciata”. Bellotto: “Ma la politica deve rispondere”. Roffarè :”Si è abbandonata un’economia rurale”

Ago 5th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore
Giovanni Piccoli, senatore Forza Italia

Giovanni Piccoli, senatore Forza Italia

“Il territorio stava lanciando segnali inquietanti da tempo, stavolta piangiamo delle vittime. Si doveva e si poteva intervenire prima: peccato che il Governo in primis si sia sempre girato dall’altra parte di fronte alle frane bellunesi, da Coltrondo in poi. Zero risorse, mille parole e amministratori costretti a operare tra mille laccioli, primo fra tutti il patto di stabilità. La dichiarazione dello stato d’emergenza è il minimo che oggi il Governo deve fare, davvero il minimo”.

A dirlo è il senatore di Forza Italia Giovanni Piccoli, all’indomani della tragica serata che ha investito la valle del Boite.

“I fatti si commentano da soli: è la terza frana nel giro di poche settimane. Il territorio aveva già suonato la sua sveglia. Non si può parlare di fenomeno improvviso né inaspettato. Anzi, dobbiamo essere chiari, quella di ieri sera è stata una tragedia annunciata, figlia di anni di scarse manutenzioni e della mancanza di un piano serio di salvaguardia idrogeologica. Gli ultimi anni poi sono stati deleteri con il congelamento delle risorse e la drastica diminuzione dei trasferimenti statali”.

“La tragedia della Valle del Boite è la cartolina più svilente di un territorio che in questi ultimi anni è stato privato di governance e risorse”, prosegue Piccoli, che domani – al rientro da Roma – si recherà in zona.

“O dai sindaci del territorio, Provincia, Bim Piave, rappresentanti del territorio arriva un moto di ribellione verso una indifferenza istituzionale asfittica o quella di ieri sera – mi disturba dirlo – non sarà la prima né l’ultima tragedia. Il territorio va ascoltato al di là della logica dei numeri”. “Un grazie doveroso va ai soccorritori e ai volontari che, ancora una volta, stanno dimostrando operatività e grande solidarietà”, conclude Piccoli.

 

Ma la politica deve rispondere  * di Stefano Bellotto
La tragedia di San Vito, l’ennesima e forse non l’ultima, e l’incredibile numero di frane che ha coinvolto il Cadore nella serata di ieri suscitano nella cittadinanza senso di sgomento e insieme rabbia.

Sgomento per quanto successo, rabbia perché ce lo aspettavamo.

Nessuno dica che gli eventi di questi giorni sono imprevedibili.
Da tempo il sindaco di Borca segnala i rischi connessi alla frana di Cancia, e che il torrente Gravasecca ad Auronzo una volta o l’altra avrebbe dato problemi si sapeva.

Siamo certi che le iniziative che verranno assunte oggi dal Governo Regionale (si attende un intervento diretto del consigliere Bottacin e del consigliere Gidoni, attualmente rappresentanti di Belluno in Regione) e dal Governo nazionale (è in arrivo il Ministro Galletti, prontamente interessato dall’On. De Menech), possano dare delle prime risposte alla popolazione per vivere e muoversi in sicurezza.

Dover arrivare ad una tragedia e solo successivamente a delle misure è prova dell’incapacità della politica di progettare e di dare dignità ad un territorio pur piccolo come quello bellunese, che da tempo denuncia la necessità di una politica contro il dissesto idrogeologico.

Non ci interessano le scuse ragionieristiche sulle risorse che mancano: non si permettano più disastri sulla pelle delle persone, il Vajont insegni qualcosa!

Con somma urgenza si dichiari lo stato di calamità, si attivino i canali nazionali e regionali per mettere in sicurezza le zone interessate, si pensi con l’occasione anche al Coltrondo, che resta problema ancor vivo.

E contemporaneamente la politica apra una riflessione in tempi brevissimi sulla dignità di Belluno; propongo due vie: si prenda il testo della legge che regola i poteri di Verbania e Sondrio (province interamente montane come Belluno) e lo si adatti a Belluno o, in alternativa, si proceda speditamente alla piena realizzazione dell’autonomia della Provincia di Belluno finanziata come necessita.

Non è il tempo delle parole, è il tempo dei fatti. Comunque la politica sarà in ritardo, ma se non altro avrà fatto il suo dovere.

Stefano Bellotto – Segretario pro-tempore Pd Centro Cadore

 

Roffarè (Cisl): “si è abbandonata un’economia rurale di sussistenza ma che curava il territorio”

“La tragedia della Val Boite e del Cadore riporta ancora una volta in primo primo i grandi temi della tutela dell’ambiente e dell’annoso fenomeno del dissesto idrogeologico. Non può però essere la rabbia per le persone decedute a far riaprire il dibattito, che dovrebbe invece essere costante e strutturale.

Come Cisl Belluno Treviso, anzitutto esprimiamo profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e vicinanza a tutte le comunità interessate dai continui danni provocati dalle piogge e dagli smottamenti.

E’ evidente, però, considerando i sempre più frequenti episodi in Regione, che il problema del dissesto idrogeologico va affrontato strutturalmente con politiche ambientali e di gestione del territorio di medio e lungo periodo. Politiche che spesso sono elettoralmente poco vantaggiose per chi le propone e, di conseguenza, in costante e colpevole ritardo.

Negli anni del miracolo economico del Nord Est si è costruito molto. Cemento e asfalto sono i due elementi che hanno caratterizzato i nostri paesaggi e le nostre vallate di montagna.
L’elemento che in questi anni è stato assolutamente trascurato è proprio la cura del territorio, sia nella pianura sia, a maggior ragione, in montagna.
Qui si scontano diversi fattori: si è abbandonata un’economia rurale di sussistenza ma che curava il territorio, optando per una di tipo manifatturiero e vi è stato un forte spopolamento dei paesi in quota a favore del fondovalle.

Ci chiediamo, dunque, quali siano state le politiche per la casa, per le zone industriali, per la cura dell’ambiente, per la gestione delle foreste, per il controllo dell’erosione, per l’attenzione allo sfruttamento delle risorse idriche, di competenza della Regione Veneto e dei governi nazionali.
Il Professor Luigi D’Alpaos, esperto di idrodinamica, ha sempre sostenuto che è “normale” fare i conti con frane, smottamenti e alluvioni, poiché siamo in presenza di un territorio geologicamente giovane e instabile, ma che l’attenzione alla gestione del territorio gioca un elemento decisivo.
C’è da rabbrividire leggendo i suoi studi sulla situazione idrogeologica di tutto il Veneto.

Ha in parte ragione Zaia quando sostiene che “gli episodi di questo tipo si stanno ripetendo con insistente frequenza a causa dei cambiamenti climatici, ma anche di un colpevole disinteresse verso il territorio”, ma ricordo che è stato redatto il piano casa, sono stati costruiti capannoni ovunque e si è assistito ad una serie di interventi che hanno finito per stravolgere gli equilibri da tempo consolidati.
A livello regionale, per esempio, l’ambito forestale è stato suddiviso per competenza e smantellato in diversi assessorati, rendendo il dialogo difficile, frammentario e senza una programmazione di lungo corso, senza dimenticare che alcuni capitoli di bilancio dedicati all’ambiente, sono stati “svuotati” per finanziare altri capitoli di spesa della Regione.

Come Cisl sentiamo forte l’urgenza di una nuova gestione del territorio, che dovrà necessariamente essere più sostenibile. Vivendo in un ambiente fragile e morfologicamente in trasformazione, è giunto il momento di concentrarci sulla razionalizzazione, sul recupero e sul riuso dell’esistente, mettendo in atto un progetto di riqualificazione del territorio montano attraverso misure che favoriscano il permanere della popolazioni nei comuni disagiati e lontani dal fondo valle, potenziando i servizi e garantendo la sicurezza delle persone.

Dobbiamo inoltre prenderci cura della montagna, affrontare l’attuale dissesto geologico investendo sulla prevenzione, sulla cura delle vallate e rilanciando le attività silvo-pastorali e agro-alimentari.”

Rudy Roffaré – Segreteria Cisl Belluno Treviso

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One comment
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  1. Svilente è il grande numero di personaggi che si recheranno sul posto, con fotografo alle spalle, per fare la marchetta politico-istituzionale.