Saturday, 21 October 2017 - 08:42

La senatrice Bellot ai sindaci: “La Lega è l’unica forza che si oppone alle forze centraliste”. Ma dimentica il passato quando Maroni diede 30 milioni ad Alemanno per i campi nomadi

Dic 6th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

raffaela bellot“Dai sindaci, soprattutto di sinistra, non accetto attacchi indiscriminati. Le responsabilità dei tagli e del caos amministrativo in cui siamo confinati hanno un nome preciso, che è quello del governo e, più in generale, del Pd. Se la prendano piuttosto con De Menech, deputato e segretario regionale del PD, renziano doc e distruttore delle province, con Delrio. La Lega è l’unica forza politica coerente che si oppone alle politiche centraliste di questo governo: siamo per la tutela delle Province e la valorizzazione degli enti locali”.

Fanno sorridere le dichiarazioni di oggi della senatrice della Lega Nord Raffaela Bellot, che chiama fuori il Carroccio da qualsivoglia responsabilità.  Peccato che sulla Stampa di oggi Francesco Maesano ci ricordi la vicenda dei campi nomadi a Roma.  Quando nel 2008 l’allora sindaco Alemanno nel 2008 chiese e ottenne 30 milioni di euro per finanziare la costruzione di campi nomadi della Capitale. Al governo c’era Berlusconi, con ministro dell’Interno il leghista Roberto Maroni oggi presidente della Regione Lombardia. Alemanno annuncia la sua linea dura per lo sgombero dei campi abusivi, “riduzione” della popolazione nomade residente da 7200 a 6000 persone. Il governo gli concede il decreto “emergenza nomadi” che dà speciali poteri al prefetto della città di Roma. Di più. Almemanno chiede ed ottiene da Maroni un finanziamento di 30 milioni di euro per poter affrontare “l’emergenza”. Dieci milioni sarebbero stati destinati alla costruzione di un nuovo campo, gli altri 20 allo smantellamento degli altri insediamenti. Non basta.  Nel 2001 Alemanno chiede altri 60 milioni di euro, ma a quel punto Maroni nega il nuovo finanziamento, dicendo che quell’anno la stessa cifra era stata stanziata per fronteggiare “l’emergenza” in 5 regioni (Lazio, Campania, Lombardia, Piemonte e Veneto); di quei 60 milioni un terzo finirà in Lazio.

 

 

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