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Territorio. Sergio Reolon: «Tutela delle acque, stop al consumo del suolo agricolo e sostegno alla ristrutturazione dei piccoli centri storici: tre punti per l’ambiente e il suo rilancio»

Mag 18th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Meteo, natura, ambiente, animali, Riflettore
Sergio Reolon

Sergio Reolon

La tutela della acque, lo stop al consumo di suolo agricolo, un sostegno per il recupero dei borghi e dei centri storici: queste, per Sergio Reolon, consigliere ricandidato per il PD alle prossime elezioni regionali, le tre tappe fondamentali per dare un futuro all’ambiente bellunese.

«Misure che vanno attuate immediatamente nel prossimo Consiglio regionale – afferma – se vogliamo che la nostra provincia possa continuare a dire qualcosa in termini di turismo. La terra è il nostro patrimonio più grande. E, una volta perduta, una volta modificato il paesaggio, non si torna indietro».

«Per questo – dice il candidato bellunese – bisogna bloccare l’attuale assalto a quel minimo numero di corsi d’acqua non ancora già pienamente sfruttati nella nostra provincia: ecco perché io chiedo subito una moratoria sulle concessioni per la realizzazione di nuove centraline idroelettriche fino alla revisione del piano di tutela delle acque»

Così Sergio Reolon torna su una battaglia – quella della tutela dei corsi d’acqua e del territorio – che considera per niente chiusa con la conquista del riconoscimento del demanio idrico alla provincia. Lo sfruttamento dei corsi d’acqua è infatti un tema sul quale le norme per il bellunese hanno ancora da essere scritte:

«Il piano di tutela delle acque va rivisto in modo da recepire le direttive europee: in particolare quella che prevede l’obbligo, per gli Stati membri, di portare i corsi d’acqua in buone condizioni. Quindi, prima di qualsiasi intervento, bisogna che venga stabilito come e dove si possono realizzare eventualmente, e con tutte le cautele necessarie, nuovi impianti».

C’è poi la questione della terra:

«In questi decenni abbiamo perso un terzo del suolo agricolo nella provincia di Belluno a causa dell’urbanizzazione e dell’avanzata del bosco: questo significa compromettere da una parte lo sviluppo dell’agricoltura, dall’altra la stabilità del territorio e il suo patrimonio paesaggistico, base irrinunciabile per lo sviluppo turistico.

Noi guardiamo sempre ai risultati raggiunti dal Trentino Alto Adige: non dobbiamo dimenticarci che il loro sviluppo turistico si basa prima di tutto sulla scelta di sostenere e incentivare l’agricoltura.

Ci serve quindi una legge sul consumo di suolo agricolo che preveda un fermo all’ulteriore utilizzo: bisogna puntare per i prossimi anni a un consumo zero».

Un tema già proposto in sede di bilancio regionale, presentato da Sergio Reolon e bloccato dalla precedente Giunta regionale, è quello che chiede ossigeno per le ristrutturazioni in montagna:

«Continuo a pensare che, per la nostra terra, sia necessario aumentare e sostenere la riqualificazione dei centri storici, dei borghi e dei piccoli paesi – afferma il candidato PD – Chi ristruttura la propria casa per aumentarne l’efficienza energetica deve avere un sostegno ulteriore a quello che dà lo Stato, che oggi è già del 55%. Un intervento ulteriore della Regione, così come ho già in passato caldeggiato, senza essere ascoltato, permetterebbe nella nostra provincia un rilancio dell’edilizia, una riqualificazione dei centri storici rendendoli più belli e attrattivi; e infine un risparmio energetico, che è la più vera e importante fonte di energia che abbiamo a portata di mano e non stiamo ancora sfruttando appieno: il risparmio».

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  1. La Northsun Italia è una sussidiaria della Po Valley Energy, ditta petrolifera australiana che assieme all’altra consociata Po Valley Operations, vuole trivellare, come è ovvio dai nomi che si sono scelti, la pianura padana. Nel 2009, il loro program manager Northsun Italia, Pierluigi Vecchia, diceva di voler trivellare l’Italia per motivi “di tipo geologico, economico ed affettivo”.

    L’affetto si era sentito per un’area a cavallo fra Veneto ed Emilia Romagna: è la concessione metanifera “La risorta” di circa 300 chilometri quadrati nel bel mezzo del delta del Po, zona fragile, con già tanti problemi suoi di inquinamento e di subsidenza. Come ci abbiano anche solo pensato agli idrocarburi lì resta per me un mistero. In Veneto era coinvolta la provincia di Rovigo con i Comuni di Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze, Ariano nel Polesine. In Emilia Romagna era interessata la provincia di Ferrara, con i Comuni di Berra, Mesola, Jolanda di Savoia, Codigoro.
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    Parte la fase di Valutazione di Impatto Ambientale per eseguire ispezioni sismiche a terra, con camionette vibranti che avrebbero causato vibrazioni al sottosuolo da cui determinare le caratteristiche del giacimento. Una specie di airgun a terra. La Northsun cerca di fare tutto in sordina, ma si mobilitano comuni e persone, con incontri informativi e attivismo. Soprattutto esprimono la loro contrarietà il Comune di Adria, la Provincia di Rovigo, l’Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po, l’Agenzia Interregionale del fiume Po.

    Si vede che loro l’affetto della Northsun non lo volevano. E infatti la Regione Veneto esprime il suo no ufficiale sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto in data 31 gennaio 2014. Dicono semplicemente dice che esprimono giudizio non favorevole. Fine della storia? Magari. C’erano anche i vicini dell’Emilia Romagna, che avevano diritto anche loro ad esprimere pareri, visto che “La Risorta” è inter-regionale.

    E voilà, nonostante la possibile sismicità indotta, i terremoti, la subsidenza, l’inquinamento, e a differenza del Veneto, gli emiliani decidono di prendersi affetto, trivelle e resurrezioni all’indomani degli eventi del maggio 2012 e in data 10 settembre 2013, la Regione Emilia Romagna decide che il proprio parere è “favorevole con prescrizioni“. Si aggiunge però che le “conclusioni relative alla compatibilità ambientale delle attività prevista dal permesso e le relative prescrizioni acquisiranno efficacia qualora venga sancita l’intesa con la Regione Veneto”.

    Cioè è tutto valido se anche il Veneto dice sì. Ma dopo qualche mese il Veneto dice no. E quindi, bocciatura? Non proprio. La Northsun Italia fa ricorso al Tar, alla faccia del loro affetto. Il giudice, proprio in questi giorni decide che le attività della Northsun sono lecite perché “non prevedono perforazioni” ma sono solo indagini preliminari. Ma sono una ditta petrolifera! Cosa, fanno queste indagini per beneficenza della geologia italiana? E’ chiaro che il loro scopo finale è fare buchi. Fare trivelle. Fare impianti. E’ la solita tecnica del carciofo, un po’ alla volta, un po alla volta e alla fine fanno tutto quello che vogliono. Adesso argomentano che sono “solo” indagini sismiche, poi diranno beh, ma abbiamo un giacimento e abbiamo fatto degli investimenti, come possiamo rinunciare? E poi ci ritroveremo con un bel pozzo del mezzo del Parco del Delta del Po. Magari con prescrizioni. Ah. Notare che nel Parco del Delta del Po’ “è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo”. Come si concilia tutto questo con l’attività della Northsun? Mistero della fede.

    Io penso che uno debba valutare tutte queste operazioni nel loro complesso: cosa accadrà a lungo termine in quella zona? Cosa c’è adesso lì? La gente lo vuole? Qual è lo scopo finale? Chi ci guadagna? Cosa accadrà all’ambiente circostante? Vogliamo proprio impianti industriali nel Parco del Delta del Po? E visto che la risposta a tutte queste domande non è di troppo affetto per la Northsun, è evidente che occorre fermare tutto prima che sia troppo tardi.

    Adesso ci sono le elezioni in Veneto. Caro Luca Zaia, cara Alessandra Moretti, cosa avete da dire? Volete proteggere il vostro territorio sì o no, o è tutta propaganda? Zaia dice che l’Italia è imperforabile. Ci crede veramente? O l’ha detto giusto perché faceva scena? E se sì, allora perché non prende adesso in mano la situazione, e non usa tutti gli strumenti a sua disposizione per difendere Rovigo ed il Veneto tutto dalla trivelle? Politico o non politico gli impegni pubblici si mantengono. Moretti, del Pd dello Sblocca Italia, ovviamente non dice niente. E come può?

  2. camera di commercio
    Curto: «Non c’è alternativa
    all’aggregazione con Treviso»
    BELLUNO Il futuro della Camera di commercio si chiama aggregazione con Treviso. È vero, c’è un emendamento alla legge che prevede la riduzione degli enti camerali: in virtù della specificità montana, però, Belluno, insieme a Sondrio e a Verbano Cusio Ossola, potrebbe mantenere la sua autonomia. Ma con quali risorse rimarrebbe in piedi la Camera di commercio? Questo “dettaglio” preoccupa il presidente, Luigi Curto, che non vede alternative all’aggregazione con Treviso. «Dobbiamo essere chiari, anche perché in campagna elettorale le promesse si sprecano», dice. Piano, insomma, con l’abuso di termini come “salvataggio” della Camera di Commercio. «E sfatiamo anche un altro mito errato: l’ente non chiuderà a Belluno. Nessun dipendente perderà il posto di lavoro», continua Curto. «Oltre a rimanere come presidio, inoltre, l’ente camerale potrebbe continuare a svolgere alcune attività specifiche, come quella della promozione o della internazionalizzazione. Bisognerà solo fare un confronto franco con l’ente di Treviso e stabilire come verrà composta la nuova giunta». «Solo la Camera di Commercio di Sondrio», prosegue, «ha le risorse per mantenersi in autonomia: chiuderà il bilancio 2017, quando la manovra sarà a regime, con un avanzo di gestione di circa 200 mila euro. Verbano Cusio Ossola, invece, chiuderà con un disavanzo di circa 300 mila. Disavanzo che a Belluno sarà di 749 mila euro. Questa cifra mi preoccupa: come potremmo mantenerci con un il taglio dei diritti camerali, previsto da qui ai prossimi due anni?». È il solito problema, ben conosciuto a Belluno: «Ad oggi non ci sono le condizioni per dire che, per Belluno,sia un’opportunità mantenere autonoma la Camera di Commercio», conclude il presidente.(a.f.)