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direttore responsabile Roberto De Nart

Se il servizio e i lavoratori vengono dopo il modello. Sportelli della Cassa di Risparmio del Veneto chiusi a giorni alterni

Mag 6th, 2015 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

piazza vittorio emanueleAl già grave il disagio all’utenza provocato dalla chiusura o dalla minacciata chiusura di uffici postali nel bellunese si aggiunge in questi giorni la chiusura a giorni alterni di alcuni sportelli della Cassa di Risparmio del Veneto in alcune zone della nostra provincia. “La cosa suscita comprensibile disagio non solo nei clienti ma anche, e questo va segnalato con forza, nei lavoratori – sottolinea Stefano Bellotto,  segretario provinciale del sindacato bancari Unisin di Belluno – Non poter prestare il proprio servizio nei modi e nei tempi ai quali la clientela è abituata, essere dirottati a fare “presenza” nelle filiali limitrofe aperte, scaricare sulle filiali che rimangono aperte il lavoro che non si riesce a fare nella propria filiale è novità alla quale non intendiamo abituarci.

Alla clientela e ai lavoratori di Cassa di Risparmio del Veneto di Belluno – prosegue Bellotto –  interessa la qualità del servizio offerto: questo ci ha sempre contraddistinto e questo intendiamo continuare ad offrire.

Da almeno tre anni tutti i colleghi con la loro buona volontà sopperiscono alla cronica mancanza di organici, che come sindacati abbiamo denunciato inascoltati.

Il tutto colpisce ancor di più se si pensa agli utili che Intesa-Sanpaolo, grazie al lavoro di tutti, è in grado di produrre anche in questi anni economicamente difficili.

Se i problemi organizzativi, l’applicazione di nuovi modelli, le maternità, le malattie , le ferie e le riunioni impediscono di avere organici in grado di offrire un servizio – conclude il sindacalista –  ebbene si apra una riflessione; ma tutti hanno ben chiaro che le assenze per maternità, le malattie, le ferie e le riunioni sono eventi prevedibilissimi: ogni organizzazione deve essere in grado di prevedere di quanto personale c’è bisogno per offrire un servizio diffuso sul territorio, se questo è ciò che si vuole continuare a fare”.

 

 

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  1. Con tutta la comprensione e solidarietà verso i lavoratori della cassa di Risparmio del Veneto, già Banca Intesa, già Banca Ambrosiana veneta, già (finalmente!) banca Cattolica del Veneto, ricordo che anni fa feci presente che la rarefazione delle banche con un profondo radicamento nel territorio e la contemporanea, prevalente presenza di istituti bancari di valenza nazionale o addirittura internazionale, avrebbe comportato un allontanamento progressivo della mente decisionale, a tutto svantaggio dell’imprenditoria e delle famiglie bellunesi. I nostri depositi sarebbero stati utilizzati prevalentemente all’esterno, a vantaggio degli amici degli amici, per operazioni basate su criteri amicali e politici.
    A noi sarebbero rimasti i debiti, sotto forma di bond argentini o Parmalat e i derivati tossici, che hanno infettato anche numerose Amministrazioni comunali locali.
    Ma ciononostante abbiamo continuato a privilegiare i depositi e le attività con queste banche (e con le Poste, e questo è un altro argomento similare). Risultato: non c’è sul nostro territorio che una banca a prevalente capitale bellunese, la Cassa Rurale ed Artigiana di Cortina d’Ampezzo e delle Dolomiti.
    Non solo: abbiamo rifiutato di costituire la Cassa Rurale ed Artigiana di Belluno e Feltre, nonostante fossero necessari al suo nascere solo 5 milioni di €.

    Ora famiglie ed imprese si lamentano di tutto ciò che sta avvenendo.
    Chi è causa del suo mal pianga se stesso.