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direttore responsabile Roberto De Nart

Patrimonio archeologico come risorsa culturale ed economico – turistica. L’amministrazione comunale ci crede

Mag 25th, 2015 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Feltre Giornate di informazione archeologica23-24maggio2015 002Feltre 25 maggio 2015 – Seppur nella nostra provincia faccia fatica a farsi strada l’idea che attraverso le espressioni d’arte e il patrimonio culturale si possa intravvedere una possibile e percorribile strada per crescere e uscire dalla complessiva marginalità, nei fatti, e se lo vogliamo cogliere , (le oltre 5000 firme raccolte per salvare il sistema bibliotecario sono un incoraggiante segnale) è proprio così e se ne può vedere pure il tortuoso tragitto. Difatti, pur in presenza di molte timidezze, sudditanze e contraddizioni, tra le righe di alcuni degli interventi di relatori delle due giornate di “Informazione archeologica “ organizzate dal comune e dalla Soprintendenza tenute il 24 e 25 maggio tra e L’Aula Magna del Campus “Tina Merlin”e le visite ai Museo sotterraneo e al lapidario del Museo Civico , si è letto e colto questo orientamento.

Soprattutto, nell’intervento del sindaco Paolo Perenzin si è intesa la ferma volontà di come il comune, finalmente, voglia puntare prioritariamente sul grande patrimonio archeologico che la città annovera come veicolo su cui fondare l’economia turistica e culturale senza, comunque, tralasciare l’arte, l’architettura, l’ambiente e i prodotti tipici. Certo si tratta di un percorso impervio e ancora lungo che pretende il disincagliamento, lo sblocco, di molte resistenze e pretese di esclusivismi che gravano sul patrimonio antico feltrino. Una plastica e preoccupante dimostrazione di tale situazione si è avuta con la relazione “Feltre e il Feltrino nel periodo preromano” di Alexia Nascimbene che doveva, tra l’altro, evidenziare la presenza dei Reti sia a Feltre che nel territorio circostante e che, invece, ha dimostrato impietosamente , e non per responsabilità della relatrice, la sottrazione delle scoperte insieme con il grave ritardo negli studi di questo popolo. Già Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) descriveva nella “Storia Naturale” come Feltre fosse un centro fortificato retico (retica oppida).

Dunque, per essere chiari e non nascondere ridicolmente la realtà è inevitabile chiedersi perché, tutto quello che è stato sin qui ritrovato di reperti, strutture e testimonianze retiche, che non sono solamente le due iscrizioni, i piccoli resti di una abitazione retica conservati nel museo ad ipogeo non siano ancora divenuti , nonostante il trascorrere dei decenni, patrimonio pubblico, di studi e valorizzazioni sistematiche dei Reti a Feltre . Così come è avvenuto a partire dalla Svizzera all’arco alpino orientale con Trento e Bolzano in primo piano ? Troppe volte e malauguratamente , Feltre , è rimasta fuori da importanti mostre e convegni sulla civiltà denominata Fritzens-Sanzeno nonostante in alcuni scavi ed interventi come quello del Seminario , risalente al 1980, di Via Mezzaterra e Quartiere Regina Margherita,Via Nassa siano venuti alla luce reperti ceramici e strutture assegnabili alla nominata civiltà. Ebbene si gioca qui e non solo qui il metodo d’intervento e l’azione, naturalmente con l’auspicabile ritorno di tutti i reperti romani e altomedievali, della statua marmorea di Asclepio e l’avvio dei lavori nel 2016, dell’adeguamento del Museo Civico e dei fabbricati adiacenti alle esigenze espositive archeologiche, la scommessa di Feltre per il varo di una economia turistico-culturale che ha dimostrato le sue potenzialità e di funzionare con i 145 mila visitatori del Museo sotterraneo registrati in vent’anni.

Quanti ne sarebbero potuti arrivare se il patrimonio preromano e romano fosse stato, tempestivamente, reso fruibile?

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