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mercoledì, 26 Febbraio, 2020
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Fondo per la non autosufficienza. Sergio Reolon: “La Regione dell’epoca Zaia ha avviato lo smantellamento di un sistema sociale che era uno dei più avanzati d’Italia”

Sergio Reolon
Sergio Reolon

«Sono cinque anni che la Regione non rivede le quote che versa alle famiglie per i parenti in Casa di Riposo. A Belluno questo non è un dato da poco – afferma Sergio Reolon, consigliere ricandidato per il PD alle elezioni regionali – Lo dice la conformazione stessa della nostra popolazione: non solo, rispetto al Veneto (che è in crescita costante), stiamo perdendo abitanti (oltre tremila tra il 2008 e il 2013). Ma, per di più, un quarto della popolazione bellunese è over 65: 1 anziano ogni 4 abitanti; in Veneto, invece, il dato è diverso: 1 anziano ogni 5 abitanti».

L’integrazione socio sanitaria è stata una delle peculiarità della Regione Veneto è la tesi di Reolon: l’attenzione alle fasce deboli è vitale per il Bellunese.

«Per la provincia di Belluno è fondamentale garantire il fondo per la non autosufficienza, l’applicazione della legge 30, con parametri che riconoscano veramente la condizione della nostra terra: avere garanzie di aiuto ai disabili e il loro trasporto, mantenere i Ceod, investire su asili nido.

La famiglia è una struttura fondamentale per la rete della solidarietà sociale, su questo non c’è dubbio.

Ma non si può scaricare tutto il pacchetto della cura della persona (bambino, disabile o anziano che sia) sulle famiglie, ovvero sulle donne. Questo vuol dire togliere le donne dal mondo del lavoro: in definitiva, tornare indietro di cinquant’anni».

Si tratta di ribaltare una linea di governo che rischia di strozzare in particolare il bellunese, conclude Sergio Reolon:

«La Regione dell’epoca Zaia ha avviato lo smantellamento di un sistema sociale che era uno dei più avanzati d’Italia: una scelta fatta per risparmiare soldi su questo settore, buttando di fatto il sociale addosso alla sanità. Risultato: meno risorse sia per il sociale, sia per la sanità, e interventi ingessati.

Questa mentalità significa una sola cosa: che a rischio ci sono i trasferimenti ai Comuni, e i Comuni, di questo passo, potrebbero non potersi più permettere progetti in campo sociale».

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