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No alla regionalizzazione dei Csv. Preoccupazione nel mondo dell’associazionismo per l’ipotesi di aggregazioni

Dic 12th, 2014 | By | Category: Prima Pagina, Società, Istituzioni
Nevio Meneguz, direttore Csv

Nevio Meneguz, direttore Csv

«No alla regionalizzazione dei Csv!». L’appello è dell’assemblea delle associazioni di volontariato della provincia di Belluno che si è riunita all’indomani della proposta di riforma del Terzo settore che tanto poco piace ai sui principali destinatari, ovvero proprio le stesse organizzazioni di volontariato. A fare da portavoce il vicepresidente del Comitato d’Intesa Gianluca Corsetti, ora anche membro del direttivo di CSVnet che si occupa di rappresentare le istanze della maggior parte dei Centri di servizio per il volontariato attivi in Italia. «Facciamo volentieri un coordinamento regionale», esclama Corsetti di fronte a una platea di 60 persone, di cui 57 rappresentanti associazioni aderenti al Comitato, «ma che sia leggero e non leda il principio secondo cui ogni territorio deve potersi autoregolare e gestire e risorse in in autonomia». Intanto da più parti viene chiesta per la prossima primavera l’autoconvocazione del volontariato italiano per rilanciare il valore della gratuità e il ruolo politico e di advocacy ma soprattutto per fare il punto sulla riforma del Terzo settore, che sembra relegare il volontario ad un ruolo non prioritario a favore di altre tipologie organizzative. Il Comitato d’Intesa aveva raccolto le osservazioni delle associazioni bellunesi e le aveva inviate a CSVnet il quale ha prodotto un documento nazionale riassuntivo di sette pagine. Tra le proposte avanzate quella di mettere il volontariato come materia di scuola, valorizzare gli organismi di secondo livello, come il Comitato stesso o le reti di volontariato, ridurre gli adempimenti burocratici; adottare criteri più trasparenti; riorganizzare i Csv; armonizzare il regime agevolazioni fiscali; istituire un’authority del Terzo settore; introdurre servizio il civile universale.

«Ci sono 78 Csv in Italia: noi abbiamo chiesto che ogni territorio possa organizzarsi autonomamente e che possa gestire internamente i soldi delle fondazioni bancarie. Le province venete si sono opposte all’accorpamento dei Csv in un unico ente regionale, però le Fondazioni di origine bancarie hanno chiesto al mondo del volontariato di fare passo in avanti e di trasformarli in organismi regionali. Questo significherebbe perdere le risorse, le capacità di intervento sul territorio e la gestione coordinata del volontariato bellunese. Quando c’è un organismo regionale, le piccole associazioni non vengono più rappresentate e il pericolo concreto è che le logiche democratiche vadano in proporzione al numero di abitanti: il peso politico per il Bellunese sarebbe di conseguenza pochissimo. Secondo le intenzioni del Governo Renzi entro la prossima primavera sarà approvata la riforma: «I prossimi cinque mesi sono fondamentali. Se vi chiederemo di autoconvocarci per fare presidi o per promuovere attività anche eclatanti, cerchiamo di essere presenti e di partecipare secondo lo stile bellunese».

Il prossimo anno andranno a rinnovo delle cariche 5 Csv veneti su 7: «Il rischio è che da qui a maggio cambino tutti i consigli direttivi. Il presidente del Comitato e del Csv Giorgio Zampieri ha sempre assunto un ruolo di mediatore in queste fasi delicate, ma non è un ruolo facile, perché anche nell’ambito del volontariato veneto ci sono spaccature che non aiutano».

Al direttore del Csv Nevio Meneguz è spettato l’infausto compito di elencare i tagli ai contributi previsti il prossimo anno: «Nel 2015 in Veneto arriveranno 217 mila euro complessivi in meno, passeremo quindi dai 2 milioni 307 mila euro disposti quest’anno ai 2 milioni 90 mila euro inseriti a bilancio per il prossimo anno. Quest’anno il Csv di Belluno ha ricevuto 245 mila euro, il 40 per cento in meno rispetto allo scorso anno, quando i contributi sono stati 410 mila. Le fondazioni bancarie che sostengono economicamente le nostre attività, come Unicredit, stanno ritornando a fare utili ma stanno anche ricapitalizzando molto, quindi non sappiamo come andrà a finire. Si tratta di evolvere e cercare attraverso servizi innovativi di reperire altre risorse». Uno di questi è il Centro studi e ricerca, nuovo servizio formato da tre ex civilini, Laura De Riz, Anita Tisat ed Enrico De Col per intercettare bandi di finanziamenti regionali, statali ma soprattutto europei. A questo si aggiunge il progetto fondazione Cariverona per finanziare i progetti che coinvolgono i giovani, o ancora la coprogettazione con la Federazione per il sociale e sanità di Bolzano per la certificazione delle competenze del volontariato.

«Abbiamo presentato alla Regione una richiesta di finanziamento di 140 mila euro per il progetto Stacco», aggiunge il direttore, «speriamo di poterli ottenere visti gli elevati costi di mantenimento del servizio di trasporto e accompagnamento. Siamo in attesa dell’esito».

Durante l’assemblea si sono presentate anche le dieci nuove associazioni aderenti al Comitato d’Intesa: ad oggi sono 171 su 117 organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale.

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One comment
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  1. Un pò alla volta non resterà più nulla di bellunese.

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