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Legge 25 sulla specificità e Centro Studi Bellunese: convegno-studio del 10/06/2015

Giu 11th, 2015 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

indipendenza veneta dolomitiImpossibile non iniziare il commento con le parole dell’organizzatore Barattin: “Ci aspettavamo una partecipazione molto più numerosa!”

Il primo punto debole dei dolomitici è la partecipazione su quanto riguarda la pianificazione del nostro futuro: piace delegare.

Argomentazione dell’incontro molto tecnica. Tuttavia è stata davvero ben spiegata dagli avvocati Veronese e Gaz, al punto da diventare in qualche tratto avvincente, nelle visioni interpretative che venivano man mano proposte.

La legge 25, non ancora finanziata e attuabile in molti capitoli, apre opportunità di semplificazione ed operative spendibili da subito in molte delle necessità tipiche della nostra montagna.

Varie le osservazioni dei tecnici presenti circa possibili ostacoli posti da normativa europea e leggi e decreti pseudo-sblocca Italia e similari.

Il secondo punto debole dei dolomitici è essere immersi in una melassa normativa così densa da deprimere anche le possibilità date da una legge ben congegnata e tarata sulle reali necessità di un territorio.

La sensazione di essere ostaggio di uno mostro burocratico è emersa inquietante e con essa la convinzione che la sindrome di Stoccolma pervade le nostre genti.

Il cantòn Dolomiti saprà destare e rispondere.

 

Massimo Vidori

coordinatore Indipendenza Veneta Dolomiti

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2 comments
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  1. Quanto ha detto Barattin è una triste realtà.
    C’è ancora molto da fare per costruire una coscenza comunitaria bellunese.

  2. Crollo demografico: il Bellunese si spegne lentamente. I morti superano i nati da più di vent’anni. E il trend di decrescita comincia ad accelerare sempre più. Lo dicono i numeri (i dati desunti annualmente dai registri anagrafici comunali e rielaborati dal Sistema Statistico della Regione Veneto). Lo dimostrano fisicamente i tanti paesini, sempre più abbandonanti, della montagna bellunese. L’ultimo dato elaborato (2013) parla di 209.430 abitanti in provincia di Belluno. Poco più di un quartiere di una grande città. Il dato è eloquente se confrontato con quello di dieci anni prima: nel 2003 la popolazione contava 211.493 unità. Di dieci in dieci, se si va al 1993, il dato è ancora più eloquente: 212.229. Un lento ma inesorabile spopolamento. E nel 1983? La popolazione era di 219.295 persone. Mentre nel 1975 (ultimo dato storico disponibile) era addirittura di 224.777 unità. Significa che negli ultimi 38 anni il calo demografico è stato un vero e proprio crollo: si sono perse 15.347 abitanti (il 7% della popolazione bellunese). Di fatto, è come se due Comuni della Valbelluna fossero spariti nel nulla. Ma se si vuole un dato ancora più indicativo, bisogna contrapporlo a quello delle altre province venete. Mentre Belluno decresce, tutte le altre (eccetto l’altrettanto «periferica» Rovigo) crescono. Il Veneto è passato da poco più di 4 milioni di abitanti negli anni ’70 ai quasi 5 milioni di abitanti nel 2013. Treviso è cresciuta di 190mila unità, Vicenza di circa 162mila, Verona di 161mila e Padova di 141mila. Solo Venezia è cresciuta meno (21mila abitanti).
    LE CAUSE Se Belluno decresce, i numeri, da soli, spiegano i motivi macroscopici. Le morti superano (e di gran lunga) le nascite, che sono sempre meno. In tutti i Comuni, più o meno, il trend è lo stesso (nel 2013, solo a Rivamonte, eccezione che non cambia il dato, le nascite si equivalgono alle morti). E va avanti almeno dagli anni ’70, anche se con numeri assoluti completamente diversi. Nel 2013 i nati vivi sono stati 1.470, i morti 2.568; nel 1975 i nati vivi erano stati 2.765, i morti 2.865. La forbice, già presente nel 1975, è andata ad ampliarsi sempre più. E di fatto, ha tagliato popolazione. Nel 1980 i nati sono andati sotto quota 2mila, nel 2013 (per la prima volta) sotto quota 1.500. Ma non ci sono solo meno nascite: anche la «fuga» dal Bellunese ha la sua responsabilità nei dati demografici. Le cancellazioni dagli anagrafi, per cambio residenza e discesa in pianura (o espatrio) sono aumentate nel corso degli ultimi decenni, passando da circa 4mila nel 1975 a 5.667 nel 2013. (((tormend)))