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Truffa all’Unione europea sui pascoli dell’Agordino. Il Gip di Belluno ordina il sequestro di un milione e 300 mila euro

Lug 18th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

 

guardia di finanza agordoAmmonta a 1.300.000 euro l’importo del decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Belluno nei confronti di tre imprenditori agricoli, operanti nell’Agordino, indagati dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Agordo, in collaborazione con la Compagnia di Belluno, per l’ipotesi di truffa aggravata e falso ideologico nei confronti dell’Unione Europea, in merito a finanziamenti ricevuti per la conduzione e lo sfalcio di prati montani, in realtà mai avvenuti. I militari delle Fiamme Gialle, coordinati dalla Procura della Repubblica di Belluno, hanno così proceduto al sequestro di venti tra abitazioni e terreni, dodici conti correnti e undici automezzi.

Le indagini della Tenenza di Agordo, iniziate nel 2013, sono scaturite dall’analisi delle banche dati in uso al Corpo, dalle quali risultava che cinque aziende agricole (quattro società semplici ed un’impresa individuale), riferibili ai tre indagati, erano riuscite negli anni ad acquisire consistenti finanziamenti pubblici del F.E.A.S.R. (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) per la conduzione e lo sfalcio di grossi appezzamenti di terreni montani, pur avendo complessivamente solo uno o due dipendenti e, stranamente, tutte cinque la sede al medesimo indirizzo.
Sono quindi iniziate attività ispettive nei confronti delle cinque aziende, dalle quali è emerso che i terreni lavorati risultavano formalmente presi in affitto da agricoltori dell’agordino e in particolare dei comuni di: Alleghe, Canale d’Agordo, Falcade, Vallada Agordina, Selva di Cadore, Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana e Rocca Pietore.

In realtà, quando i Finanzieri hanno effettuato i sopralluoghi sui terreni ed ascoltato i loro effettivi proprietari, si è scoperto che, nella maggior parte dei casi, spesso questi non conoscevano, né avevano mai visto i titolari delle cinque aziende in questione, anche perché erano gli stessi proprietari che in genere si occupavano della gestione e dello sfalcio dei propri prati, peraltro senza percepire alcun contributo pubblico. Inoltre, in certi casi, i prati che erano stati dichiarati per lo sfalcio erano in realtà dei boschi di conifere, raggiungibili soltanto grazie ad impervi sentieri. In qualche caso, addirittura, i proprietari dei terreni dati formalmente in affitto erano deceduti anni prima della data di apparente stipulazione del contratto.

In sintesi, nella maggioranza dei casi, le cinque società avevano percepito i contributi senza svolgere alcun tipo di attività agricola sui terreni oggetto dei contributi comunitari, dichiarando falsamente di aver preso in affitto i terreni dai terzi proprietari.
Complessivamente sono stati sentiti oltre 170 proprietari di terreni, alcuni anche ultranovantenni e che tuttora si occupano personalmente dello sfalcio dei prati, i quali hanno fornito piena collaborazione, confermando le irregolarità ipotizzate a carico degli indagati.

Una fattiva collaborazione per le indagini è stata assicurata dall’A.VE.P.A. (Azienda Veneta per i Pagamenti in Agricoltura) di Padova, ente istituito dalla Regione del Veneto, che si occupa dell’erogazione dei finanziamenti comunitari in ambito agricolo, i cui funzionari hanno fornito ai militari importanti dati e informazioni sul complesso meccanismo dei contributi agricoli.

La truffa ipotizzata dalla Guardia di Finanza, oltre a costituire uno spreco di denaro pubblico ad illecito vantaggio di poche persone, ha avuto potenziali effetti negativi sull’ecosistema montano, perché l’obiettivo dei contributi comunitari è anche quello di preservare l’ambiente, promuovendo pratiche agricole ecocompatibili.

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