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«A Belluno la prima smart land del Veneto». De Menech deciso a indirizzare i Fondi di confine sull’innovazione

Feb 27th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Roger De Menech, deputato Pd

Roger De Menech, deputato Pd

«Candidiamo il Bellunese a diventare la prima smart land del Veneto». La proposta è di Roger De Menech, presidente del Comitato paritetico per la gestione dei fondi in favore dei comuni di confine. Per fare il punto della situazione e per preparare la prossima riunione del Comitato paritetico del 5 marzo, il deputato bellunese questa settimana ha incontrato a Roma i tecnici del Ministero dello Sviluppo economico e ieri a Belluno la presidente della Provincia, Daniela Larese Filon.

«La smart land», spiega De Menech, «è un concetto nuovo che si sta affermando anche nel nostro Nordest. Per smart land si intende un’area estesa, non più solo concentrata sulle città, in cui avviare azioni che connettano i centri urbani con il territorio per aumentare la competitività e l’attrattività complessiva della zona». I progetti di smart land focalizzano l’attenzione su coesione sociale, diffusione delle conoscenze, crescita creativa, accessibilità, fruibilità dell’ambiente – naturale o storico-architettonico – qualità del paesaggio e della vita dei cittadini. «Ad oggi», dice il deputato, «non ci sono esperienze pratiche ancora attive nella nostra regione, per questo credo che avviarla nel Bellunese possa costituire una sperimentazione utile per l’intero sistema veneto».

«Lo strumento di base per raggiungere questi obiettivi», spiega De Menech, «è l’infrastruttura telematica, una dorsale di banda ultralarga a servizio di tutto il territorio attraverso la quale il pubblico, ma soprattutto i privati – per esempio i piccoli negozi o la rete dei tabaccai – possono offrire nuovi servizi e generare economie. Per questo ho chiesto ai tecnici del Mise un report preciso sullo stato di fatto e sto condividendo con la presidente della Provincia le strategie per massimizzare gli investimenti».

I mezzi oggi ci sono, assicura De Menech, e sono il Fondo per i comuni di confine, i fondi europei, gli investimenti del governo centrale e quelli regionali. «Serve da parte di tutti gli attori, amministratori locali compresi, un approccio tendente a risolvere i problemi, perché è chiaro che la sola protesta, per quanto rumorosa, lascia i problemi irrisolti».

Sui progetti e sugli investimenti si parlerà nella riunione del Comitato paritetico in programma a Roma il 5 marzo al Ministero per gli Affari regionali. «Guardiamo al futuro», conclude De Menech, «con la determinazione di non rimanere ingabbiati negli schemi del passato, perché il mondo è cambiato e i problemi richiedono soluzioni innovative».

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One comment
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  1. Ricapitolando per gli smemorati.
    Coi Fondi di Confine (ex Fondo Brancher, ex Fondo Odi, cambiamo continuamente nome, così sembra che siano tutti esistenti in contemporanea e si moltiplichi la disponiblità) si dovrebbe:
    1) dare ogni anno mezzo milione di € ai comuni confinati con Tn e Bz. Circa quaranta comuni.
    2) utilizzare il resto per programmi di valenza transconfinante.
    3) dar via al progetto dei negozi multifunzione (vedi articolo del 23 febbraio su queste colonne).
    4) aiutare la innovazione di Belluno “smart land” in Veneto. Sempre avvincente usare termini inglesi, fa più schic e sembra tutto più importante.
    Dimentico sicuramente qualcosa, ma questo basta.

    I fondi messi a disposizione annualmente da Tn e Bz sono in tutto 80 Mil. di € per Bl, Vi, Bs e So.
    La somma di 1) + 2) già dovrebbe essere il 100% del totale, in base al regolamento del Fondo.
    De Menech ha inventato una nuova matematica?

    Fino a quando i Bellunesi si faranno prendere per i fondelli?