Thursday, 19 April 2018 - 19:35

Intervista al professor Marco Tavani, premio internazionale Bruno Rossi 2012 dell’American Astronomical Society. Sabato pomeriggio sarà relatore al Centro Giovanni 23mo per i Grandi incontri di Liberal Belluno

Mar 15th, 2015 | By | Category: Appuntamenti, Gli speciali di Bellunopress, Riflettore, Società, Istituzioni

marco tavani 1«Nel 1.054 un uomo avrebbe potuto leggere il giornale in piena notte. Gli astronomi cinesi dell’epoca attribuirono il fenomeno alla nascita di una nuova stella. Oggi sappiamo, invece, che si trattò dell’esplosione di una supernova, a 6 anni luce dal nostro sistema solare, che diede origine alla nebulosa del Granchio, che illuminò le notti del medioevo per 653 giorni».

A raccontarlo è il professor Marco Tavani, dirigente di Ricerca, all’Istituto nazionale di Astrofisica, Iasf di Roma, docente del corso di Fisica spaziale, Dipartimento di Fisica, Università “Tor Vergata” Roma, nonché responsabile del progetto Agile, il satellite artificiale nato per lo studio dei raggi gamma.
Tavani sarà relatore, insieme al professor Piero Benvenuti, dell’incontro di sabato organizzato dall’Associazione Liberal, che si terrà al Centro congressi Giovanni 23mo di Belluno alle ore 17:30.
A Marco Tavani e al suo Team Agile, è stato conferito il Premio Bruno Rossi 2012 dell’High-Energy Division dell’American Astronomical Society, il riconoscimento internazionale più ambito nel campo dell’astrofisica delle alte energie, per la scoperta della variabilità dell’emissione gamma dalla Nebulosa del Granchio.

Professor Tavani, che cos’è Agile?
«Agile, acronimo di Astrorivelatore gamma a immagini leggero, è un piccolo satellite, un cubo nello spazio di poco più di 300 kg di produzione italiana (Carlo Gavazzi Space) con degli “occhi elettronici”. Le mattonelle di silicio di cui è composto, sono come dei visualizzatori, simili a lastre fotografiche, che quando passano le particelle le individuano. Dopodiché noi elaboriamo i dati e ricostruiamo i raggi gamma per poi tracciare delle mappe del cielo. Possiamo vedere la nostra galassia, che è simile a un sombrero, dove vi sono molte stelle come il sole, che per noi non è molto interessante, perché produce poche radiazioni gamma. Vi sono “oggetti esotici” con una forza di gravità molto alta e ad alta emissione di raggi gamma. Abbiamo a che fare con i buchi neri, con nebulose come quella del Granchio, molto bella tra l’altro, con al centro un nocciolo compatto. I raggi gamma sono una forma di luce, dotati di una grande energia. Per capirci, i raggi X sono mille volte più potenti dei raggi ottici che noi percepiamo, mentre i raggi gamma sono un miliardo di volte più potenti dei raggi ottici, e sono in grado di attraversare il piombo. Sono impiegati in medicina nucleare, in applicazioni mediche e tecnologiche per lo studio dei materiali».

Quando venne lanciato in orbita il satellite e qual è la sua vita media?
«Agile è stato lanciato dalla base indiana di Sriharikota il 23 aprile del 2007. Per due ragioni. Volevamo un’orbita equatoriale, per poter trasmettere i dati alla stazione di terra della missione, il Broglio Space Centre dell’Asi, che si trova in Malindi, in Kenya. E perché da quell’orbita i raggi gamma si vedono meglio.
La vita media dei satelliti è di circa 2-3 anni. Agile, anche dopo 8 anni, continua a fornirci dati sulle onde gamma. Un settore nel quale siamo all’avanguardia e abbiamo collaborazioni con la Nasa. Dal sito ufficiale, un contatore dice da quanti giorni è in volo il satellite e c’è anche una applicazione per i telefonini “agilescience” che dà informazioni sul satellite e fa vedere il cielo gamma così com’è oggi».
Cosa ricorda del lancio?
«Il lancio in India fu straordinario, perfetto. Gli indiani lavorarono benissimo. Si verificò una situazione bizzarra, perché noi eravamo contenti. E tuttavia, alla conferenza stampa dinanzi a un centinaio di giornalisti, le domande rivolte allo staff di tecnici indiani non furono gentili. Bene – dissero – ora abbiamo lanciato questo satellite italiano, ma a noi che c’importa? A noi interessano strade e ospedali. Certo – risposero – sappiamo che l’India ha bisogno di ospedali, ma un paese trova in questi esperimenti spaziali il modo per aiutare la vita del cittadino. Noi facciamo collegamenti con villaggi remoti, facciamo medicina e dialoghiamo con i medici attraverso collegamenti satellitari. La ricerca scientifica, insomma, ha effetti positivi anche nella vita di tutti i giorni».

Cosa può dire ai giovani che volessero intraprendere la carriera di ricercatore?
«Abbiamo molti giovani che hanno cominciato con noi e che oggi sono ricercatori e lavorano in modo stabile da 15-16 anni. C’è una trafila di apprendistato scientifico, molti sono riusciti a trovare impiego come ricercatori, parlo di ingegneri elettronici, ingegneri informatici e anche ingegneri meccanici. Altri hanno preferito rimanere con noi. Abbiamo fisici, matematici, astronomi, e adesso anche fisici dell’atmosfera, della meteorologia, studenti di dottorato. Questo è una settore nuovo. Stiamo consolidando gli studi sull’atmosfera, i temporali, i fenomeni energetici. Un settore che ora viene sviluppato. Sono investimenti in ricerca che avranno un ritorno e che danno lustro al Paese. Tenga presente che nello studio dei raggi gamma siamo molto più avanti degli altri. Sempre nell’ottica che la scienza di base deve essere anche sensibile ai problemi terrestri».

(rdn)

 

 

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