Wednesday, 19 September 2018 - 13:31

Espropri nella “riserva indiana”

Feb 24th, 2015 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

letteraUn settimanale bellunese, che abitualmente non accoglie le opinioni non conformi alla propria linea editoriale, ospita costantemente e con grande evidenza gli interventi di due co-estensori del “libro bianco della montagna”, e conseguentemente di parte della stessa legge regionale n.25/2014 sulla cosiddetta specificità bellunese; stavolta si tratta del loro cavallo di battaglia, l’esproprio, che rischia di diventare il cavallo di Troia trevigiano e trentino nel bel mezzo della Riserva Indiana.
Gli articoli 7 ed 8 della summenzionata legge, nell’illustrazione fatta da coloro i quali vengono ritenuti gli unici depositari del Verbo che dovrebbe condurre a miglior sorte la Riserva Indiana, esibiscono una logica punitiva, anziché promozionale e premiale.
Ai limiti dell’estorsione legalizzata per i piccoli proprietari fondiari bellunesi, e premiale per qualche azienda strutturata che volesse avvelenare le ultime crode intonse e salvatiche (non è un errore di battitura) coi pesticidi dell’idromele trevigiano. Espropri che possono arrivare ai vent’anni, riconoscendo al proprietario legittimo un’inezia, essendo il terreno valutato come incolto. È su queste definizioni di incolto, incuria, che bisognerebbe indagare.. non sempre una indifferenziata pratica colturale è da preferire alla superficie boscata, più o meno curata, o addirittura inselvatichita.
Serve un idraulico prima che un agricoltore per mitigare il dissesto idrogeologico.
La cosa che più stupisce è che l’equivalente venetista in campo legislativo-amministrativo del più folkloristico “tanko”abbia trovato un largo ascolto nella Riserva Indiana; evidentemente la prospettiva di essere Riserva Indiana Veneta, con una V in più, solletica la nostra vanità.
La Costituzione Italiana insiste sulla promozione e non sulla coercizione e il divieto. Anche una norma vessatoria come l’IMU applicata ai terreni agricoli potrebbe essere un’opportunità per il recupero del territorio, introducendo dei meccanismi premiali di esenzione. E senza ricorrere a mostruosità giuridiche come gli espropri per la “pubblica utilità” di vignaioli e pellettari (foresti/ali), o di regolieri purosangue.
A questo punto mi chiedo se non sia meglio stare in un comune non montano, o a Cortina, dal momento che questa legge si applica ai comuni montani che facciano parte di una unione montana.
Da sempre nella RI, nei tempi di magra, ci si accontentava delle scarse risorse che queste terre difficili concedevano; questi Intellettuali Venetisti, brillantemente, vorrebbero privarci anche di questa possibilità?
Non ci sarebbero parole per ringraziarli. Magari fra vent’anni, quando ne rientreremo in possesso.
Gianni Bortoluzzi

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