Tuesday, 26 September 2017 - 11:03

La Cgil s’è desta: il governo Renzi vuole smantellare i diritti dei lavoratori. Bellini: “la scelta di Renzi cancella le tutele del lavoro svuotando lo statuto dei lavoratori. Bressan: “Sono prestigiatori, fanno vedere una cosa e ne fanno un’altra”. Il 25 ottobre manifestazione nazionale a Roma

Ott 10th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro Economia Turismo, Riflettore

Cgil renato bressan«L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è considerato da tutti il simbolo della giustizia sociale. Il capo guadagna tanto più di me, mi calcola i tempi di lavoro, decide le mie ferie, i miei orari , assume chi vuole ma almeno non può licenziarmi. Il posto di lavoro e anche mio e se mi mandi via senza giustificato motivo e senza il mio consenso c’è un giudice che può ridarmelo».

Lo ha detto questa mattina il segretario generale della Cgil di Belluno Ludovico Bellini alla riunione dei delegati e quadri sindacali che si è svolta al Teatro del Centro diocesano Giovanni 23mo di Belluno.

«L’idea di questa giustizia sociale – ha proseguito Bellini – fu il collante che spinse milioni di persone a partecipare alla Manifestazione del 23 marzo 2002 al circo Massimo di Roma indetta dalla sola Cgil. Molti parteciparono senza badare al fatto che l’articolo in questione non li riguardava. Era una cosa giusta, per tutti, era indivisibile come la giustizia. Era un valore per tutti; si doveva impedire che venisse cancellato. A distanza di 12 anni il valore ideale di giustizia sociale insito nell’art.18 non è cambiato. La legge è stata modificata dalla riforma Fornero ma il principio di giustizia sociale è rimasto. Adesso il governo vuole di fatto cancellare questo principio sposando la tesi, condivisa anche dall’attuale presidente di Confindustria, che “ la fabbrica è mia è posso fare quello che mi pare”. Tesi già messa in atto da Marchionne in occasione della vertenza Fiat  e che non a caso sostiene il premier in questa scelta, premier che è andato anche a “ elogiarlo” negli Stati Uniti. Renzi con il suo governo scegliendo la linea del rigore a senso unico voluta da questi “ poteri forti “ opera una scelta di campo su dove schierarsi e su quali politiche economiche l’Italia decide di adottare per uscire dalla crisi.

L’art.18 diventa il paravento dietro il quale nascondere scelte ben più devastanti. L’attacco all’art.18 serve a nascondere le sue difficoltà e i suoi fallimenti. Decide di non confrontarsi sulle verità ma sugli slogan.

Non entra nel merito dei problemi veri del Paese, ma ne crea altri di facile strumentalizzazione.

In un Paese che oggi è quello che in tutta Europa subisce più di tutti la crisi, dove la disoccupazione giovanile è al 48% , dove l’evasione fiscale sfiora i 100 miliardi (affermato dal ministro del lavoro), la corruzione continua a dilagare , in un paese dove lo Stato non paga ,se non dopo anni, i lavori commissionati alla aziende, in un paese dove la burocrazia strangola imprese e cittadini, in un paese dove l’usura molte volte sostituisce le banche, in un paese dove il lavoro sommerso e i proventi della criminalità rappresentano un quarto del Pil nazionale, il problema per il quale l’Italia non riparte è l’articolo 18!

Io credo che la scelta di campo fatta da Renzi sia netta: cancella le tutele del lavoro svuotando lo statuto dei lavoratori. Cancella il sistema pensionistico come noi lo conosciamo (dare il tfr in busta paga vuol dire creare i presupposti di milioni di poveri tra 40 anni, senza una pensione dignitosa e il tesoretto della liquidazione).

Cancella il CCNL introducendo per legge un salario minimo e detassando perfino i premi ad personam.

Smantella lo stato sociale con i continui tagli ai comuni.

Magari deciderà di mettere in busta paga la quota che ogni lavoratore paga per il sistema sanitario  mettendo in crisi lo stesso e dando il via alla sanità privata delle assicurazioni.

Disegna o pensa a un altro modello di Paese. Un Paese più povero, dove le disuguaglianze saranno enormi , dove i ricchi saranno sempre più ricchi ,il sistema sociale sarà in profonda crisi, dove le associazioni di rappresentanza collettiva non solo i sindacati, non avranno più ragione di esistere .

Un paese più debole, con i deboli privi di tutele, un Paese asservito ai veri poteri forti che oggi operano le scelte in Europa e nel mondo. Questo è il nostro timore, non la difesa del nostro orticello ma la difesa di tutto quello che faticosamente siamo riusciti a costruire , nel bene e nel male , dal dopoguerra ad oggi. Questa è la portata dello scontro in atto in Italia.

Che tipo di Paese vogliamo?

Per questo – ha concluso Bellini – la Cgil scenderà in piazza il 25 ottobre.

Per un Paese più uguale e più giusto. Un Paese normale che permetta ai giovani di ritrovare la speranza e agli anziani assicuri una vecchiaia serena».

«L’epicentro del terremoto è l’emendamento del governo, ovvero l’introduzione della 47ma forma di lavoro precario che toglie diritti e tutele ai lavoratori». Ha precisato Renato Bressan, segretario generale sindacato pensionati della Cgil di Belluno. «Questo governo lavora con il trucco, come un prestigiatore, dice di voler aumentare i diritti, mentre li sta togliendo. Oggi si afferma che l’art.18 è una norma vecchia e va abolita. Domani si dirà lo stesso per la Costituzione. E’ un attacco ai lavoratori – ha concluso Bressan – soprattutto ai giovani»!

Non è stato meno tenero Luca Zuccolotto, segretario generale della Fiom Cgil, che ha evidenziato le responsabilità politiche del Pd nazionale, che alla caduta di Berlusconi “quando aveva in mano la vittoria elettorale, ha preferito governare con Letta e la Fornero. L’unico sindacato che può oggi far fronte a questa deriva – ha concluso Zuccolotto – è la Cgil.”.

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One comment
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  1. No, sono solo piddini pagliacci!

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