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Project Financing, Berti (M5S): «La marchetta non ha avuto il nostro voto, questa legge non stoppa i project financing ma salva chi ha sprecato denaro pubblico»

Ago 4th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Jacopo Berti

Jacopo Berti

“Cominciamo a fare un po’ di chiarezza. Abbandoniamo i toni trionfali di alcuni esponenti della politica e della stampa e diciamo le cose come stanno realmente: quella che siamo stati chiamati a votare oggi è una marchetta a favore dei soliti privati che vogliono fare grandi opere col sistema del project finacing, utilizzando i soldi pubblici.
Troppo tardi chi governa si è reso conto dell’insostenibilità del piano delle grandi opere stradali, inizializzata da Galan e Chisso in primis.
Basta leggere il progetto di legge regionale sulla revisione dei project financing per capire quale sia il suo reale scopo: scaricare la responsabilità della programmazione sbagliata sul Consiglio Regionale, invece di rivalersi su chi ha promosso quei progetti, tecnici e politici, pagando di fatto 150 milioni di euro come indennizzo.
A differenza nostra, la giunta non vuole stoppare il PF ma salvare chi ha sprecato denaro pubblico, fermando le opere che non stanno più in piedi economicamente, pagando la “penale” indennizzo ai promotori.” (Il testo a cui si fa riferimento è l’articolo 4 comma 5 del disegno di legge 15 del 29 giugno 2015).
Berti continua: “Come attestato dalle inchieste in corso, in molti casi il promotore è una società costituita ad hoc con un capitale sociale assolutamente inadeguato. Tali società, riconducibili quasi sempre al Gruppo Mantovani (tra cui Adria Infrastrutture), servivano a presentare e farsi approvare i project financing (praticamente tutti quelli presentati) e farli inserire nella “programmazione” regionale, dichiarandoli quindi di pubblico interesse, cosa che ora costringe al pagamento di un indennizzo per la loro revoca.
Per evitare l’accusa di danno erariale e di eventuali responsabilità della giunta regionale e del NUVV che li ha approvati senza verificarne realmente la fattibilità economico e finanziaria, la presente legge regionale crea già nelle sue premesse l’alibi per la revoca – “la verifica dell’attualità dell’opera in ragione delle mutate condizioni economico finanziarie” -.
La proposta del M5S: “A nostro avviso ciò doveva essere messo in rilievo e segnalato alla Corte dei Conti e ad altri organi di controllo, perché alla fine la Regione pagherà 150 milioni ai soliti noti, alcuni dei quali arrestati o indagati (vedi Baita- Mantovani, Galan, Chisso, Adria Infrastrutture).
Proprio per questo abbiamo presentato un emendamento che imponeva la completa sostenibilità economica del progetto, da parte dei proponenti, prima della sua approvazione.
Questo emendamento è stato bocciato, mentre siamo riusciti a farne approvare un altro, positivo, che garantisce massima trasparenza e farà arrivare tutti i contratti di project financing al consiglio. Tuttavia questo non ci è bastato. Noi non siamo per la politica del meno peggio, gli altri emendamenti presentati per noi erano fondamentali.
Un esempio lampante del perché siamo contrari ai project financing è l’ospedale di Mestre. È costato 140 milioni di euro a chi l’ha costruito, che ha messo 20 milioni suoi e 120 presi in banca, e ha avuto indietro dalla regione dell’astuto Galan il capitale, più 280 milioni di interessi, più contratti di forniture per 1,2 miliardi in 24 anni.
Cose del genere per noi non devono più ripetersi. Quindi abbiamo salutato tutti e ce ne siamo andati” conclude Berti.

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