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Manuela Pierobon e la coltivazione di canapa a Soccher di Ponte nelle Alpi. “Gli usi della canapa sono numerosissimi, potrebbe essere occasione di sviluppo”

manuela pierobon«L’anno scorso, con l’aiuto della mia famiglia, ho coltivato un appezzamento di 400 metri quadrati di canapa a Soccher di Ponte nelle Alpi».

Inizia così il racconto di Manuela Pierobon, laureata in Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio, che attraverso i suoi studi e spinta da curiosità e passione, ha deciso di intraprendere questa singolare attività.

Come ti è venuta l’idea di coltivare la canapa?

«Non è stata una cosa improvvisata, ci sono stati diversi episodi che mi hanno portato a iniziare questa coltivazione. In passato avevo letto delle tante potenzialità di questa pianta, soprattutto ambientali, economiche, mediche e sociali.
Due anni fa mi è capitato di intervistare una signora riguardo la tradizione che c’era un tempo, in particolare a Ponte nelle Alpi, legata alla produzione di tessuti. Poi, nel 2013 ho aiutato mia zia, Maria Vignante, ad allestire una mostra a Cadola, dove, tra le altre cose, esponeva, tutti gli attrezzi da lavorazione e molti tessuti in canapa.
L’interesse è cresciuto, e così scattato il desiderio di avviare una coltivazione vera e propria di canapa.

Cosa si ottiene dalla canapa?

Un tempo la coltura era finalizzata alla raccolta di semi per la produzione di farina e di olio alimentare, che oggi è molto ricercato per le sue proprietà nutrizionali.

Servono particolari mezzi meccanici per la produzione di canapa?

«Per ora, tutte le operazioni sono state eseguite manualmente, dalla semina alla raccolta, dalla pulitura alla lavorazione del seme. Per campi di maggiori estensioni sarebbero necessari macchinari appropriati, poco disponibili sul mercato.

Perché proprio la canapa?

«La canapa, in Italia, ma anche nel territorio pontalpino, ha una tradizione secolare e il suo recupero è importante non solo dal punto di vista culturale, ma anche economico e ambientale. Infatti gli usi della canapa sono numerosissimi, poiché tutte le parti della pianta trovano un impiego e potrebbe essere occasione di sviluppo delle imprese di vari settori. Inoltre è un’importante coltura da rotazione, che non necessita di diserbanti e aumenta la fertilità dei suoli.

Qual è il tuo obiettivo ora?

«La mia esperienza ha lo scopo di sviluppare questo tipo di coltivazione in una scala più ampia nel territorio, favorendo la nascita di filiere locali, il coinvolgimento dei giovani, e l’abbattimento delle barriere che in questi ultimi anni hanno impedito la coltivazione di questa piantagione.

Ora mi sembra sempre più necessario fare in modo che questa iniziativa si diffonda».

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