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Vizi e applicazioni della normativa anticorruzione. Interrogazione dell’onorevole D’Incà : “definire le responsabilità sia per i tecnici che per i politici e chiarire quali siano le garanzie effettive per coloro che denunziano illeciti”

Lug 17th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore
Federico D'Incà, deputato Movimento 5 Stelle

Federico D’Incà, deputato Movimento 5 Stelle

“L’esplodere di scandali quali gli appalti dell’Expo di Milano, la vicenda Mose e molte altre, con un’equa e diffusa distribuzione sul territorio nazionale, sono il segno evidente del mancato intervento dei responsabili amministrativi e tecnici sotto la cui vigilanza avrebbero dovuto essere concepite, affidate ed eseguite le opere”.

Lo afferma l’onorevole Federico D’Incà, del Movimento 5 Stelle.

“Non appare possibile che, inefficienze, rallentamenti, intrecci e operazioni malsane, si siano protratti per anni senza che da parte dei soggetti responsabili si sia verificato e indagato approfonditamente e fatto emergere le patologie inerenti tali gestioni” prosegue il parlamentare bellunese. “Un mancato intervento che non è spiegabile se non ipotizzando incapacità, appiattimento su altrui volontà o, peggio, corruzione”.

L’interrogazione a risposta scritta inviata al Ministro dell’economia e finanze, al Ministro Semplificazione e Pubblica Amministrazione e al Ministro della giustizia, al Ministro degli interni chiede quali azioni si intendono attuare per rendere efficace a tutti i livelli il pacchetto anticorruzione. “Importante è stabilire un regime sanzionatorio in caso di inadempimento da parte delle amministrazioni, definire le responsabilità sia per i tecnici che per i politici e chiarire quali siano le garanzie effettive per coloro che denunziano illeciti” sottolinea D’Incà.

A titolo di esempio, nella regione Veneto, la magistratura sta rivelando un intreccio di rapporti personali e affaristici che, grazie alle consolidate posizioni politiche e tecniche ricoperte all’interno della regione, favoriscono spesso “gli amici”: gli scandali legati al Mose, alle infrastrutture viarie, ai rifiuti, alla sanità hanno coinvolto e stanno coinvolgendo, oltre a politici e imprese, anche funzionari e dirigenti della Regione o di altri enti pubblici.

Il piano nazionale anticorruzione impone a tutte le amministrazioni, comprese Regioni ed Enti Locali, l’adozione di piani triennali di prevenzione della corruzione (ptpc). Le diverse amministrazioni dovranno inoltre adottare propri codici di comportamento dei funzionari pubblici (D.P.R. n. 62/2013) “La riforma però non ha saputo andare fino in fondo – sottlinea il deputato bellunese – dal momento che il testo finale del D.Lgs esclude del tutto dal regime delle inconferibilità e incompatibilità i soggetti provenienti da incarichi politici di livello nazionale”.

La separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione introdotta con L. 142 del 1990 definisce il riparto di competenze e responsabilità dei dirigenti e funzionari, ai quali infatti è stata attribuita la formalizzazione del parere sulle proposte di delibera della Giunta e del Consiglio, mentre agli amministratori politici spetta l’indirizzo politico amministrativo. “La L 20/94, che non estende le responsabilità di atti degli uffici agli organi politici che li abbiano approvati in buonafede, non rappresenta una clausola di salvaguardia tesa a rendere non responsabili i titolari degli organi politici in ragione del fatto che tutti gli atti amministrativi sono istruiti dall’apparato burocratico” prosegue D’Incà.

Dopo la riforma attuata con la legge 127/1997, le nomine dei dirigenti , del Segretario comunale e dei direttori generali, hanno ampliato significativamente l’ambito fiduciario nella scelta del corpo burocratico, che dovrebbe invece riferirsi ad un criterio oggettivo. “In un tale contesto la tutela dell’imparzialità del dirigente o del funzionario pubblico e la effettività del principio di separazione, non appaiono sufficientemente garantite” denuncia il MoVimento 5 Stelle

“Abbiamo inoltre chiesto ai ministri interrogati se non ritengano opportuno modificare il regime delle inconferibilità e incompatibilità degli incarichi, estendendolo anche ai soggetti provenienti da incarichi politici di livello nazionale” spiega D’Incà, e se non ritengano opportuno definire prontamente le tempistiche affinché le amministrazioni si dotino in tempi certi di un proprio codice di condotta.

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