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Quattro soci di una srl bellunese ed un loro consulente indagati per elusione fiscale per la vendita di una centrale idroelettrica. La Guardia di finanza sequestra oltre 2 milioni e 300 mila euro

Mag 3rd, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

 

guardia di finanzaLe indagini, coordinate dal pm Roberta Gallego della Procura della Repubblica di Belluno, attraverso una serie di mail e documenti, alcuni dei quali manoscritti hanno permesso di ricostruire la vendita “progettata a tavolino” di una centrale idroelettrica attraverso una serie di operazioni che configurano l’elusione fiscale. Dalla documentazione risulterebbe quali sarebbero stati i costi fiscali da sostenere per l’operazione corretta e quali, invece, i risparmi attuando l’operazione elusiva.

Di conseguenza, quattro soci ed un loro consulente sono stati denunciati per il reato di “dichiarazione infedele”, previsto dall’art. 4 del D.Lgs. 74/2000.

I finanzieri, inoltre, hanno eseguito nei confronti dei soci della s.r.l. un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip di Belluno, a copertura delle imposte e sanzioni dovute alla Stato, per un totale di 2.370.000 euro, di cui oltre un milione di euro su conti correnti bancari ed il resto in immobili e quote societarie.

Il Distretto delle Energie Rinnovabili di Belluno è certamente uno dei poli strategici della provincia, ma questa volta è finito sotto la lente di ingrandimento del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza per la cessione di una centrale elettrica, attraverso un’operazione molto complessa, che aveva lo scopo finale di far “risparmiare” indebitamente quasi due milioni di euro di imposte ai venditori bellunesi.

Si è trattato di un caso di elusione fiscale, cioè di un’operazione vietata dalla nostra legislazione, messa in atto sfruttando strumenti giuridici che – se considerati singolarmente – sarebbero leciti e, perciò, molto più difficile da scoprire, rispetto ad un normale caso di evasione fiscale, commessa ad esempio di chi vende la merce senza emettere lo scontrino fiscale o la fattura. Sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico, l’elusione è vietata dall’art. 37 bis (“disposizioni antielusive”) del D.P.R. 600/1973, relativo all’accertamento delle imposte sui redditi, il quale in sintesi prevede che “sono inopponibili all’amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti”.

Le indagini dei finanzieri si sono focalizzate su una s.r.l. bellunese, che aveva presentato alla Regione del Veneto un’istanza per l’autorizzazione e l’esercizio di una centrale idroelettrica su un torrente nella Valle del Mis.

Successivamente, la centrale è stata ceduta ad un acquirente di un’altra regione italiana, ma non con un normale contratto di compravendita, bensì attraverso un meccanismo molto complesso che ha comportato la costituzione di una nuova società, alla quale è stata trasferita l’autorizzazione per la gestione della centrale idroelettrica, anche se la nuova società non aveva dipendenti ed aveva la medesima sede e gli stessi soci della prima; questi hanno poi trasferito il pacchetto azionario all’acquirente, sfruttando un meccanismo fiscale che ha consentito di eludere quasi 2 milioni di euro tra IRES/IRAP ed IVA, che sarebbero dovuti essere versati allo Stato, se fosse stata posta in essere l’operazione reale (la compravendita), anziché quella elusiva (la cessione del pacchetto azionario).

 

 

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