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Esuberi in Provincia. Bard: non c’è alcuna volontà del governo Renzi di riconoscere la specialità montana a Belluno

Dic 18th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Palazzo Piloni sede della Provincia

Palazzo Piloni sede della Provincia

Le pessime notizie pubblicate dal Sole24ore sugli esuberi previsti – 126 per la nostra Provincia – dimostrano chiaramente che non c’è alcuna volontà da parte del Governo Renzi di applicare la legge Delrio, che dovrebbe, a parole, riconoscere la specialità montana di Belluno, Sondrio e Verbania.

Lo afferma in una nota il Movimento Bard, Belluno autonoma regione Dolomiti.

Una colossale presa in giro per un territorio – prosegue la nota – che ha chiesto in ogni modo ed ad ogni livello di avere gli strumenti di governo necessari per governare le Dolomiti e poter competere con Trento e Bolzano. Invece accade che l’intero territorio Bellunese venga ancora una volta preso in giro. Ma questa volta ci sono responsabilità chiare.

Il Pd locale ed i suoi principali esponenti infatti hanno appoggiato e raccontato per mesi che la legge Delrio avrebbe garantito funzioni, risorse e personale alla nostra provincia.
Hanno inoltre costruito uno schieramento alle recenti elezioni (che elezioni non sono state) che aveva il preciso scopo di escludere i movimenti autonomisti e bloccare ogni legittima spinta referendaria, contro il volere stesso delle popolazioni.

Il Bard ha combattuto e scritto per anni a favore del mantenimento della Provincia di Belluno – Ente che deve dotarsi di chiara Autonomia.
Per questo serve una reazione immediata di tutti i soggetti del territorio per chiedere:
• il trasferimento immediato delle competenze previste dallo Statuto del Veneto, compreso il demanio idrico.
• il mantenimento del personale e la sua riorganizzazione per la gestione delle nuove risorse e competenze
• l’ingresso immediato nell’Euregio, con Trento e Bolzano.
In ultimo, lo Statuto Provinciale deve essere basato su Autonomia ed sull’elezione diretta del Presidente e del Consiglio.

Senza questi risultati – conclude la nota del Bard –  tutto si trasformerà in un fallimento enorme della politica bellunese e porterà, come segnalato da Confindustria, ad un grave problema di competitività.
In tal caso sarebbero evidenti le responsabilità e necessarie le dimissioni dei rappresentanti del Pd bellunese a Venezia e a Roma.

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7 comments
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  1. Ottima occasione per sfoltire un po’ un settore pubblico che non ha eguali nel resto del mondo. Poi la specificità o autonomia o quant’altro sul governo del territorio mi sembra un’altra roba.

  2. Prima una provincia di 2° grado, poi una provincia di nominati (dovevano essere 10 candidati per eleggere 10 consiglieri) poi la provincia senza soldi. Adesso si che siamo specifici. Non ci resta che piangere. Povera Provincia di Belluno.

  3. Il bard, un fulgido passato, un triste avvenire, si avvia ad essere una veloce meteora nel panorama politico bellunese.
    Dopo aver riscosso il seguito di molti Bellunesi, erede delle decine di migliaia di firme per il referendum provinciale, dopo aver portato in piazza a Belluno migliaia di cittadini per la difesa del nostro organo provinciale dalla eliminazione tenacemente voluta da Letta e Renzi, dopo aver scombussolato il solito tran tran elettorale contribuendo al successo alle scorse Europee di Herbert Dorfmann, dopo una serie di indubbi successi si è ripiegato su se stesso, rinnegando quanto aveva finora professato, quasi temendo di essere finalmente chiamato ad agire.
    Ha inneggiato alla riforma Del Rio e alla successiva revisione del titolo V° della costituzione, volendo credere che esse non riguardassero la nostra provincia, ma che al contrario la “blindassero” con un emendamento che è subito apparso, a chi non voleva farsi rincitrullire, come la neve al sole di una tarda primavera. Ha stretto uno sciagurato accordo (la dirigenza, a dir la verità, e senza mai interpellare la base) col Pd locale in base ad un mercimonio di poltrone provinciali/regionali.
    Accordo poi stravolto e buttato alle ortiche dallo stesso Pd, in base al “pattodel Nazareno”.
    Ha blandito i sindaci, partecipi del dissesto di Bim Gsp, per averne l’appoggio, ricevendo invece porte in faccia; ha partecipato alle pseudo elezioni provinciali, ragionando con gli stessi termini dei partiti tradizionali, tutti dediti all’accaparramento di poltrone che tutti sapevano non rappresentare alcun beneficio per il territorio.
    Ha addirittura applaudito alla partecipazione “democratica” ( 85%!) dei grandi elettori, dimenticandosi che trattavasi di ente di secondo livello, dove invece la democrazia è stata lasciata fuori della porta.
    Ha accettato un posticino in consiglio provinciale, senza delega alcuna, dietro la lavagna, nonostante si fosse sperticato nell’adulazione della presidente Larese Filon.
    Ora, come molti altri che non hanno voluto vedere, che non hanno voluto dire che “il re è nudo”, si straccia le vesti in difesa dell’indifendibile.
    Se il bard vuole rinascere deve innanzitutto uscire dal consiglio d “area vasta”, fare pressione perchè i sindaci di fronte alla spoliazione quotidiana del nostro territorio facciano l’unico gesto degno di approvazione, cioè consegnino la fascia tricolore al prefetto, creando così i presupposti per un sabotaggioo incruento dello “status quo” cui siamo giunti.
    Deve indire un congresso straordinario, che determini un nuovo orientamento politico, non più succube dei partiti nazionali; deve cambiare il direttivo che lo ha portato all’emaginazione e al disimpegno dai veri problemi della popolazione. Un esempio? Di fronte alla situazione disperata del Comelico, dov’era il bard? A fare incontri in giro per il mondo, anziché assere presente a portare il proprio sostegno, seppur morale.
    Il bard deve inoltre porsi in altra posizione verso le province autonome di trento e Bolzano/Bozen. Certamente di sostegno alla loro autonomia, ma fermamente deciso a pretendere il loro appoggio alle nostre giuste rivendicazioni, magari facendo balenare l’ipotesi che in caso contrario potrebbe diventare la loro spina nel fianco.
    Dovrebbe fare appello all’amor proprio dei Bellunesi, senza alcuna soggezione verso i partriti e le associazioni tradizionali che parlano parlano ma mai si muovono.
    Questa in sintesi dovrebbe essere l’anima di un vero movimento autonomistico.
    In mancanza di ciò non arriverà alle vacanze estive.

  4. il BARD e l’autonomia sono necessari al Bellunese. È la nostra SVP.

  5. Ma sto tomaso finiselo de ciacolar e sparar bojade? Mobbastaperó!! Forza BARD sono tempi duri, siate come sempre convinti e forti. Sono con voi

  6. petazzi: ci ha definitivamente rotto con le sue esternazioni da ultimo della classe. Cosa ha saputo fare lei oltre a scrivere kilometri di inutili lettere ? Quale azione degna di nota porta il suo nome ? NESSUNA!
    Lei, come altri, è un chiaro esempio di persona mossa da rancore misto ad incapacità ed invidia, tipico di chi le proprie idee è abituato ad imporle invece che proporle!

  7. @hawke e merovingio, anonimi ma non troppo.
    Sapete benissimo chi ha imposto le sue idee malsane nel bard.
    Le conseguenze le vedete chiaramente nella misera fine che sta facendo il movimento.
    E il vostro coraggio dove sta? Sotto le scarpe.

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