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Belluno, la bellezza usurpata. Giovedì al Teatro Comunale lo spettacolo con Philippe Daverio e Francesco Maino

Mag 17th, 2015 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni
Il fiume Piave e il Ponte della Vittoria

Il fiume Piave e il Ponte della Vittoria

Attraversata dal Piave, circondata dalle Dolomiti patrimonio dell’umanità Unesco, abbracciata dalle montagne e dalle sue ampie vallate, la provincia di Belluno è una terra dalle grandi potenzialità. Le sue bellezze sono universalmente riconosciute, ma non sono state ancora sufficientemente comprese né valorizzate. Di questo patrimonio, delle sue potenzialità, ma anche di sviluppo e prospettive di un territorio straordinario, si parlerà giovedì sera, nel convegno-spettacolo “Belluno, la bellezza usurpata”, in programma al teatro comunale. Lo organizza l’associazione V.I.V.A.I.O. Dolomiti, che ha scelto di presentarsi al pubblico regalandogli un evento culturale di rilievo. Ospite d’onore sarà, infatti, Philippe Daverio, critico d’arte che ben conosce la realtà bellunese. Con lui sul palco ci saranno lo scrittore Francesco Maino, vincitore del premio Calvino 2013 con il suo libro d’esordio “Cartongesso”, il giornalista Mario Maffucci, il professor Giovanni Campeol, docente di valutazione di impatto ambientale e i rappresentanti di V.I.V.A.I.O. Dolomiti. A condurre la serata, sarà la giornalista Tiziana Bolognani.

vivaio dolomiti«La provincia di Belluno si trova a un bivio», spiegano da Vivaio Dolomiti. «Stavolta bisogna imboccare la strada giusta, non abbiamo alternative per frenare il declino verso il quale il territorio è stato indirizzato. Dobbiamo riprendere in mano il nostro futuro, tornare padroni delle scelte che determineranno lo sviluppo o la morte per asfissia di un territorio che non merita questa fine ingloriosa».

Lo spettacolo, a ingresso libero, è in programma giovedì 21 maggio alle 20.30 al teatro comunale. Nel pomeriggio Philippe Daverio e Francesco Maino presenteranno i loro ultimi libri alla libreria Tarantola (alle 16 appuntamento con Maino, alle 17 con Daverio) e alle 18.30 si concederanno un aperitivo letterario al Caffè Manin.

Il gruppo V.I.V.A.I.O Dolomiti nasce dall’esperienza dei comitati che si sono occupati della questione elettrodotti e intende, in collaborazione con altre associazioni presenti in provincia, creare un laboratorio di proposte concrete per la salvaguardia e lo sviluppo di un territorio riconosciuto meraviglioso a livello mondiale e troppo spesso gestito in modo superficiale.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto economicamente credendo che si possa ancora fare qualche cosa per questa provincia che sta morendo.

Per informazioni, consultare la pagina facebook “Vivaio Dolomiti”.

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Philippe Daverio è nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia, e vive a Milano dove ha avuto inizio la sua attività di mercante d’arte. Quattro le gallerie d’arte moderna da lui inaugurate, di cui due a New York. Assessore alla Cultura a Milano dal 1993 al 1997, si è occupato del restauro e del rilancio di Palazzo Reale a Milano. Già opinionista per Panorama, Liberal, Vogue, Gente, consulente per la casa editrice Skira, Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell’arte.

Così lo ha scoperto il pubblico televisivo di Raitre: nel 1999 in qualità di inviato speciale della trasmissione Art’è, nel 2000 come conduttore di Art.tù, poi autore e conduttore di Passepartout, programma d’arte e cultura che ha avuto grande successo e riconoscimenti da parte della critica.

Si occupa inoltre di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati e svolge attività di docente: è stato incaricato di un corso di Storia dell’arte presso lo IULM di Milano, e mantiene corsi di Storia del design presso il Politecnico di Milano. Dal 2006 è Professore Ordinario di “Sociologia dei processi artistici” all’Università degli Studi di Palermo, facoltà di Architettura. E’ inoltre membro del Comitato Scientifico del nuovo Grande Museo del Duomo di Milano, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cini di Venezia e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Corriere della Sera.

Da marzo 2008 è direttore della rivista d’arte Art e Dossier, della casa editrice fiorentina Giunti.
Da dicembre 2010 è anche autore e conduttore di Emporio Daverio su RaiCinque, una proposta di invito al viaggio attraverso le città d’Italia e le unità minori del Belpaese, una introduzione al museo diffuso e uno stimolo a risvegliare le coscienze sulla necessità d’un vasto piano di salvaguardia, obiettivi che sono alla base anche del movimento de sensibilizzazione intorno ai problemi del patrimonio culturale italiano lanciato da Daverio nel 2012 sotto lo slogan Save Italy.
Da gennaio 2012 il programma d’arte e cultura Passepartout è stato sostituito dal programma Il Capitale.

Collabora con una serie di quotidiani nazionali (Il Corriere della sera, Il Giorno, Il Resto del Carlino, Bell’Europa, Avvenire) e con molte altre testate giornalistiche.
Tra le ultime pubblicazioni, si segnalano nel 2011 il volume “Il Museo Immaginato”, edito da Rizzoli, e nel 2012 il volume “Il Secolo lungo della Modernità”, sempre edito dalla stessa casa editrice, con cui nel 2013 ha pure pubblicato “Guardar lontano veder vicino. Esercizi di curiosità e storia dell’arte”.

Francesco Maino è nato nel 1972 a Motta di Livenza, in provincia di Treviso. Risiede a San Donà di Piave e fa l’avvocato penalista a Venezia. Ha esordito nel panorama letterario italiano con il libro “Cartongesso”, che nel 2013 ha vinto il Premio Calvino.

Premio dedicato ai libri inediti, che nelle edizioni passate ha visto spiccare autori come Marcello Fois, Susanna Tamaro, Paola Mastrocola, Mariapia Veladiano, Riccardo Gazzaniga, Fulvio e Luisa Ervas, Martino Ferro, Flavio Soriga, Giusi Marchetta.

La Giuria ha deciso di assegnare il Calvino 2013 a Francesco Maino “per la sua natura felicemente ibrida (non è un romanzo né un saggio né un pamphlet) ‒ un difficile azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento ‒ e per la straordinaria potenza inventiva della lingua. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto (e, per sineddoche, dell’intera nazione) e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace”, si legge nella motivazione.

“Cartongesso” affonda le sue radici nel mondo in cui viviamo, è un’invettiva viscerale e drammatica contro un Paese in caduta libera. È un urlo modulato da una voce furibonda, autentica, e da una scrittura apocalittica con una portentosa violenza evocativa. Non c’è consolazione in queste pagine, nessuna catarsi: solo letteratura.

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