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giovedì, Aprile 9, 2020
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Lavoratori privi del permesso di soggiorno, interviene la Questura di Belluno

La Questura di Belluno, durante un normale posto di controllo della volante del commissariato di Cortina, ferma un furgone con a bordo alcuni operai di nazionalità Kosovara che si stanno recando, dopo la pausa pranzo, a lavorare presso un cantiere edile del centro. Dal controllo dei documenti emerge però che qualcosa non va. Viene pertanto deciso un sopralluogo da effettuarsi, unitamente al personale della Direzione Territoriale del Lavoro, direttamente presso il cantiere.
Qui vengono trovati intenti a lavorare gli stessi operai Kosovari controllati alcuni giorni prima a bordo del pullmino. Gli stessi non hanno con loro documenti di identificazione e pertanto vengono accompagnati in Commissariato per essere sottoposti ai rilievi segnaletici di rito.
I lavoratori, unitamente al loro datore di lavoro, B.A., trentenne kosovaro, legale rappresentante di una ditta slovena che aveva subappaltato l’attività edile in Cortina, dichiarano di essere in possesso, cosa risultata poi veritiera, di un permesso di soggiorno sloveno, mai convertito in permesso di soggiorno italiano, che permette però solo la libera circolazione in area Schengen, esclusivamente con finalità turistiche; dichiarano anche di non essere a completa conoscenza della normativa italiana.
Viene quindi sentito anche l’amministratore delegato dell’azienda locale che aveva ceduto i lavori in subappalto, e anche costui dichiara di essere convinto che gli operai fossero in regola con i documenti di soggiorno.
La responsabilità penale dei due datori di lavoro comunque appare evidente per la violazione del 12° comma dell’art. 22 della normativa sull’immigrazione.
Pertanto gli stessi vengono deferiti all’A.G. competente, mentre i cinque operai vengono invitati a presentarsi presso l’Ufficio Immigrazione che, in un primo momento, in attesa della definizione della vicenda, intima loro di non prestare attività lavorativa. Nei giorni successivi peraltro, nelle pieghe della norma, viene trovata la possibilità di regolarizzare la loro presenza sul territorio.

Gli stessi possono quindi tornare a lavorare a Cortina ma stavolta con i documenti in regola.

Il datore di lavoro italiano è stato altresì sanzionato per violazione dell’articolo 7 della citata normativa in quanto emergeva che ospitava i predetti operai in locali di proprietà senza averne dato comunicazione all’Autorità di Pubblica Sicurezza. Sanzioni sull’organizzazione della sicurezza nel cantiere sono state invece irrogate dalla DTL.

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