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Resilienza, ovvero resistenza motivazionale. Trabucchi: “Gli ultramaratoneti, nella loro eccentricità, hanno recuperato l’antica resistenza motivazionale”

Ott 18th, 2014 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina, Società, Istituzioni
Pietro Trabucchi

Pietro Trabucchi

«Nella nostra società è presente una forte pressione culturale volta a far sentire le persone deboli, fragili, incapaci di fronteggiare le normali difficoltà della vita. Eppure noi siamo progettati per resistere allo stress e per affrontare qualsiasi disagio». E’ stato questo l’incipit della conferenza “Resisto dunque sono – Resilienza e risorse motivazionali nello sport e nella vita quotidiana”, tenuta venerdì sera al  Teatro del Centro Giovanni 23mo di Belluno dal dottor Pietro Trabucchi.

Professore alla Facoltà di Scienze motorie all’Università di Verona, Trabucchi è stato per 10 anni psicologo della Nazionale di triathlon, di fondo, delle squadre nazionali delle tre discipline i centochilometristi, i ventiquattroristi e l’ultratrail. Ha supportato l’addestramento dei militari e per un altro decennio ha lavorato nella preparazione di record di scalate delle montagne più alte. «Tutto quello che avevo letto sui libri sulla motivazione umana potevo stracciarlo» ha detto Trabucchi ricordando la sua esperienza nell’Everest con l’alpinista Bruno Brunod. «L’atleta – ha detto Trabucchi – ha sempre una motivazione. Il problema è motivare l’equipe di supporto, che in quelle montagne rischia la vita nell’anonimato».

franco lotto pietro trabucchiPer spiegare la resilienza, termine mutuato dalla tecnologia che indica la capacità di una lega di resistere allo stress e nell’uomo diventa sinonimo di resistenza motivazionale, Trabucchi fa un balzo indietro di 2 milioni di anni. Quando gli ominidi dell’Africa per le mutate condizioni climatiche, da raccoglitori di frutti e bacche, per sopravvivere sono costretti a trasformarsi in predatori. Caccia persistente, ovvero rincorrere le antilopi per 6-7 ore finché gli animali crollano per ipotermia. Ebbene, la forte motivazione di catturare la preda e l’allenamento alla fatica in questi nostri lontani antenati, attivò alcune aree del cervello. Il nostro stile di vita oggi tende costantemente ad indebolire questa resistenza motivazionale. E quegli sportivi che si cimentano in gare podistiche di 330 chilometri, per Trabucchi sono come quegli antichi ominidi di 2 milioni di anni fa. Gli ultramaratoneti, insomma, nella loro eccentricità recuperano l’alta motivazione, il controllo del dolore e della fatica e un’elevata concentrazione. E non è vero – sostiene Trabucchi – come diceva la sua maestra che bisogna scegliere tra diventare atleti oppure intellettuali. Le due discipline infatti possono convivere benissimo.

Sulle abitudini dei giovani d’oggi d’essere costantemente connessi a social network attraverso smartphone, tablet e notebook Trabucchi è stato drastico. «Non siamo fatti per continue sovrapposizioni di stimoli – ha detto – Le persone con la mente frammentata dai troppi stimoli, sono ottimi consumatori. Infatti, il cervello che va incontro ad un flusso denso di informazioni si ferma. Il senso critico sparisce e la pubblicità penetra facilmente. E’ stato calcolato – ha precisato Trabucchi – che i bambini vedono circa 31mila spot pubblicitari ogni anno. Ebbene, io non credo che ci sia una strategia sopra tutto questo. Tuttavia, le nuove generazioni che non sono state stimolate nelle alte motivazioni come quegli antichi ominidi sono certamente più vulnerabili. Anche il concetto di impegno nei ragazzini si è affievolito, perché vedono che il successo può essere raggiunto per altre strade». Anche su come viene oggi presentato il talento, ossia una capacità innata, Trabucchi è molto critico. «Non deve essere un alibi per la passività, una spinta alla rinunzia. Anche perché le capacità innate rappresentano solo un piccolo pezzo del successo, per raggiungere il quale c’è dietro l’allenamento e l’impegno». Ma c’è di più. Quelle persone costantemente connesse ai social network sono inevitabilmente dissociate dalla realtà. Ed è stato constatato che coloro che vivono per molte ore nella realtà virtuale dei social network non sono più allenati a decifrare le emozioni che si creano nel colloquio reale con le persone. E dunque si crea un circolo vizioso che li spinge a rimanere nel virtuale.

La serata è stata organizzata dal Consorzio di dentisti Alidentali, VisionOttica Centrale di Belluno, Orietta Monego studio di consulenza nutrizionale e Miros sport e benessere. Con la collaborazione di Sprtway, Studio di naturopatia olistica Manuela Pierobon, Bloomacademy palestra e fitness.

(adn)

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